Efficienza energetica nella PA: quali strade intraprendere

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L’efficienza energetica, combinata con l’adozione di fonti rinnovabili, rappresentano la leva principale per contenere le emissioni di gas serra. L’amministrazione pubblica gioca un ruolo fondamentale in tale percorso. Ma quali strade intraprendere per l’efficienza energetica nella PA?

20 Maggio 2022

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Dario Di Santo

Managing Director di FIRE, Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia

Photo by Riccardo Annandale on Unsplash - https://unsplash.com/photos/7e2pe9wjL9M

L’emergenza climatica, sempre più evidente sia nell’esperienza diretta che nei rapporti dell’IPCC (International Panel on Climate Change), chiama tutti noi a una gestione efficiente e intelligente delle risorse disponibili. La crisi dei prezzi energetici ha evidenziato ancora di più quanto intervenire con interventi di riqualificazione energetica sia fondamentale e prioritario in tutti i settori. In particolare, quali strade intraprendere per l’efficienza energetica nella PA?

Efficienza energetica nella PA: vantaggi e prospettive

L’efficienza energetica, combinata con l’adozione di fonti rinnovabili, rappresentano la leva principale per contenere le emissioni di gas serra. E l’amministrazione pubblica gioca un ruolo fondamentale in tale percorso, in quanto unisce un ruolo privatistico (la gestione del proprio parco immobiliare e delle proprie utenze tecniche) e uno pubblico (pianificazione e regolazione a livello territoriale, informazione e ruolo esemplare, gestione delle risorse per la promozione della green economy e per il contrasto alla fuel poverty).

L’efficienza energetica consente di ridurre la spesa energetica in modo strutturale, con opportunità di riduzione che possono stimarsi fra il 20% e il 40% dei costi energetici di un ente locale. Il beneficio indotto non produce solo una riduzione della spesa pubblica, liberando risorse per altri scopi, ma benefici non energetici quali riduzione delle emissioni climalteranti e nocive, aumento della sicurezza e del benessere degli occupanti degli edifici (funzionari pubblici, alunni e studenti, visitatori, etc.). L’uso razionale dell’energia porta inoltre con sé un’alta intensità occupazionale (coinvolge produttori di tecnologie, società di servizi, installatori e manutentori, progettisti e studi tecnici), contiene la dipendenza dall’estero e diminuisce i rischi sulle forniture, produce un sentimento positivo fra cittadini e imprese. Promuoverla è dunque una priorità che va oltre l’attuale (e si teme duratura) congiuntura sfavorevole dei prezzi.

Nel tempo diverse amministrazioni hanno adottato politiche e azioni positive nei confronti del territorio che, unite alle scelte comunitarie e nazionali, hanno favorito una crescita del mercato. L’intensificazione dell’azione, prendendo spunto dalle buone pratiche, continuerà a fornire risultati positivi nel tempo. Il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) è a tale proposito uno strumento molto potente, se correttamente utilizzato in raccordo con le politiche comunitarie, nazionali e regionali.

Energy manager nella PA: ancora troppo pochi

Molto meno è invece stato fatto per riqualificare il parco immobiliare pubblico. E che l’attenzione al tema non sia adeguata lo conferma l’insufficiente presenza di energy manager nominati ai sensi della legge 10/1991 (un obbligo per buona parte degli enti sopra i 10.000 abitanti e per molte amministrazioni centrali). Anche se la situazione sta migliorando, i dati FIRE sono impietosi: nel 2020 hanno nominato solo 6 Regioni, 18 province, 41 comuni capoluogo, 7 città metropolitane e 64 comuni non capoluogo (dovrebbero essere dalle 5 alle 10 volte di più!). Non stupisce che anche i sistemi di gestione dell’energia certificati ISO 50001 siano poco diffusi nella PA e che tanti enti si siano trovati in grande difficoltà di fronte al caro energia.

Le ragioni di questa risposta parziale della PA sono diverse. C’è senza dubbio un problema di risorse di personale insufficienti in molti enti, aggravato dalla complessità e difficoltà di interpretazione della normativa nazionale, ma molto dipende anche dalla sensibilità, dalla conoscenza e dall’uso degli strumenti disponibili. La direttiva sull’efficienza energetica – recepita con il D.Lgs. 102/2014 e corredata da diversi strumenti di accompagnamento – fra cui si possono ricordare gli incentivi, i contratti EPC, le diagnosi energetiche, la qualificazione degli operatori, la disponibilità di dati di consumo e la normativa tecnica estesa a numerosi aspetti – ha semplificato l’azione, creando un quadro di riferimento funzionale allo scopo. Negli ultimi mesi, inoltre, sono stati introdotti provvedimenti che hanno ampliato e facilitato la possibilità di realizzare impianti a fonti rinnovabili, sia direttamente, sia tramite contratti di fornitura come i Power purchase agreements (PPA), sia infine mediante comunità energetiche.

Rimane però il limite delle persone in grado di definire una strategia e un piano di azione per l’efficienza energetica e le rinnovabili e di quelle deputate a scrivere le gare per la riqualificazione del parco immobiliare e delle infrastrutture tecniche gestite direttamente dagli enti (illuminazione pubblica sicuramente, ma anche centrali di pompaggio e acquedotti, depuratori, etc.). Purtroppo, le rivoluzioni e le transizioni non si fanno senza le persone. Quindi o si investe nell’incrementare il numero, e nel qualificare quelle che già operano negli enti, o si può cercare di accorpare le esigenze di più enti attraverso un unico soggetto in grado di offrire loro servizi. Si tratta di quelli che la Commissione europea nella direttiva definisce one-stop-shop. Esempi sono l’AESS in Emilia-Romagna o l’IRE in Liguria, ma anche altre agenzie a livello provinciale o locale. Questi soggetti sono in grado di accompagnare gli enti nell’identificazione degli interventi, nella realizzazione di diagnosi energetiche e altre attività propedeutiche e nella redazione dei bandi di gara.

Energy performance contracting e strumenti di incentivazione

Lo strumento principale di azione è rappresentato, per la parte di investimento su edifici e impianti, dai contratti EPC (energy performance contracting). Questi consentono di intervenire sull’involucro edilizio (isolamento, infissi, schermature solari, etc.) e sugli impianti (climatizzazione, illuminazione, building automation, ascensori, etc.) avendo la garanzia del livello prestazionale per la durata del contratto e il canone direttamente collegato al livello di performance conseguito. Sebbene i contratti EPC non siano tipizzati nel codice dei contratti pubblici, sono espressamente citati nell’ambito delle varie forme di PPP e sono state realizzate numerose gare sia in PPP che in appalto (cui è possibile tra l’altro ispirarsi). Lo strumento si presta naturalmente al finanziamento tramite terzi e ad approcci come la finanza di progetto, visto che il risparmio generato dall’efficientamento energetico e l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili o di cogenerazione possono ripagare l’investimento realizzato.

L’EPC, di cui la figura sotto riassume il funzionamento, può essere impiegato sia dagli enti con capacità di spesa, sia da quelli con vincoli attraverso l’off-balance. In tal caso occorre fare riferimento a quanto indicato nelle linee guida Eurostat dedicate all’EPC.

Gli incentivi non mancano: dal conto termico e dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica ai programmi collegati ai fondi strutturali e ad altre risorse comunitarie (programmi della BEI, European energy efficiency fund, etc.).

Efficienza energetica nella PA: conclusioni

Per concludere, nella PA il potenziale di efficientamento energetico, e dunque economico, è molto rilevante ed è prioritario tradurlo in interventi migliorativi. Per avviare un’azione efficace il modo migliore è scegliere un proprio dirigente, assegnarli obiettivi sull’uso razionale dell’energia e nominarlo come energy manager. In assenza di competenze specifiche potrà essere utile affiancargli un esperto terzo, un EGE certificato, con un contratto di consulenza. Di questo, dei principali strumenti come l’EPC e dei temi più rilevanti per affrontare al meglio la gestione dell’energia negli enti pubblici si discuterà nell’Osservatorio FPA sugli energy manager, organizzato in collaborazione con FIRE.


FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) è partner scientifico del Tavolo di lavoro della community ENERGY MANAGER di FPA, i cui partecipanti si incontreranno a FORUM PA 2022

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