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EDITORIALE

La sostenibilità invade le piazze. E la PA non può stare a guardare

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Il 15 marzo scorso oltre 1 milione e mezzo di ragazzi sono scesi in piazza per il clima, in oltre 120 Paesi del mondo. Fenomeno mediatico come dicono in molti? Forse, in parte. Ma rinnovare il dibattito su questi temi, ricordare gli impegni presi a livello globale e capire quanto possono pesare le scelte di ognuno (come singolo, come amministrazione, come Paese) val bene il rischio di qualche piccola enfasi giornalistica. Da parte nostra abbiamo lanciato un Premio e una Survey sui temi della sostenibilità. Per entrambe c’è ancora tempo per partecipare

3 Aprile 2019

Gianni Dominici

Direttore Generale FPA

Photo by Mika Baumeister on Unsplash - https://unsplash.com/photos/DwgPkR02Wpc

Non sarà una ragazzina a salvare il mondo e nelle piazze ci saranno sempre (come è sempre accaduto) persone che non sono propriamente consapevoli del motivo per cui stanno manifestando. Ma se quella ragazzina (ovviamente parliamo di Greta Thunberg) è riuscita a rimettere al centro dell’agenda il tema del cambiamento climatico – parlando davanti ai leader mondiali, diventando icona del movimento “Friday For Future” e di uno sciopero globale che ha mobilitato solo in Italia oltre 200 città e venendo addirittura indicata per il Premio Nobel per la Pace – ricondurre tutto questo a semplice fenomeno mediatico è forse riduttivo. Il tema è invece come mettere a frutto questa sensibilità che si sta diffondendo in maniera virale, come collegare istanze a volte generaliste agli obiettivi reali che i Paesi si sono dati in tema di sostenibilità (non dimentichiamo che il termine per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 è sempre più vicino), come tradurre gli slogan in azioni reali e in politiche di lungo termine.

Queste azioni sono necessarie e ce lo ha ricordato di recente proprio l’ONU: tra l’11 e il 15 marzo scorso si è tenuta a Nairobi la quarta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unea) con 157 ministri dell’ambiente (e viceministri), e quasi 5 mila addetti ai lavori di 179 Paesi diversi. Cosa è emerso? Come riportato nella sintesi pubblicata da ASviS, l’Assemblea sottolinea che “un quarto delle morti premature è dovuto all’inquinamento e gli ecosistemi sono vicini alla crisi globale. L’attività antropica non è più sostenibile, i limiti planetari sono ormai raggiunti e gli ecosistemi sono sull’orlo di una crisi globale. Non c’è più tempo: bisogna agire subito.”

E ancora: proprio ieri Unione Europea, FAO e Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno presentato il “Rapporto globale sulle crisi alimentari”, che evidenzia come, nel 2018, 113 milioni di persone in 53 paesi siano state colpite da gravi livelli di insicurezza alimentare. Di queste persone, 29 milioni sono state portate in condizioni di fame acuta da disastri naturali e climatici.

Ma non mancano le buone notizie. Il Parlamento europeo ha appena votato una Direttiva per cui dal 2021 non si potranno più utilizzare nell’Unione europea alcuni prodotti in plastica monouso (piatti, posate, cannucce). Una politica “plastic-free” (che prevede anche altri obiettivi, come il raggiungimento entro il 2029 del 90% di raccolta differenziata per quanto riguarda le bottiglie) per la quale il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha parlato di “voto storico”, sottolineando che appena l’iter formale sarà concluso, orientativamente a fine aprile, il nostro Paese si attiverà per il recepimento della direttiva. In Italia non mancano esempi virtuosi di città che hanno già vietato l’uso di questi prodotti o comunque hanno dato indicazioni per una drastica riduzione del loro utilizzo. Tra queste Bergamo, Milano, Siracusa, Napoli, Capri, Ischia, Porto Cesareo.

E veniamo qui a un tema che molto ci sta a cuore: il ruolo della PA nelle politiche per la sostenibilità. Avremo modo di parlarne ampiamente in occasione del prossimo FORUM PA (Roma, 14-16 maggio), vi ricordo in particolare il convegno del 15 maggio a cui parteciperà Enrico Giovannini. In quell’occasione verranno anche presentati i vincitori della seconda edizione del Premio PA sostenibile” al quale è ancora possibile candidarsi.

Nel frattempo abbiamo lanciato l’indagine “Green PA: pratiche di consumo sostenibileper scoprire cosa pensano i dipendenti pubblici e privati della sostenibilità sul loro luogo di lavoro. In particolare ci soffermiamo su quattro aspetti: le strategie dell’organizzazione; l’attenzione all’ambiente nel luogo di lavoro; le strategie individuali di consumo responsabile; un parere su cosa dovrebbe fare la Pubblica Amministrazione.

La PA con i suoi numeri, le sue funzioni e la sua capacità di spesa potrebbe giocare un ruolo di grande importanza. Con una spesa pubblica pari a quasi il 17% del PIL nazionale la PA è il più rilevante dei consumatori e i suoi dipendenti possono aiutare il paese a operare un profondo salto culturale. Lo abbiamo già messo in evidenza in altre occasioni: se tutti i dipendenti acquisissero comportamenti di consumo responsabile si otterrebbe una riduzione dal 5 al 15% della spesa della PA in bolletta. Se ciascuno degli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici evitasse di consumare 500 fogli, si ridurrebbe il consumo di 8142 tonnellate di carta, evitando di abbattere 122 mila alberi, risparmiando oltre 3,5 miliardi di litri di acqua, abbassando il consumo energetico nazionale di 62 milioni di Kwh. Incentivando il carpooling con almeno un collega, diventerebbero 750 mila le auto circolanti ogni giorno (ora sono 1,3 milioni), eliminando 376 tonnellate di CO2 e risparmiando 230 milioni di euro solo per il carburante. Insomma, se la rivoluzione dei consumi e delle modalità di produzione sostenibili partisse dalla Pubblica Amministrazione, si avvierebbe una vera rivoluzione “green” in Italia, perché le PA potrebbero fare da apripista su mobilità soft, risparmio energetico, raccolta differenziata dei rifiuti, lotta agli sprechi, acquisto di alimenti biologici con un impatto formidabile sull’intero Paese.

Insomma, siamo convinti che la PA debba essere al centro di ogni strategia di sviluppo sostenibile e che possa fare davvero molto, partendo dalle abitudini quotidiane per arrivare alle politiche più ampie. 

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