Lo sviluppo sostenibile nel quadro delle recenti politiche europee

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Il quadro strategico delle politiche europee ha strettamente integrato il riferimento all’Agenda ONU 2030 e ai suoi 17 Sustainable Development Goals, divenendone strumento attuativo, e lo stesso COVID-19 ha determinato una volontà politica per un’accelerazione nell’attuazione degli stessi obiettivi. La reazione all’aggressione russa all’Ucraina prelude a un’ulteriore spinta nella stessa direzione

1 Giugno 2022

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Luigi Di Marco

ASviS

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Terza puntata della rubrica mensile in collaborazione con ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile. In questo contributo facciamo il punto sul quadro strategico delle politiche europee, che ha strettamente integrato il riferimento all’Agenda ONU 2030 e ai suoi 17 Sustainable Development Goals


Con l’insediamento della Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen, lo sviluppo sostenibile, e in particolare il quadro dell’Agenda ONU 2030 e degli SDGs (acronimo inglese di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile), è divenuto riferimento centrale delle politiche europee. Già con la COM(640) final dell’11 dicembre 2019, la Commissione dichiara che i problemi legati al clima e all’ambiente sono il compito che definisce la nostra generazione, delineando la tabella di marcia del Green Deal europeo, priorità uno del programma politico 2019-2024.

Con la  COM(2019) 650 final del 17 dicembre 2019, viene adottata la Strategia annuale di crescita sostenibile 2020, in cui si riorienta il processo di coordinamento macroeconomico degli stati membri nel semestre europeo verso gli SDGs, indicando che nelle future relazioni di ciascuno Stato membro (in ordine al quale saranno definite le relative raccomandazioni dell’Ue) dovrà figurare, a corredo dell’analisi delle sfide economiche e sociali, una sezione dedicata alla sostenibilità ambientale, mentre un nuovo allegato illustrerà la performance dello Stato membro in questione in relazione agli SDGs monitorandone i progressi in base all’apposita serie di indicatori messi a punto da Eurostat.

Il successivo gennaio con la COM(2020) 14 final, la Commissione rilancia il pilastro europeo dei diritti sociali, quadro coerente con diversi SDGs dell’Agenda 2030, dando via alle consultazioni e al processo che ha portato all’adozione del relativo piano d’azione e agli impegni assunti da Parlamento, Consiglio e Commissione al vertice sociale di Porto del 7-8 maggio 2021

Il sistema complessivo di coerenze tra le politiche UE e gli SDGs, gli atti adottati e in programma, è sintetizzato nel Documento di lavoro della Commissione SWD(2020) 400 final del 18.11.2020 Raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite – Un approccio globale.

Lo scoppio della pandemia di COVID-19 non ha frenato, ma anzi ha determinato nella volontà politica europea una spinta all’accelerazione verso l’attuazione degli SDGs. Come indica lo stesso regolamento del dispositivo di ripresa e resilienza che finanzia i relativi PNRR, il fondo viene istituito mancando uno strumento che preveda un sostegno finanziario diretto connesso al conseguimento dei risultati e all’attuazione di riforme e investimenti pubblici da parte degli Stati membri in risposta alle sfide individuate nell’ambito del semestre europeo, compresi il pilastro europeo dei diritti sociali e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, e che si ponga l’obiettivo di avere un impatto duraturo sulla produttività e sulla resilienza economica, sociale e istituzionale degli Stati membri. Il nome del programma Next Generation EU e i relativi contenuti, ne confermano con chiarezza l’orientamento della scelta politica.

Il Consiglio dell’UE con le conclusioni assunte il 22 giugno 2021 conferma lo stesso indirizzo dichiarando che le sfide poste dalla crisi COVID-19 non rendono più una scelta facoltativa il perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, e sottolinea la necessità di accelerare un’azione congiunta innovativa e decisa nell’allineare gli investimenti verso il raggiungimento degli SDGs, intraprendendo riforme strutturali urgenti e costruendo in modo migliore e più verde, affrontare efficacemente le cause profonde delle malattie zoonotiche, nonché altri shock e crisi future.  

Nella ancora più recente COM(2022) 83 final del 2 marzo 2022 verso un’economia verde, digitale e resiliente: il nostro modello di crescita europeo, la Commissione riflette a caldo sulla situazione della guerra in Ucraina, abbracciando nuovamente con visione sistemica tutti i processi avviati con il Green Deal europeo, con la strategia per la trasformazione digitale, con il piano d’azione per il pilastro europeo dei diritti sociali, con le misure di ripresa e resilienza dal Covid-19, dichiarando che gli eventi delle ultime settimane e il rapido peggioramento del contesto geopolitico non dovrebbero distogliere la nostra attenzione dal perseguire i processi di trasformazione,e che al contrario, gli ultimi avvenimenti confermano la necessità di accelerare la trasformazione economica in corso.

Il piano RePowerEu presentato il 18 maggio, che definisce nuove azioni per rendere l’UE indipendente dalle importazioni del gas russo con l’accelerazione della transizione verso l’energia pulita, propone con la COM(2022) 231 final modifiche al Regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza  con l’inserimento  nei PNRR di nuovi capitoli dedicati al RePowerEu per includere nuove riforme e investimenti, al fine di incrementare efficienza energetica e rinnovabili, oltre a una maggior diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia.

L’esigenza di assicurare una resilienza sociale ed economica nel quadro delle nuove crisi geopolitiche spinge dunque a una più forte accelerazione dei processi già avviati della duplice transizione verde e digitale come già inquadrate negli SDGs. La Commissione, ponendo in principio che la trasformazione economica verde e digitale può avere successo solo se è equa e inclusiva, precisa ulteriormente: affinché la transizione verde abbia successo, deve mettere le persone al primo posto e occuparsi di coloro che saranno più colpiti; per la transizione digitale enuncia che dobbiamo fare in modo che tutti possano partecipare attivamente e guadagnare da questa trasformazione. E richiama in proposito la sua recente proposta di raccomandazione del Consiglio per assicurare una transizione equa verso la neutralità climatica del 14 dicembre 2021.

Nella suddetta COM(2022) 83 final, la Commissione espone come la trasformazione del nostro modello economico si basi su due pilastri ugualmente importanti: investimenti e riforme. E parlando di riforme precisa che le stesse sono necessarie a tutti i livelli, per rimuovere gli ostacoli specifici agli investimenti, migliorare il funzionamento del mercato dei prodotti e del lavoro, modificare i modelli di produzione e di consumo e rafforzare la resilienza socio-economica.

Evidenzia l’importanza di rafforzare il mercato unico dell’UE poiché la pandemia ha dimostrato che quando il mercato unico non funziona, tutti ne pagano il prezzo: i consumatori, l’industria e i servizi, le grandi imprese ma anche le molte PMI della catena di approvvigionamento. Ed insiste su come sia vitale rendere operativa l’agenda europea delle competenze, quale condizione di sistema per attuare la duplice transizione e favorire un’occupazione di qualità. Enfatizza, inoltre, quanto già riportato nella citata dichiarazione di Porto: l’istruzione e le competenze devono essere al centro della nostra azione politica.

Un capitolo specifico di quest’ultima Comunicazione è dedicato alla resilienza e alla preparazione a rispondere alle crisi: la diversificazione e l’apertura sono ingredienti chiave di un’economia europea resiliente. L’attuale instabilità geopolitica e l’accelerazione del cambiamento climatico dimostrano che gli Stati membri e le regioni che dipendono pesantemente da un insieme limitato di attività economiche o fornitori sono più esposti agli shock e più limitati nella loro capacità di reagire.

Vengono richiamate in proposito le iniziative collegate alla revisione della strategia industriale europea, tra cui l’appena pubblicato secondo report sulle dipendenze strategiche dell’Ue, la recente strategia per quadruplicare la capacità di produzione di semiconduttori nell’Ue, evidenziando come siano fondamentali solidi partenariati internazionali, alleanze industriali, importanti investimenti pubblici e privati sostenuti da quadri normativi adeguati.

La Commissione ripropone e analizza in alcuni dettagli il maggior sforzo al 2030 (e oltre) in investimenti addizionali per la transizione verde quantificati in 520 miliardi di euro/anno (390 miliardi di euro per obiettivi clima ed energia + 130 miliardi di euro per altri obiettivi ambientali), precisando che tali investimenti hanno alti benefici per la società e i costi della non azione sono molto più alti. Per la transizione digitale la quantificazione economica degli investimenti addizionali è di 125 miliardi di euro/anno al 2030. Sul tema educazione e competenze, la Commissione indica un fabbisogno addizionale di 48 miliardi di euro/anno in risorse pubbliche e private. La messa a disposizione di questa liquidità finanziaria dovrà trovare risposta anche nella revisione delle regole di governance finanziaria dell’Unione in corso di discussione.

Risulta con ciò del tutto evidente, già solo con le stime economiche, come con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza siamo solo all’inizio di un processo molto più impegnativo, ma che potrà anche creare condizioni per nuove opportunità e per una prosperità economica equa e condivisa. Tutto ciò andrà rivisto in ordine alla situazione determinata dal conflitto in Ucraina e alle relative estreme criticità e incertezze per il futuro. Nondimeno il quadro degli SDGs e gli impegni per uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici, nonostante la pandemia e la guerra, ma anzi a conferma degli stessi, restano riferimento cardine delle politiche per l’UE e per il mondo.  

Come ancora riportato nella COM(2022) 600 final del 23 maggio con cui la Commissione adotta il pacchetto di primavera del semestre europeo, considerando i dati del report aggiornato di Eurostat sull’avanzamento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, a livello dell’Unione, mentre negli anni passati sono stati osservati progressi per quanto riguarda quasi tutti gli SDG, è necessario fare di più, anche nel contesto delle conseguenze della Covid-19 e dell’attuale situazione geopolitica ed economica.


L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha organizzato con FPA il Premio “PA sostenibile e resiliente 2022”.  I vincitori verranno presentati il 17 giugno all’Auditorium della Tecnica di Roma, nell’Arena di FORUM PA 2022. nel corso dello Scenario “#innovatoriPA: progetti e persone per un’amministrazione innovativa e sostenibile”. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione. Prenota il tuo posto!

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