GeneralWellBeing e happiness stats. Nuovi indicatori per la Big society di Cameron - FPA

GeneralWellBeing e happiness stats. Nuovi indicatori per la Big society di Cameron

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Dal 25 novembre Downing Street aprirà ufficialmente le porte alle statistiche della felicità. A dirigere i lavori il numero 1 della statistica britannica Jil Matheson, a cui il primo Ministro Cameron ha deciso di affidare l’arduo compito di misurare il benessere dei cittadini britannici.

17 Novembre 2010

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Chiara Buongiovanni

Articolo FPA
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Dal 25 novembre Downing Street aprirà ufficialmente le porte alle statistiche della felicità. A dirigere i lavori il numero 1 della statistica britannica Jil Matheson, a cui il primo Ministro Cameron ha deciso di affidare l’arduo compito di misurare il benessere dei cittadini britannici.
L’annuncio ufficiale qualche giorno fa, quando Cameron ha ricordato quello che aveva già in passato sostenuto: “Ammettiamolo, dobbiamo concentrarci non solo sul prodotto interno lordo. Il benessere non può essere calcolato unicamente in termini di soldi. Il benessere dipende anche dalla qualità della nostra cultura e dalla forza delle nostre relazioni”.

Non mancano i precedenti, da Bob Kennedy negli anni ’60 a Nicholas Sarkozy qualche anno fa, la dimensione “non economica” del benessere si era già affacciata nell’approccio politico alla rilevazione della ricchezza delle società.
Ma Cameron sembra deciso ad andare “sull’operativo”, organizzando un vero e proprio “censimento della felicità” dei cittadini britannici. Il Guardian, riportando una fonte governativa, riconosce che l’Esecutivo britannico ha ripreso quanto già elaborato dalla Commissione di studio sul tema voluta da Sarkozy ma, pur riconoscendone il contributo, spera di andare ben oltre.

Sul web, molti i commenti alla scelta del Primo Ministro britannico che, non si può fare a meno di notare, arriva in un momento di “lacrime e sangue” per i cittadini-contribuenti britannici (come per i loro "colleghi" europei). In particolare, Alberto Mingardi dalle colonne del Riformista di ieri, sottolinea come, oltre all’esigenza di inserirsi a pieno titolo nel mainstream del dibattito attuale, l’iniziativa di Cameron è una iniziativa profondamente politica, attualizzando una visione che rimetta la società al centro di un sistema pubblico sostenibile.  “La sfida di Cameron – spiega Mingardi – è incentrata sul meno Stato, più società. La sua azione di governo delinea un riassorbimento da parte della società civile di funzioni che nel Novecento le sono state espropriate, un po’ ovunque, dallo Stato. Questo programma di "restaurazione vittoriana" s’incastra con le nuove esigenze di finanza pubblica”. “Il rimpicciolimento dello Stato – argomenta – è sia il punto di partenza (il welfare pubblico è inefficiente, impersonale, inadeguato a incidere laddove ce n’è più bisogno) sia il punto d’arrivo inevitabile (il piatto piange). Dimostrare in qualche modo che questo processo, attraverso cui i corpi intermedi e le famiglie riprendono centralità, si accompagna a un aumento della felicità aggregata della società: a questo mira Cameron”.

In attesa di conoscere variabili ed indicatori messi a punto per la misurazione di quello che in italiano è già stato battezzato l’indice di FIL (Felicità Interna Lorda) in contrapposizione al PIL (in inglese GWB – General WellBeing vs GDP), riportiamo le anticipazioni del Guardian, su quale potrebbe essere l’approccio alla fatidica domanda: “Quanto sei felice?"
“I quesiti usati nelle statistiche nazionali – si legge sul Guardian – saranno probabilmente focalizzati su “valutazione” “esperienza” e "scopo” e potrebbero essere articolati come segue:

  • Quanto sei soddisfatto della tua vita nel periodo attuale, su una scala da 1 a 10 dove 0 sta per “per nulla soddisfatto” e 10 per “completamente soddisfatto”?
  • In generale, quanto ti sentivi felice nel periodo precedente?
  •  Quanto la tua vita è orientata verso uno scopo?
  •  Uomini e donne sono trattati con giustizia sul lavoro e nel menage familiare?

A breve avremo notizie più certe insieme ai primi dati sul GWB britannico. A quel punto sarà sicuramente interessante incrociarne la lettura con la descrizione del GDP.