Lavoro e piattaforme digitali: la proposta della Commissione europea per coniugare diritti e progresso tecnologico

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La trasformazione digitale sta portando grandi cambiamenti nella società e richiede la definizione di un nuovo quadro di tutela dei diritti sociali. Un tassello di questo percorso è la proposta di direttiva della Commissione Europea sul “Miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali” che affronta, in modo organico, i temi connessi al lavoro nel mondo digitale. La fase di consultazione è terminata in questi giorni. Dopo l’adozione della Proposta da parte del Parlamento europeo e del consiglio, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepirne le disposizioni nella legislazione nazionale

7 Aprile 2022

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Patrizia Cardillo

Esperta di Protezione dati personali, Coordinatrice del Network dei RPD delle Autorità indipendenti

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La Commissione Europea il 9 dicembre 2021 con la proposta di direttiva sul “Miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali” COM 2021 761 final (di seguito: Proposta) ha affrontato, in modo organico, i temi connessi al lavoro nel mondo digitale, con l’obiettivo di migliorarne le condizioni e tutelare maggiormente quanti vi operano[1], attraverso il riconoscimento dei loro diritti e delle condizioni di parità di trattamento.

Si tratta di un altro tassello della definizione del quadro di tutela dei diritti sociali reso necessario dai rapidi cambiamenti che la trasformazione digitale determina nella nostra società.

La fase di consultazione è terminata in questi giorni. Dopo l’adozione della Proposta da parte del Parlamento europeo e del consiglio, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepirne le disposizioni nella legislazione nazionale.

Lavoro e piattaforme digitali: finalità e contenuti della proposta di direttiva

La Proposta, partendo dalla consapevolezza che l’ingresso sempre maggiore della tecnologia nella nostra vita quotidiana incide inevitabilmente sulla sfera dei diritti umani delle persone fisiche, procede nel compito di fissare regole e principi per governare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nella Società in tutte le sue dimensioni.

Al centro della Proposta c’è l’attenzione alle condizioni di lavoro e la necessità di garantire l’accesso ai meccanismi di protezione sociale da parte di tutti coloro che, anche con modalità tecniche e giuridiche diverse, prestano la loro attività lavorativa in tale settore.

La Commissione stima che ad oggi il fenomeno (sicuramente in crescita) riguarda 28 milioni di persone nella sola Unione Europea, di cui, circa oltre il 20% non è correttamente inquadrata e correlativamente non gode di adeguata tutela.

Il fenomeno è reso ancora più complesso dalla sua elevata disomogeneità: le piattaforme di lavoro digitali sono operative in una vasta gamma di settori economici che vanno dai servizi in sede o trasporto a chiamata, consegna o lavoro domestico, a micro-incarichi, anche di addestramento o codifica, sino a configurarsi, nell’ambito delle attività di sviluppo o di progettazione in lavori altamente specializzati e qualificati. Non solo: diverso può essere il grado di autonomia e di indipendenza delle persone che vi lavorano, diverso l’impegno orario richiesto e quindi diverso il peso economico.

Per assicurare che tutti siano messi in condizione di sfruttare al meglio e con parità di trattamento e condizioni di mercato, le nuove opportunità occorre anche garantire che le piattaforme di lavoro digitale operino all’interno di un quadro giuridico chiaro ed uniforme.

L’iniziativa segue tre principali linee di intervento:

  • assicurare maggiore chiarezza alle situazioni occupazionali: non solo garantire a tutti un corretto inquadramento, ma anche assicurare l’accesso ai diritti posti a tutela del lavoro, la protezione della salute e della sicurezza compresa la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali;
  • affrontare l’uso di pratiche di gestione algoritmica[2] e del loro impatto sulle condizioni di lavoro che, a volte, possono contribuire a celare rapporti di subordinazione sottraendo ai soggetti in tal modo le garanzie cui avrebbero diritto; occorre garantirne l’equità, la trasparenza e la responsabilità;
  • accrescere la trasparenza, la tracciabilità e la consapevolezza degli sviluppi futuri e migliorare l’applicazione delle norme nei singoli paesi ma soprattutto anche nei casi di rapporti transfrontalieri.

Occorre sottolineare che spesso sono le stesse modalità di svolgimento del lavoro mediante piattaforme digitali che appaiono limitare, in certa misura, le opportunità di rappresentanza e di organizzazione e correlativamente di tutela collettiva. I luoghi di lavoro, per lo più non fisici, riducono l’interazione e i momenti di contatto tra i lavoratori ma soprattutto è la loro, in molti casi, frequente appellativo di lavoratori “autonomi” li esclude dalla contrattazione collettiva tesa a migliorare le condizioni di lavoro.

Oltre la direttiva: le iniziative della Commissione europea

Per affrontare tale sfida la Commissione mette in campo un pacchetto ampio di iniziative che vanno al di là di un intervento solo normativo. Tre le linee di intervento:

  • una proposta di direttiva relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro, che comprende misure volte a determinare correttamente e in egual misura, per i lavoratori subordinati e per i lavoratori autonomi, la situazione occupazionale e quindi le garanzie e anche i loro diritti relativamente alla gestione algoritmica. La direttiva ha l’obiettivo di aumentare la trasparenza nell’uso di algoritmi da parte delle piattaforme di lavoro digitali, di garantire il monitoraggio del rispetto delle condizioni di lavori e di conferire il diritto di contestare le decisioni automatizzate. Questi nuovi diritti saranno assicurati -anche con l’introduzione del principio dell’inversione dell’onera della prova- sia ai lavoratori subordinati che ai lavoratori autonomi;
  • un progetto di orientamento rivolto a coloro che lavorano in autonomia, senza dipendenti. Il progetto mira a garantire la certezza del diritto e a far sì che la normativa europea in materia di concorrenza, non ostacoli gli sforzi di quei lavoratori autonomi individuali che cercano di migliorare le condizioni di lavoro collettive, compresa la retribuzione, nei casi in cui questi si trovino in una posizione relativamente debole, quindi con un significativo squilibrio nel potere contrattuale;
  • la richiesta dell’adozione di nuove misure affinché le autorità nazionali, le parti sociali e tutti i portatori di interesse assistano, informino e orientino tutti i lavoratori, anche con canali di comunicazione dedicata, in merito agli obblighi fiscali, di sicurezza sociale e/o di diritto in modo da garantire condizioni migliori.

Obiettivi futuri: monitoraggio costante e cooperazione a livello mondiale

La Commissione, infine, si pone l’obiettivo di continuare a monitore la situazione e, ove necessario, adottare nuove azioni al fine di mettere le basi per preparare le future norme globali per un lavoro di alta qualità mediante piattaforme digitali. La cooperazione tra i paesi deve superare i confini europei: per una sempre maggiore coesione la Commissione intende avviare iniziative a livello mondiale per creare ovunque condizioni di lavoro dignitose nelle piattaforme digitali che assumono, sempre più, un ruolo essenziale nel futuro economico dell’Europa soprattutto per portare a compimento la sfida alla transizione verde e digitale.


[1] Presidente von der Leyen – Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2019-2024, “Un’Unione più ambiziosa. Il mio programma per l’Europa”

[2] Per gestione algoritmica si intende l’uso di algoritmi, ossia sistemi automatizzati, per affiancare o addirittura sostituire funzioni manageriali quali il monitoraggio e la valutazione del lavoro. Modalità, del resto, in aumento in tutto il mercato del lavoro e spaziano dal semplice monitoraggio degli orari, dei turni e delle ore di lavoro ad applicazioni più complesse che riguardano l’assegnazione degli in carichi e il calcolo elle retribuzioni.

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