Generazione post pandemia: il futuro si reinventa puntando su educazione, inclusione e solidarietà

Home Temi Verticali Scuola, Istruzione e Ricerca Generazione post pandemia: il futuro si reinventa puntando su educazione, inclusione e solidarietà

La ricerca condotta dal Censis per il Consiglio Nazionale dei Giovani e l’Agenzia Nazionale per i Giovani, su “Bisogni e aspettative dei giovani italiani nel post Covid 19”, ha rilevato come quasi tre anni di pandemia abbiano inciso su salute, speranze e prospettive degli under 30 italiani. Ne emerge il ritratto di una generazione ferita e disillusa, che chiede ascolto attivo e strumenti efficaci per rielaborare la propria visione del futuro

20 Dicembre 2022

F

Redazione FPA

Foto di Abigail Keenan su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/gyKBzbiuiPg

Sfiduciati, disillusi, pessimisti, preoccupati per il futuro. Ma anche più maturi, più responsabili, più consapevoli e decisi a rimettersi in gioco.

La ricerca “Generazione post pandemia: bisogni e aspettative dei giovani italiani nel post Covid”, realizzata dal Censis per il Consiglio Nazionale per i Giovani e l’Agenzia Nazionale Giovani, tratteggia il ritratto di una gioventù ancora fortemente provata dall’emergenza sanitaria globale per Covid 19.  Il rapporto, che vede protagonisti giovani di età compresa fra i 18 e 36 anni, ha messo in luce le fragilità e le vulnerabilità di ragazzi e giovani adulti che – dai primi mesi del 2020 a oggi – hanno visto cambiare radicalmente il proprio stile di vita, le proprie prospettive professionali e le proprie relazioni sociali.

Il quadro che emerge è preoccupante: il 62% degli intervistati ha dichiarato di aver ripensato il proprio futuro dopo la pandemia e uno su quattro (ben il 40% del campione) ha dichiarato di immaginarlo peggiore. Ansia e incertezza nei confronti del domani sono i sentimenti prevalenti che sembrano caratterizzare i Millennians e la Generazione Z sullo sfondo dello scenario post Covid, accompagnati talvolta da paura e pessimismo.

L’85% dei giovani intervistati ha dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini, limitando in particolare le attività ricreative: l’81% di loro riferisce di aver sofferto di una riduzione delle relazioni sociali, in particolare nella cerchia delle amicizie. Le conseguenze più pesanti a medio e lungo termine sono state, per tutti, la diminuzione della soddisfazione nella vita quotidiana, della stabilità emotiva, dell’autostima e della fiducia nel futuro e nelle proprie capacità, oltre a un senso di isolamento e di ansia che ha avuto ripercussioni anche sul benessere fisico e psicologico dei più giovani.

Le preoccupazioni comuni a tutti gli intervistati riguardano prevalentemente il lavoro e le prospettive economiche. Il 77% dei giovani ritiene sempre più difficile veder riconosciuto l’impegno investito nello studio e nel lavoro e sette ragazzi su dieci sono convinti che la propria qualità di vita sia peggiore rispetto a quella dei propri genitori. Ciò che lascia però forse più spiazzati è però la sfiducia e il pessimismo con cui le nuove generazioni guardano alla politica e alle Istituzioni: il 70% degli intervistati non si sente rappresentato ed emerge una marcata sensazione di disagio nei confronti di una società che vede ai vertici istituzionali una gerarchia di anziani, troppo spesso incapaci di ascoltare le esigenze e le aspettative dei più giovani, di comprenderne i bisogni e di mostrarsi ricettiva al cambiamento.

Un campanello di allarme sottolineato con decisione da Lucia Abbinante, Direttrice Generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani:

“In questo momento in cui il futuro appare così incerto a causa delle tante crisi in atto, i giovani chiedono alla politica e alle istituzioni delle risposte chiare e delle azioni efficaci a tutela dell’ambiente, dei diritti e della pace, contro le diseguaglianze e le discriminazioni. La sfiducia delle nuove generazioni, così chiaramente evidenziata nel Rapporto, è un dato che non si può più trascurare. Occorre ascoltare i giovani, coinvolgerli nei processi decisionali, favorire il loro attivismo, lasciare che esprimano idee, visioni e competenze e soprattutto garantire che essi abbiano accesso alle informazioni e alle opportunità”.

Il coinvolgimento, l’attivismo e la promozione della cultura della cittadinanza attiva sono fra i principi e i valori che ispirano le attività dell’Agenzia Nazionale Giovani e che rispecchiano quelle che, dall’indagine Censis, risaltano fra le priorità più significative per i più giovani. Il 68% di loro – quasi sette ragazzi su dieci – mette al primo posto fra i propri sogni quello di vivere in una società più inclusiva. Il 32% degli intervistati, invece, ha un approccio più pragmatico, dichiarando che preferirebbe vivere in una società più meritocratica, che valorizzi competenze, talenti e impegno.

Proprio queste tematiche sono al centro dei programmi Erasmus+ Gioventù e del Corpo europeo di solidarietà, entrambi gestiti dall’Agenzia Nazionale per i Giovani.

Il Programma Erasmus+, rivolto a ragazzi e ragazze di età compresa fra i 13 e i 30 anni e giunto ormai alla trentacinquestima edizione, promuove lo sviluppo educativo, professionale e personale dei giovani e dei gruppi target dei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport. L’obiettivo è quello di favorire la crescita sostenibile, l’occupazione, l’innovazione, la coesione sociale, il rafforzamento dell’identità europea e la cittadinanza attiva. Mobilità, apprendimento formale, non formale e informale, partecipazione attiva dei giovani, inclusione e creatività sono alcuni degli strumenti principali che il Programma Erasmus+ mette a disposizione per raggiungere questo scopo.

Il Corpo europeo di solidarietà, aperto ai giovani fra i 18 e 30 anni, è invece finalizzato a promuovere la solidarietà come valore. Per farlo, incoraggia le organizzazioni e i giovani a impegnarsi in attività di solidarietà, così da contribuire a un cambiamento positivo nella società, rafforzando la coesione, la democrazia, la cittadinanza e la promozione dell’inclusione sociale. Attraverso il volontariato i giovani possono sviluppare capacità e competenze che li aiutino a prepararsi al mercato del lavoro e ad aumentare la propria occupabilità. Le attività di solidarietà sono incentrate sull’apprendimento non formale e informale e sono volte a soddisfare le esigenze, i desideri e gli interessi dei giovani. Le competenze acquisite vengono individuate e documentate attraverso strumenti di riconoscimento europeo dell’apprendimento non formale e informale – come Youthpass ed Europass – con validità anche all’interno del mondo del lavoro.

Entrambi i programmi intendono essere, oggi più che mai, un volano per rilanciare e incentivare il dialogo fra i giovani e le Istituzioni, promuovendo la cultura di una cittadinanza inclusiva, solidale, in grado di fornire strumenti concreti per affrontare le sfide del futuro e sostenere i giovani nella ricerca di un proprio spazio all’interno di un Mondo in cui cambiamenti e mutamenti possano trasformarsi in nuove opportunità.

Su questo argomento

Corpo Europeo di Solidarietà: la cittadinanza attiva aumenta le opportunità di occupazione