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Data management

Open data per la trasparenza PA: OpenCantieri

Uno dei problemi più dibattuti quando si parla di dati aperti riguarda la loro qualità. Cittadini, associazioni, giornalisti, sviluppatori, tutti chiedono alla pubblica amministrazione dati più significativi, aggiornati, primari, tempestivi, processabili, dati che abbiano un valore.

Quale sia il vero valore di un dato pubblico dipende certamente dall’interesse di chi lo utilizza, ma si può dire che c’è un interesse comune a tutti: la pubblica amministrazione deve dare conto di quello che fa.

Dare conto di come si formano, sono approvate e diventano operative le norme, quali sono i tempi di pareri e consulti, i problemi di copertura finanziaria, l’impatto della regolazione.

Dare conto di come si definiscono le politiche e gli atti che le rendono operative, quanto costano, quando diventano operative, cosa realizzano e quale impatto producono.

Dare conto degli investimenti, della loro articolazione e del processo decisionale, delle alternative considerate, dei tempi, delle procedure di affidamento, di monitoraggio e di controllo. Dare conto della loro utilità e del rapporto costi benefici.

Dare conto della spesa, come si determina e chi la decide, quali flussi segue, chi sono i beneficiari, che tempi hanno e chi sono i destinatari dei pagamenti. Dare conto di quanto costano beni e servizi e di chi spende bene.

Dare conto delle performance individuali e organizzative, delle competenze disponibili e necessarie, della efficienza e della efficacia del lavoro, dei sistemi premianti.

Dare conto delle entrate, di come vengono utilizzate e quali servizi vengono messi a disposizione a fronte delle tasse pagate da cittadini e imprese.

Nell’esperienza di OpenExpo è emerso che i dati in tempo reale sullo stato di avanzamento dei cantieri prima dell’apertura non potevano essere resi pubblici semplicemente perché non c’erano. L’attività più impegnativa condotta dal gruppo di lavoro di Giovanni Menduni è stata la ricostruzione dell’architettura informativa. Definire la struttura delle entità rilevanti, le relazioni tra queste, le tassonomie, le fonti e i flussi di aggiornamento. Cercando di accorciare i tempi di trasferimento dell’informazione dal cantiere dove si determinavano le varianti e gli stati di avanzamento al database dove questi dati si consolidavano con quelli di partenza.

La rappresentazione visuale in un cruscotto dinamico, un contatore, una mappa o in un grafico è la sintesi di un sistema che produce dati in modo corretto e utile. Il cruscotto di OpenExpo, nato per dare conto ai cittadini, alla fine è stato uno strumento utile anche a dare una visione d’insieme a chi governava la complessa macchina dei cantieri dell’esposizione universale, come dichiarato dal commissario unico Giuseppe Sala in una conferenza stampa.

Il sito OpenCantieri è invece nato dall’esigenza del Ministero delle Infrastrutture di avere proprio un cruscotto direzionale e, man mano che ha preso forma, si è dimostrato un potente strumento di accountability delle principali infrastrutture del paese. Anche in questo caso l’impegno più rilevante ha riguardato la ricostruzione del dataset di riferimento, l’integrazione di diverse fonti, la normalizzazione della struttura delle tabelle e delle relazioni.

OpenExpo e OpenCantieri, dopo un lungo lavoro di analisi, sono diventati anche un dataset aperto che contiene dati primari di evidente interesse, aggiornati non appena le fonti li modificano, processati dal cruscotto e processabili da chiunque voglia verificare gli indicatori esistenti o crearne di nuovi. Un dataset che può essere interrogato per estrarre un sottoinsieme territoriale o settoriale o linkato ad altri dataset per generare una base informativa più ricca.

Dare conto richiede che dati rilevanti siano resi disponibili in tempo reale, che sia disponibile una immediata immagine di quello che accade negli uffici, nelle strade, nei cantieri, negli ospedali, nelle scuole, nel rapporto con i cittadini.

Come si può arrivare ai dati che permettono di dare conto di quello che accade? Non servono leggi, il quadro normativo è chiaro e, infatti, la quantità di dataset aperti cresce costantemente.

Non basta la pressione, comunque fondamentale, di chi si impegna a chiedere trasparenza, accesso all’informazione, dati aperti e, con un importante investimento di tempo e intelligenza, riusa e trasforma i dati in applicazioni e servizi.

Occorre un forte investimento all'interno della PA per migliorare i processi, per fare in modo che i dati siano correttamente strutturati, continuamente aggiornati ed effettivamente utilizzati nei processi decisionali.

Un buon dato aperto è quello che viene realmente utilizzato per analizzare, monitorare, valutare e agire. Trasparenza è sapere che il dato pubblico non è ripulito per essere pubblicato, ma che fluisce libero dai processi e dà conto di cosa fa la pubblica amministrazione. Trasparenza è rendere visibili i dati su quali dati si formano le decisioni nella PA, senza trucchi!

Solo a queste condizioni si può chiedere al cittadino l’impegno civico di partecipare in modo attivo, consapevole e continuo.