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Smart Sustainable City: ecco la nuova sfida per le nostre città

La sesta edizione di ICity Rate abbandona l’analisi su sette dimensioni per abbracciarne una in grado di misurarne la coerenza rispetto ai 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – i cosiddetti Sustainable Development Goals, SDGs – suddivisi in 169 target che i Paesi sono chiamati a raggiungere entro il 2030. I 106 comuni capoluogo analizzati con questo approccio ci raccontano un’Italia delle città a cui manca una politica coordinata, un quadro di riferimento condiviso ed unitario capace di coniugare distanze diverse di mettere insieme scelte di policy e modalità di governo differenti, in funzione però di traguardi che non possono non essere globali

Foto di Stefano Corso - https://flic.kr/p/ZmmTHo

Questa volta abbiamo alzato l’asticella, di molto. Da tanto tempo ci occupiamo di città e da sempre abbiamo cercato di mettere in evidenza e di sottolineare quanto le città, soprattutto le nostre italiane, abbiano bisogno di un progetto condiviso di medio e lungo termine che ispiri e guidi le diverse politiche settoriali. Un sistema socio-tecnico complesso, quali sono i diversi ambiti urbani, non può essere semplicemente manutenuto (e, infatti, in molti casi non si riesce a farlo) ma ha bisogno di federare, intorno ad un obiettivo comune, i diversi attori locali utilizzando inediti strumenti di innovazione civica e sociale per affrontare i problemi ancora in gran parte irrisolti che affliggono i sistemi urbani: dalla disoccupazione, all’integrazione spesso mancata, alle congestione, all’inquinamento.

Negli ultimi vent’anni la tecnologia ha costituito un formidabile strumento abilitatore di processi di cambiamento. Basti pensare al settore dei servizi al cittadino e alle imprese con le tecnologie web e di office automation e, più in generale, di trattamento di informazioni e di dati. Le città, infatti, sono diventate non solo crocevia di persone e di merci ma sempre più anche di flussi di informazioni e di dati che le tecnologie possono trasformare in conoscenza a supporto delle decisioni. Ma la tecnologia, di nuovo, da sola, non basta.

Alle condizioni attuali, è impossibile pensare, progettare e governare delle smart city senza tener conto gli obiettivi di sostenibilità introdotti dall’agenda 2030. Un programma d’azione pensato per le persone, il pianeta e la prosperità, che prende in considerazione 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – i cosiddetti Sustainable Development Goals, SDGs – suddivisi in 169 target che i Paesi sono chiamati a raggiungere entro il 2030. Un programma, rispetto al quale l’Italia mostra le debolezze di sempre tradendo una condizione di «non sostenibilità" per:
  • mancanza di attuazione di strategie e legislazioni già definite che consentirebbero di realizzare molti SDGs;
  • carenza di alcune strategie fondamentali;
  • assenza di una visione sistemica, la quale conduce a interventi contraddittori e troppo focalizzati sul breve termine.

In questo contesto, le città assumono o, meglio mantengono un ruolo centrale, infatti:

  • si trovano di fronte a sfide e opportunità inedite comportate da fenomeni che vanno dal cambiamento climatico al mutamento demografico, dalla crisi economica e finanziaria all’innovazione tecnologica;
  • la dimensione di molte delle sfide della sostenibilità è intrinsecamente urbana;
  • sono al centro dell’agenda politica internazionale.

La Smart city, quindi, si lega indissolubilmente agli obiettivi di sostenibilità: la Smart Sustainable City è la città che fa ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per portare avanti processi di innovazione sociale, culturale ed organizzativa per migliorare la qualità della vita, i livelli di occupazione, la competitività, come risposta ai bisogni delle generazioni attuali e future e garantendone la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Su queste basi abbiamo progettato e realizzato questa edizione, la sesta, di ICity Rate rivedendone sostanzialmente la metodologia e l’approccio. Il rating abbandona l’analisi su sette dimensioni per abbracciarne una in grado di misurarne la coerenza rispetto ai nuovi obiettivi.

I risultati ci offrono un ridisegno della geografia complessiva del sistema urbano italiano che vede situazioni molto eterogenee con alcune importanti polarizzazioni tra il Nord e il Sud del paese in primis, ma anche tra aree metropolitane e i piccoli centri urbani, tra le città del welfare, quelle che hanno rafforzato il proprio tessuto connettivo, e le città della crescita economica, ed ancora, tra queste e le città che fanno sviluppo mantenendo alta l’attenzione per l’ambiente e la qualità del vivere urbano.

I 106 comuni capoluogo analizzati con questo approccio ci raccontano un’Italia delle città a cui manca una politica coordinata, un quadro di riferimento condiviso ed unitario capace di coniugare distanze diverse di mettere insieme scelte di policy e modalità di governo differenti, in funzione però di traguardi che non possono non essere globali. E’ difficile pensare che a sfide quali il cambiamento climatico, la povertà, la mobilità sostenibile, il consumo di suolo, la sicurezza sia possibile rispondere senza un coordinamento di tutti i livelli di governo ed altrettanto difficile è non porre al centro la dimensione urbana, perché sono proprio le città il livello territoriale nel quale più si addensano i problemi di natura sociale ed economica, ma anche i luoghi in cui trovare le competenze, le risorse per risolverli. Ragione per cui la valorizzazione delle politiche locali, degli importanti investimenti dei singoli comuni perché sono proprio le città a dover tradurre i grandi accordi internazionali in azioni concrete, coerenti ed efficaci.

In sintesi, i risultati evidenziano:

  • un complessivo ritardo del sistema urbano italiano nei confronti degli obiettivi di sostenibilità che rischia di limitare fortemente l’attrattività e la vivibilità dei nostri centri urbani;
  • la coesistenza di modelli di sviluppo e di governance urbana diversi, ma in grado di restituire importanti risultati di valore rappresentati dalle tre città al vertice: Milano, Bologna e Firenze;
  • il rafforzamento del sistema urbano emiliano-romagnolo le cui città rappresentano una solida struttura baricentrica al resto d’Italia;
  • l’importanza delle città intermedie del centro-nord che rappresentano un importante tessuto connettivo tra le diverse aree metropolitane;
  • un pesante ritardo strutturale rappresentato da gran parte delle città del Sud e dalla Capitale (pur con qualche parziale segnale di movimento) difficilmente colmabile, se non intervengono forti azioni correttive, nei tempi necessari.