ERA: l’intelligenza artificiale che la Toscana si è costruita in casa

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Nella Valutazione di Impatto Ambientale, la parte più lenta non è quella che decide: è quella che prepara la decisione. Da qui nasce ERA (Elaborazione Report Ambientale), prototipo sviluppato con risorse interne dalla Regione Toscana: una scommessa amministrativa prima ancora che tecnologica

23 Settembre 2026

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Carla Chiodini

Direttrice della Direzione Valutazioni Ambientali e Autorità di Audit di Regione Toscana

Foto di GeoJango Maps su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/persona-che-piazza-la-spilla-rossa-sulla-mappa-della-citta-Z8UgB80_46w

Il collo di bottiglia è nei dati, non nel giudizio

Una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale richiede mediamente dai sei ai dodici mesi ma la parte che ne giustifica l’esistenza – ovvero comparare gli impatti e gli interessi prevalenti – ne occupa solo una frazione. Ricevuta la documentazione l’istruttore apre lo Studio di Impatto Ambientale, apre gli elaborati progettuali, e poi apre una alla volta le decine di banche dati in cui sono distribuiti i dati territoriali, ambientali e vincolistici. Quando qualche dato risulta carente – come spesso accade, poiché la qualità degli studi è fortemente disomogenea – parte una richiesta di integrazione. Il procedimento si sospende. Talvolta il ciclo si ripete.

È un meccanismo che allunga i tempi per chi investe e insieme consuma il tempo dei funzionari in controlli formali, sottraendolo alla valutazione di merito. Eppure, gran parte di questa fatica non è ineliminabile: se gli studi presentati fossero affidabili e completi, e se i dati ambientali fossero aggregati e realmente accessibili ai funzionari invece di essere dispersi in decine di fonti separate, la valutazione risulterebbe più concreta.

Che cosa fa ERA

ERA (Elaborazione Report Ambientale) è una piattaforma web che sposta il momento in cui l’informazione raggiunge chi progetta. Il proponente indica su mappa dove ricadrà l’intervento e i dati essenziali. Il sistema interroga in tempo reale, via servizi WMS e WFS, le banche dati ufficiali (ad es. GEOscopio e banche dati di Autorità di Bacino, ISTAT, ministeriali, ecc.) incrociando con le coordinate ricevute vari livelli informativi: vincoli paesaggistici, pericolosità idrogeologica, strumenti urbanistici, siti della Rete Natura 2000 e quant’altro disponile nei dati conoscitivi.

In pochi minuti il sistema restituisce l’elenco ragionato dei vincoli che insistono sull’area, classificati per rilevanza normativa e con i riferimenti di legge applicabili, e una bozza del quadro conoscitivo ai fini della redazione dello Studio di Impatto Ambientale costruita sui vincoli rilevati, sul corpus normativo e sui documenti del proponente.

Il punto non è far scrivere i documenti a una macchina. È mettere le regole del gioco a disposizione di chi progetta, prima che il progetto sia scritto.

Un progetto costruito dentro l’amministrazione

Il prototipo è stato sviluppato interamente con risorse interne, ed è l’elemento che più ci interessa raccontare. ERA è sviluppato congiuntamente tra la Direzione Valutazioni Ambientali e Autorità di Audit, la Direzione Urbanistica e Sostenibilità, che presidia gli strumenti di conoscenza territoriale e paesaggistica, e la Direzione Sistemi Informativi, Infrastrutture tecnologiche e Innovazione, che cura architettura e integrazione con l’ecosistema informatico regionale, con il coinvolgimento dell’Ordine dei Geologi della Toscana quale garante della validazione tecnico-scientifica sulle componenti geologiche e come tester che simula il punto di vista del proponente.

Le scelte tecnologiche sono scelte amministrative

ERA è costruito interamente con tecnologie open source, senza costi di licenza. Il motore è un sistema RAG (Retrieval-Augmented Generation) a più stadi: ricerca per parole chiave affinata da classificazione semantica, interrogazioni parallele fuse e riordinate per rilevanza, e un modello linguistico che genera le bozze su testi tecnici in italiano.

Tre scelte, in particolare, eccedono il piano tecnico. La prima è l’indipendenza dal fornitore: modello linguistico, banche dati, prompt e corpus normativo possono essere sostituiti senza riscrivere il sistema. Poter far evolvere uno strumento di IA senza rinegoziare tutto da capo è una condizione di libertà, non un dettaglio implementativo.

La seconda è il modello linguistico in locale: l’obiettivo è che l’LLM giri sui server della Regione, così che i dati progettuali dei proponenti, potenzialmente esposti sul piano industriale, non escano dal perimetro dell’amministrazione. È conformità al GDPR, ma anche sovranità sui dati pubblici.

La terza è la vincolatività del principio human-in-the-loop, coerente con le linee guida regionali sull’adozione dell’IA. Ogni output di ERA è una bozza da revisionare: nessuna decisione automatizzata, nessun atto generato senza validazione professionale. È esattamente ciò che rende lo strumento adottabile dentro un procedimento amministrativo.

Un modello replicabile

Inserita tra le esperienze di qualità del “Premio PA e Futuro” – promosso da FORUM PA 2026 – la piattaforma ERA risponde a una visione precisa: non è un’iniziativa limitata al solo contesto di progetto. L’architettura modulare e platform agnostic può essere ripresa da altre amministrazioni che hanno medesime esigenze anche se agiscono in contesti normati regionali diversi: sostituire corpus normativo e banche dati è configurazione, non riscrittura.

In quest’ottica si inserisce anche il tavolo tecnico nazionale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sull’IA nelle procedure di VIA e VAS, di cui la Regione Toscana è capofila: un luogo in cui chi sperimenta definisce indirizzi comuni, invece di procedere ciascuno verso soluzioni fra loro incompatibili.

Dal controllo della forma alla valutazione della sostanza

L’aspetto che riteniamo più rilevante non riguarda la tecnologia, ma il modello amministrativo che l’utilizzo di ERA rende possibile. La VIA, oggi, è relegata a una sorta di controllo a valle della progettazione: il progetto viene concepito, elaborato, presentato, e solo a quel punto l’amministrazione valuta se e come va corretto. Ne esce un processo lungo, iterativo e costoso per entrambe le parti.

Mettere a disposizione dei proponenti, prima della presentazione dell’istanza, gli stessi criteri di conformità che l’amministrazione userà in istruttoria, sposta a monte la selezione dei progetti: chi progetta individua subito eventuali killer factors o criticità sull’area di intervento e può quindi rimodulare la proposta al fine del loro superamento.

È governance anticipatoria in senso concreto: l’amministrazione smette di limitarsi a valutare ciò che viene sottoposto e comincia a incidere sulla qualità di ciò che le verrà sottoposto. Il valore del lavoro pubblico si sposta dal controllo della forma ad una maggiore attenzione sulla valutazione ambientale.

Dove siamo e dove andiamo

Architettura, motore di intelligenza artificiale e integrazione con GEOscopio sono operativi: ERA è un prototipo funzionante in test interno, che sarà esteso a casi reali completate le verifiche su sicurezza e protezione dei dati.

Le stime indicano una riduzione dei tempi istruttori del 30-40%, pari a due-cinque mesi per procedimento, e una maggiore coerenza degli studi rispetto agli standard SNPA. Sono previsioni, e come tali le trattiamo: validarle su pratiche reali è il lavoro dei prossimi mesi.

Il percorso si articola su tre filoni paralleli: il trasferimento sull’infrastruttura informatica regionale con modello linguistico in locale; l’ampliamento delle banche dati territoriali e del corpus normativo; i cicli sistematici di test e affinamento, con il coinvolgimento di ordini professionali, università e Comuni. Al termine la piattaforma sarà aperta a proponenti e progettisti, con un’architettura Design for All che possa in prospettiva servire anche cittadini e soggetti competenti in materia ambientale, come strumento di trasparenza.

Nessuna di queste cose renderà semplice una valutazione ambientale, che semplice non è e non deve essere. Ma può restituire il tempo dei tecnici pubblici alla sola parte del lavoro che davvero richiede la loro competenza.

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