Christian Iaione: manca la capacità del sistema istituzionale di essere permeabile all’innovazione dal basso

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Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, intervista Christian Iaione, coordinatore di LabGov, Luiss Guido Carli, che evidenzia la necessità di una metodologia che possa far leva sulle innovazioni che nascono all’interno di comunità – digitali, sociali, urbane, locali – e vengono adottate dalla early majority

5 Ottobre 2020

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Redazione FPA

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L’emergenza covid-19 ci ha presentato un paese Italia gravemente ferito, nella dimensione sociale, economica, istituzionale e organizzativa. Ora deve trovare la forza per rialzarsi e ripartire, forse ponendo l’attenzione su quelle che sono state le sue fragilità, forse partendo dai territori perché quello che abbiamo imparato è che “non sono i grandi piani che fanno il cambiamento, ma i soggetti che devono realizzarlo”. È finito il tempo dei progetti calati dall’alto e ora possiamo avere un obiettivo comune di coerenza, data la recente introduzione fatta da Ursula von der Leyen alla commissione che ha posto la finanza verde e il digitale come temi su cui puntare.
Questa volta Gianni Dominici, nel percorso #RestarItalia, ha intervistato Christian Iaione, coordinatore di LabGov, Luiss Guido Carli, e osservatore privilegiato delle dinamiche territoriali.

L’intervista

Che paese avevamo sino a prima dell’insorgenza del covid?
Un paese – secondo Iaione – pieno di campioni individuali, di territori, di città, che hanno anche ottenuto riconoscimenti importanti a livello nazionale ed europeo, ma privo di una visione di sistema; che ha resistito alla crisi grazie a una collaborazione forte sia a livello interistituzionale che tra dimensione istituzionale e territorio.
“Il recovery Plan – afferma Iaione – può essere l’opportunità per una visione di sistema”. Soprattutto se le progettualità che verranno portate avanti rispetteranno i temi che Ursula von der Leyen ha posto.
Il nostro paese è stato sempre carente rispetto alla capacità di selezionare priorità e avanzare proposte progettuali. Spesso negli anni passati abbiamo fatto partire finanziamenti a pioggia o tematici (come gli interventi sulle periferie), chiedendo ai comuni di tirar fuori dai cassetti progetti che avevano, senza aver dato loro il tempo di elaborare progettualità avanzate e di condividerle con i territori.

Iaione ci parla di alcune esperienza maturate nel corso degli anni da parte del team di ricercatori di LabGov. Hanno lavorato sull’applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione digitale, sino a studiare gli impatti etici e sociali nei progetti dell’Open Innovation e dell’innovazione.

Iaione riporta l’esempio di un progetto realizzato a Reggio Emilia (“una città che ogni volta che lanci una sfida per l’innovazione è in grado di moltiplicarla”), in cui dei cittadini insieme con il comune e altri attori hanno generato una rete di banda larga autogestita, in un quartiere definito area grigia in termini di connettività. Si tratta di un progetto promettente proprio dal punto di vista dell’impatto sociale.

“Dall’altro – racconta Iaione – con regione Lazio abbiamo lavorato ad una legge regionale, approvata e collegata alla finanziaria, per l’istituzione della Fondazione di partecipazione “Tevere per tutti”, che vedrà coinvolti la regione, i comuni del tratto urbano, le università – Luiss e Sapienza – e chiunque altro e che farà del Tevere un luogo per la realizzazione di ‘N’ progetti di innovazione di sviluppo sostenibile come la Senna a Parigi”.

Perché le città più avanzate, con più capacità di storie di governance, sono state le più duramente colpite in termini di vittime?
“C’è un dato statistico, la maggior parte della popolazione (parliamo di città dell’Emilia Romagna e della Lombardia) vive all’interno di agglomerati urbani. C’è un divario tra nord e sud che questa volta è a vantaggio del sud. Sto lavorando – sottolinea Iaione – sia con Napoli che con Roma su dei progetti europei; andrebbe sottolineato il fatto che probabilmente in questi territori la sussidiarietà orizzontale è stata interpretata virtuosamente, mentre in Lombardia è stata forse interpretata come una forma di ritrazione del pubblico. E invece l’obiettivo della collaborazione civica è quella di aggiungere valore, avrebbe dovuto essere una forma di integrazione e non di sostituzione da parte della società civile e di abbandono da parte del pubblico di prerogative, funzioni e servizi. Andrebbe fatta una riflessione sul ri-design istituzionale”.

Molti progetti di innovazione sociale si sono avvantaggiati delle piattaforme. Questo è un cambio di passo anche per i progetti che nascono dal basso e Iaione lo conferma (rifacendosi alle teorie sulla diffusione dell’Innovazione, formulate da Everett Rogers e altri): “L’innovazione nasce all’interno di comunità coese, pionieristiche – basta vedere la blockchain o il bitcoin – e poi adottata dalla early majority. Quello che manca è la consapevolezza, la messa in campo di una procedura che possa fare leva su queste innovazioni che nascono all’interno di comunità – digitali sociali, urbane, locali – e poi vengano scalate. Questa è la capacità del sistema istituzionale di essere più permeabile a questo tipo di innovazione”.

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