Dalla Smart City alla responsive city: i cittadini al centro dei sistemi integrati di controllo e gestione del territorio

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I processi di digitalizzazione e informatizzazione degli asset urbani, della comunicazione e delle reti sono ormai ineludibili, sempre più potenti e sofisticati. Ora, spetta alle amministrazioni pubbliche la decisione strategica di comprenderli meglio e di governarli. Ne abbiamo parlato in occasione del secondo incontro dei Cantieri della Smart City, realizzato da FPA in collaborazione con Wonderware Italia, con la partecipazione, tra gli altri, dei Comuni di Firenze, Bergamo, Prato, Trento, Cremona, Parma e Napoli, la supervisione scientifica di Gianni Dominici e Daniele Fichera di FPA

1 Ottobre 2020

M

Clara Musacchio

Ricercatrice FPA

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I Cantieri della Smart City rientrano nel più ampio percorso #Restart Italia che FPA sta portando avanti e che vede al suo interno una specifica riflessione sul #futurodellecittà, riflessione che continuerà ad articolarsi nel corso dell’autunno con gli appuntamenti previsti al FORUM PA di novembre (2-6 novembre) e a FORUM PA Città,  il 16 dicembre. Oggi, 1 ottobre, si è svolto invece il secondo incontro dei Cantieri della Smart City, che è stato l’occasione per consolidare la riflessione – avviata già con il Cantiere del 25 giugno scorso – sulle leve della ripartenza delle città, alla luce dell’esperienza e della visione maturata nella gestione degli impatti dell’emergenza sanitaria.

All’incontro, realizzato da FPA in collaborazione con Wonderware Italia, azienda leader nel settore dell’information, asset e operation management, hanno partecipato, tra gli altri, i Comuni di Firenze, Bergamo, Prato, Trento, Cremona, Parma e Napoli. La supervisione scientifica è a cura di Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, e Daniele Fichera, Senior Consulting Urban Innovation FPA.

Come ha sottolineato in apertura Gianni Dominici, “quello dei Cantieri è un progetto importante, forse ambizioso, nel quale FPA intende rappresentare una piattaforma per l’incontro e il confronto tra operatori privati e pubblici per superare le criticità dei percorsi di innovazione”. 

La drammatica esperienza vissuta dalle città italiane durante i mesi del lockdown ha evidenziato la necessità di dotarsi di strumenti di presidio del territorio per l’acquisizione di dati e informazioni che consentano interventi mirati, riducendo al minimo interferenze ed inefficienze.

Si tratta di un livello di azione molto ambizioso che oggi, grazie alle tecnologie, può efficacemente essere supportato da sistemi digitali integrati di monitoraggio e controllo del territorio. Sensori, reti di comunicazione e centri di elaborazione dati sono gli elementi fondamentali di una Smart City Control Room che può gestire al suo interno un vasto numero di reti di distribuzione e di sensoristica: da quella dell’illuminazione pubblica, a quella semaforica, alle smart grid della rete idrica, ai sistemi di rilevamento della qualità dell’aria, ai sistemi di videosorveglianza etc.

“La Smart City Control Room è un sistema particolarmente performante per la gestione delle infrastrutture, dei servizi e delle emergenze in ambito urbano, la cui complessità – secondo quanto evidenziato da Daniele Fichera che ha aperto e moderato il dibattito – oltre che nell’implementazione tecnica risiede nelle dinamiche pubbliche e amministrative alla base del suo governo”.

Il principio cardine di una Smart City Control Room, tutt’altro che banale, è, infatti, quello della condivisione: condivisione di dati, delle modalità di analisi, dei modelli interpretativi e delle misure di intervento da parte dei diversi soggetti coinvolti, perlopiù gestori di reti e servizi pubblici, oltre che attori amministrativi. Come testimoniato da Gianluca Vannuccini del Comune di Firenze – che nei lavori del Cantiere ha presentato il progetto della Smart City Control Room della città (la cui messa in esercizio è prevista a dicembre 2021) – tenere insieme la molteplicità degli attori coinvolti (spesso afferenti a livelli di governo diversi)  e convincerli a superare le proprie ritrosie nella condivisione delle informazioni e dei processi “è stato un lavoro di interlocuzione permanente, possibile solo grazie alla volontà dei decisori pubblici”.

È emerso, dunque, come la complessità di un tale progetto non possa prescindere da una forte volontà politica, come debba essere parte di un processo di pianificazione strategica della città e debba dotarsi di specifiche competenze nel contesto amministrativo, in grado di coinvolgere la platea degli attori, gestire le procedure amministrative, reperire le fonti di finanziamento.

La motivazione per affrontare tale complessità può tuttavia essere rintracciata almeno in tre vantaggi:

  • la comunicazione con i cittadini: come ha rilevato Giacomo Parenti del Comune di Firenze “comunicare, ancorché il verificarsi di un disservizio, è meglio che non farlo” e la Smart City Control Room consente la segnalazione di una criticità in tempo reale;
  • prendere decisioni basate su informazioni e dati reali: “troppo spesso, soprattutto in occasione di eventi estemporanei, si prendono decisioni sulla base di tante emozioni e poche informazioni. Nelle decisioni c’è sempre una componente emotiva, ma avere informazioni e dati corretti aiuta a prenderle in maniera più consapevole” ha sottolineato, ancora, Parenti. La Smart City Control Room sposa appieno il principio della data driven decision: estrae i dati, li elabora in informazioni e supporta le scelte;
  • affidamento chiaro dei centri di competenza e di responsabilità nel coordinamento degli interventi. La compresenza di diverse utilities nello stesso luogo agevola la ripartizione degli incarichi e il coordinamento degli interventi.

I partecipanti al secondo incontro dei Cantieri della Smart City hanno accentuato aspetti e peculiarità diverse dei temi proposti in base all’esperienza dei propri territori.

Per Giacomo Angeloni del Comune di Bergamo “soprattutto dopo l’esperienza del lockdown la smart city non può non mettere nel proprio focus la centralità della persona e per questo non può non essere una adaptive city, cioè una città dotata di capacità adattive al sopraggiungere di eventi non prevedibili”. Ines Seletti del Comune di Parma ha evidenziato che “abbiamo tantissimi dati ma poche professionalità in grado di analizzarli ed elaborarli per restituirli ai decisori”, mentre secondo Simonetta Fedeli del Comune di Prato occorrerebbe uno specifico focus sulle fonti di finanziamento. Franco Amigoni del Comune di Fidenza ha accentuato l’opportunità di fare rete per i comuni medio piccoli e Giacomo Fioroni del Comune di Trento ha ribadito la necessità di un approccio top down all’avvio del processo, per ancorare la condivisione delle informazioni a finalità di pubblica utilità.

L’aspetto pubblico, anzi “comune” dei dati, è particolarmente rilevante per la città di Napoli che, come testimoniato da Monica Buonanno, con la delibera “Dato bene comune” ha sposato il principio della sovranità dei cittadini nella proprietà e nell’utilizzo dei dati ed è impegnata in un percorso di armonizzazione delle banche dati dell’amministrazione comunale.

“Sembra un percorso difficile da tutti i punti di vista” ha concluso Maurizio Manzi del Comune di Cremona “ma le testimonianze di oggi accendono una luce in fondo al tunnel e sono fonte di forte motivazione per iniziare ad aprire i tavoli e coinvolgere gli operatori per pianificare una Smart City Control Room”.

I processi di digitalizzazione e informatizzazione degli asset urbani, della comunicazione e delle reti sono ormai ineludibili, sempre più potenti e sofisticati. Ora, spetta alle amministrazioni pubbliche la decisione strategica di comprenderli meglio e di governarli.

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