Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Nicos Komninos: la smart city nasce dall’intelligenza collettiva

Home Città e Territori Nicos Komninos: la smart city nasce dall’intelligenza collettiva

Nicos Komninos è professore ordinario in Urban Development and Innovation Policy presso l’Aristotele University of Thessaloniki. Inoltre è il fondatore e il direttore dell’Urban and Regional Innovation (URENIO) Research, uno dei principali centri di ricerca a livello mondiale nello studio delle modalità di integrazione delle tecnologie digitali nei contesti urbani, con particolare riferimento ai modelli della digital city, dell’intelligent city e della smart city. Sarà uno dei protagonisti di Smart City Exhibition 2013.

4 Settembre 2013

F

Francesca Battistoni

Nicos Komninos è professore ordinario in Urban Development and Innovation Policy presso l’Aristotele University of Thessaloniki. Inoltre è il fondatore e il direttore dell’Urban and Regional Innovation (URENIO) Research, uno dei principali centri di ricerca a livello mondiale nello studio delle modalità di integrazione delle tecnologie digitali nei contesti urbani, con particolare riferimento ai modelli della digital city, dell’intelligent city e della smart city. Sarà uno dei protagonisti di Smart City Exhibition 2013.

Cosa è una Smart City secondo te?

La Smart city è un territorio con alta capacità di apprendimento e innovazione che è costruito sulla base della creatività delle sue comunità, delle sue istituzioni e della sua infrastruttura digitale per la comunicazione e la gestione della conoscenza.

All’interno di questa definizione rientrano tutte le componenti fondamentali di una città intelligente quali l’innovazione, la creatività, la conoscenza, le persone che costituiscono le comunità e, ovviamente, la tecnologia.

Quanto conta la dimensione tecnologica in una Smart City?

La matrice tecnologica, che deriva dal modello della Digital City, è fondamentale in una città intelligente, ma non è sufficiente.

L’infrastruttura intelligente permette di raccogliere l’enorme quantità di dati e di informazioni intangibili che una città produce in tempo reale e di collegarli con il suo tessuto urbano e con gli attori che operano al suo interno, i quali possono svolgere le loro attività, utilizzare servizi e prendere decisioni in modo più efficiente.

Come la Smart city secondo te può contribuire a risolvere i problemi della città contemporanea?

Sono quattro le aree in cui la Smart city può contribuire a risolvere i problemi delle città contemporanee:

1) migliorare l’economia dell’innovazione sia nei  settori o cluster sia in termini di orientamento alle esportazioni;

2) migliorare le infrastrutture e le Utilites diffondendo applicazioni nei campi della mobilità, reti energetiche e reti intelligenti;

3) migliorare la qualità della vita sia nei campi più fertili per l’innovazione sociale (welfare, istruzione), sia nel campo dell’ambiente (per esempio attraverso il monitoraggio delle condizioni ambientali);

4) migliorare il governo della città in termini di processi decisionali e partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Perché una Smart city è in grado di mobilitare risorse che producono cambiamento e affrontano problematiche fondamentali per una città? 

Una Smart city nasce dall’integrazione di tre elementi: la città, la conoscenza, lo spazio digitale. 

La sua applicazione è particolarmente importante se consideriamo che, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, da qui al 2050 la popolazione raddoppierà e questo significa che avremo un aumento notevole di domanda di spazio urbano, di infrastrutture e servizi. 

La Smart city può essere il framework ma anche il fieldwork in cui l’azione dell’intelligenza collettiva diventa reale.

Pur essendo un sistema complesso, esso può offrire sicuramente più risorse rispetto alla città tradizionale perché non mette a disposizione solo servizi ma tools digitali che abilitano le persone ad essere attive, a confrontarsi e a collaborare.

Ci puoi raccontare uno dei tanti progetti in cui sei stato coinvolto e che aiuta la smart city a diventare il framework dell’azione collettiva?

Il progetto ICOS è molto interessante in questo senso. ICOS è acronimo di Intelligent Cities Open Source, una comunità di sviluppatori, progettisti, ingegneri e utenti che operano nel settore delle città intelligenti.

ICOS è rivolto a chiunque sia interessato allo sviluppo di città intelligenti e cerca soluzioni e applicazioni che sono state attuate con successo in altre città, applicazioni soprattutto open source. 

Dal lato dell’offerta tecnologica, si rivolge a sviluppatori che desiderano diffondere le applicazioni e le soluzioni che hanno creato.

Dal lato della domanda, ICOS è rivolto alle autorità cittadine, ai responsabili delle infrastrutture e delle utility manager, agli stakeholder della città che desiderano utilizzare le soluzioni per le Smart City, al fine di aumentare la competitività, la coesione e la sostenibilità della città.

C’è una vasta gamma di tecnologie e soluzioni disponibili per le città intelligenti, di cui gli amministratori locali devono tener conto. ICOS aiuta a gestire la complessità che è diventata una questione chiave per la maggior parte delle città.

Come è possibile amplificare l’intelligenza di una città?

La smart city è una città collettiva che nasce dalla collaborazione, quindi amplificare l’intelligenza di una città vuol dire prima di tutto migliorare la collaborazione. L’altra modalità è quella di investire sui sensori e sulle infrastrutture che ci permettono di mappare e monitorare i processi di funzionamento della città. In questo modo possiamo guardare alla città come a un sistema e progettare interventi per migliorarla.

Qual è il processo che conduce alla nascita di una Smart city? Esiste un modello che può essere seguito dalle città che aspirano a diventare smart?

Ottima domanda. Non esiste un vero e proprio modello ma possiamo parlare invece del processo descrivendolo come una roadmap in 7 step:

1) Descrizione della città con i suoi distretti e comunità

2) Ecosistema dell’innovazione: qual è il processo di conoscenza per affrontare i problemi della città?

3) Spazio digitale e ambiente intelligente: web 2.0, crowdsourcing, social media, mobile app utili a supportare fase 1 e 2

4) Strategia: integrazione dei punti 1, 2 e 3 per cercare soluzioni intelligenti

5) Applicazioni e soluzioni per la città

6) Business models per la produzione di nuovi servizi sostenibili

7) Misurazione dei risultati 

In sostanza il processo consiste nell’analizzare le tre componenti fondamentali (città, conoscenza e spazio digitale) e nel capire come combinare al meglio questi elementi per poi giungere a soluzioni concrete. Si tratta di adottare un sistema di Planning and government centrato sul processo piuttosto che definire un modello di Smart city in cui personalmente non credo.

Su questo argomento

APP PA: l'elenco delle app ufficiali della Pubblica Amministrazione