Partire dallo smart working per progettare la “città della prossimità”: l’esperienza di SmartBO - FPA

Partire dallo smart working per progettare la “città della prossimità”: l’esperienza di SmartBO

Home Città e Territori Partire dallo smart working per progettare la “città della prossimità”: l’esperienza di SmartBO

Il lavoro è uno degli elementi centrali della vita di una città e del suo territorio metropolitano e i nuovi modi di lavorare possono indurre profondi cambiamenti nelle abitudini di mobilità e aprire nuove prospettive per il welfare e la parità di genere e per una profonda trasformazione degli assetti urbani. Ecco perché SmartBO, nato come Tavolo di organizzazioni pubbliche e private del territorio bolognese, vuole diventare sempre più uno strumento di programmazione territoriale per lo sviluppo sostenibile

25 Novembre 2021

B

Mariagrazia Bonzagni

Direttrice Area Programmazione Controlli e Statistica presso Comune di Bologna

Photo by Austin Distel on Unsplash - https://unsplash.com/photos/_S7-KX8geL0

Ascolta l'articolo

Quando parliamo di smart working o di lavoro ibrido dobbiamo considerare sempre che i nuovi modi di lavorare possono impattare positivamente sull’efficacia e produttività delle PA e delle aziende, sul benessere personale e organizzativo e sulla migliore gestione degli spazi collettivi, fino a indurre profondi cambiamenti nelle abitudini di mobilità e ad aprire nuove prospettive per il welfare e la parità di genere e per una profonda trasformazione degli assetti urbani. Questa è una delle riflessioni maturate grazie alla sperimentazione pratica del lavoro agile avvenuta negli ultimi due anni all’interno dell’esperienza SmartBO, portata avanti una rete di organizzazioni pubbliche e private del territorio bolognese insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna.

Un’esperienza che ha rafforzato altre due convinzioni. La prima, che uno dei più importanti compiti dell’ente locale è quello di favorire sinergie, promuovere collaborazioni, facilitare soluzioni a problemi comuni, aprendo spazi di co-costruzione in cui valorizzare e condividere le iniziative e le scelte autonome dei soggetti economici e delle organizzazioni pubbliche e private del proprio territorio, al fine di contribuire allo sviluppo e alla crescita della comunità amministrata. E la seconda (ma solo in ordine ci citazione e non di importanza), che il lavoro è uno degli elementi centrali della vita di una Città e del suo territorio metropolitano, poiché le sue dinamiche incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone, sulla mobilità, sulla concezione degli spazi e sulle prospettive di sviluppo economico e sociale.

24 ottobre 2019: nasce SmartBO

Sono passati due anni dalla Giornata del Lavoro Agile di Bologna, quando 20 organizzazioni pubbliche e private del territorio bolognese hanno sottoscritto con il Comune e la Città Metropolitana di Bologna il protocollo d’intesa per dar vita al Tavolo SmartBO.

Per comprendere il percorso che ci ha portato a SmartBO bisogna fare un passo indietro fino al 2016-2017. In quegli anni era già forte l’idea di sperimentare lo smart working in Comune[1], ma quando tentavamo di rendere concreta l’idea, i problemi e i dubbi prendevano il sopravvento. Così, quando nell’aprile 2017 il dipartimento per le pari opportunità ha lanciato la manifestazione di interesse sul progetto “Lavoro Agile per il Futuro della PA”, abbiamo colto la palla al balzo decidendo di aderire, in rete con la Regione Emilia-Romagna. Quel progetto ci ha fornito l’energia per partire, a fine 2018, con i primi 100 smart worker sperimentatori, pionieri ed ambassador. Nel frattempo, con la Città Metropolitana, la Regione ed altri partner, abbiamo partecipato ad un avviso dell’Agenzia per la Coesione con il Progetto “VeLA. Veloce, Leggero, Agile: Smart Working per la PA” che ha ulteriormente contribuito a consolidare il nostro progetto di smart working.

Insomma il dado era tratto.

La pandemia: un freno ma anche un’opportunità

Dopo il 24 ottobre 2019 le organizzazioni di SmartBO hanno avuto solo il tempo di farsi gli auguri di Natale ed è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. Abbiamo subito deciso che, in una fase in cui la pandemia stava attivando pratiche di smart working (o presunto tale) con grande risonanza mediatica in tutto il Paese, SmartBO doveva esprimere una posizione unitaria che marcasse la sostanziale differenza tra il “vero” smart working e quello “straordinario”, obbligatorio e “domiciliare”, legato all’emergenza.

Nello stesso tempo SmartBO, nel periodo più difficile della pandemia, ha dovuto, almeno in parte, modificare le proprie priorità per:

  • supportare le organizzazioni a interpretare e applicare le normative emergenziali e facilitare il confronto reciproco;
  • organizzare formazione a distanza per manager e worker delle aziende;
  • realizzare indagini e momenti di ascolto [2] per verificare l’impatto della pandemia sul modo di lavorare e su come lo smart working straordinario e l’utilizzo forzato delle tecnologie digitali stavano cambiando il lavoro delle persone e la loro produttività.

È stata una sorpresa constatare che durante il periodo più difficile, quello tra marzo 2020 e maggio 2021, il numero delle organizzazioni di SmartBO è più che raddoppiato (oggi sono circa 50) e questo ha consentito di guardare al “dopo pandemia”, cercando di trasformare l’opportunità offerta dall’emergenza in un’occasione di innovazione.

L’obiettivo del Comune, che coordina il Tavolo, era quello di evitare che lo smart working “emergenziale” fosse una parentesi scomposta e improvvisata e solo uno strumento per affrontare questa emergenza. Volevamo diventasse anche un’occasione per “fare cultura”, per fare crescere il “vero” smart working e farci trovare pronti ad affrontare il futuro.

La pandemia è stata un forte acceleratore di innovazione digitale e un grande esperimento sociale che ha fatto toccare con mano l’impatto potenziale del lavoro a distanza, ovviamente se declinato e progettato correttamente, sul livello di autonomia, crescita professionale e benessere delle persone, sui livelli di innovazione organizzativa e culturale e sulla digitalizzazione di imprese e PA ma anche sui tempi di commuting e sul traffico nelle nostre città oltre che sul diverso uso degli spazi che, in prospettiva, lo smart working potrebbe abilitare.

Ormai c’è una consapevolezza diffusa della correlazione tra smart working e sostenibilità ma per noi che, in tempi non sospetti, abbiamo fatto nascere SmartBO proprio su questo presupposto – cioè che lo smart working fosse una leva di benessere e sviluppo win-win-win per persone, organizzazioni e territorio – è una grande soddisfazione.

SmartBO: prossimo obiettivo, progettare la città della prossimità

Giunti a festeggiare il 2° compleanno e dopo il superamento della fase critica dell’emergenza, l’obiettivo è ora quello di avviare un percorso evolutivo, coinvolgendo le aziende in un lavoro di co-progettazione per fare di SmartBO sempre più uno strumento di programmazione territoriale per lo sviluppo sostenibile. Questa co-progettazione è finalizzata a “disegnare” il futuro del Tavolo e il suo ruolo nella città e nel territorio nella fase post-pandemia, puntando in particolare ad una riflessione su spazi e luoghi di lavoro e sulla mobilità casa-lavoro.

Queste, in sintesi, alcune azioni del piano di sviluppo:

  • trasformare il Tavolo in una vera e propria Rete pubblico-privata attraverso un Accordo basato su uno scopo e una visione comune dei nuovi modi di lavorare e del loro impatto sulla città e la condivisione di spazi e luoghi di lavoro, di servizi, opportunità e regole, in un’ottica inclusiva delle persone più fragili e generativa di benessere e innovazione;
  • identificare, mappare e condividere luoghi e spazi di lavoro da parte delle organizzazioni di SmartBO per cercare di promuovere il lavoro in luoghi prossimi ai luoghi di vita, favorendo nel contempo la socializzazione e contaminazione tra lavoratrici e lavoratori di aziende diverse, pubbliche e private, cercando di superare la città “delle distanze” ma anche prendendo le distanze dallo smart working come lavoro domiciliare, scongiurando il rischio della città “del tutto/tutti a casa/da casa” [3];
  • la citata azione impatta e richiede contestualmente di agire sulle modalità e sui tempi del commuting, offrendo l’opportunità di piani di spostamento casa-lavoro (Pscl) più sostenibili. Tale azione sarà facilitata anche dalla nuova e innovativa piattaforma di MMS (Mobility Management System) – appena progettata dal Comune e coerente con le recenti Linee Guida approvate con decreto del ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili – che consentirà di:
    • conoscere disponibilità e motivazioni di lavoratori e lavoratrici rispetto a comportamenti e scelte di mobilità;
    • facilitare il processo di integrazione delle informazioni delle aziende (dei loro mobility manager) tra di loro e con il Comune di Bologna (mobility manager di area);
    • assumere decisioni informate e condivise per nuovi e/o più sostenibili Piani di Spostamento Casa-Lavoro;
    • monitorare i progressi nel tempo e a livello di territorio delle misure assunte in ambito di mobilità sostenibile e di innovazioni organizzative funzionali.

In altri termini, renderà possibile una visione di “sistema” del commuting della città, meno “verticale” rispetto alla prospettiva della singola azienda.

SmartBO ha dunque davanti a sé un terzo anno di vita ricco di possibilità e di opportunità di incidere davvero sulla sostenibilità e sull’innovazione della città di Bologna.


[1] Chi scrive, in quel periodo e sino a fine 2019, era direttrice del Personale del Comune

[2] E’ stata realizzata un’indagine nell’aprile 2020 su circa 4000 dipendenti di SmartBO dalla quale sono emerse informazioni interessanti: la maggior parte delle persone dichiarava che la qualità del loro lavoro era rimasta costante (e per il 30% era addirittura cresciuta), che avevano imparato a lavorare a distanza (95%), ad utilizzare le tecnologie (78%) e a lavorare per obiettivi (68%); dai dati si rilevava anche un impatto ambientale molto potente: in una sola giornata di lavoro agile per i circa 4000 dipendenti erano 162.000 i km non percorsi per recarsi al lavoro per un equivalente di 1373 alberi piantati al giorno (praticamente un nuovo bosco ogni giorno)

[3] Ezio Manzini “Abitare la prossimità. Idee per la città dei 15 minuti”, Egea, 2021.

Su questo argomento

"Nutrire Trento": un progetto culturale, un tavolo di lavoro e una piattaforma sulle politiche del cibo, dalla produzione allo smaltimento