Gabriele Ferrieri: “Ripensiamo dalla base i percorsi formativi per incentivare le competenze innovative” - FPA

Gabriele Ferrieri: “Ripensiamo dalla base i percorsi formativi per incentivare le competenze innovative”

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Con Gabriele Ferrieri, Presidente di ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, abbiamo parlato di come valorizzare i giovani, i talenti e le loro competenze per favorire la ripartenza del nostro Paese. Dobbiamo certamente ripartire dall’istruzione e dalla didattica (non solo nell’Università, ma fin dai primi anni di scuola) per formare competenze trasversali. Ma abbiamo parlato anche di città innovative, del ruolo delle start up e del rapporto tra innovazione e Pubblica amministrazione

11 Maggio 2021

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Redazione FPA

Presidente di ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori), Gabriele Ferrieri è tra i 100 under 30 di Forbes Italia per il 2021 e ha lavorato in passato anche come consulente per importanti pubbliche amministrazioni, come Regione Lazio e Comune di Milano. Esperto di digital trasformation, pubbliche relazioni, innovazione legislativa, smart city e startup, ci è sembrato la persona adatta per un confronto su come valorizzare i giovani, i talenti e le loro competenze per favorire la ripartenza del nostro Paese. Ma non solo, in questa intervista di Gianni Dominici per il percorso #RestartItalia, troverete anche spunti di riflessione su altri temi: dalla trasformazione tecnologica e digitale, fondamentale per il rilancio economico e sociale dell’Italia, alla nuova visione di città innovativa; dalla situazione della nostra PA a livello di innovazione, alle azioni che si dovrebbero mettere in atto per promuovere le competenze trasversali a partire dalla scuola secondaria.

Il ruolo di ANGI

Mettere al centro dell’agenda del Paese i giovani e l’innovazione in tutte le sue forme: questo l’obiettivo dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, un progetto nato nel 2017 e oggi composto da una community di oltre 5.000 partner (giovani legati al mondo delle imprese e delle startup, professionisti dell’innovazione, ma anche scuole, università, enti di ricerca, fondazioni e soprattutto una vasta rete di realtà del mondo corporate che sostengono tutte le attività). Sensibilizzazione (programmi di alta formazione e dialogo su tutto il territorio), sinergia pubblico-privato, valorizzazione dei giovani talenti (anche a livello internazionale): questi i principali focus di ANGI.  

Digitale e innovazione come premessa per la ripartenza

Nell’individuare le lezioni apprese dall’emergenza sanitaria, Ferrieri sottolinea come sia diventato ancora più evidente il divario digitale del nostro Paese rispetto ad altri Paesi europei. La PA in particolare ha sofferto queste mancanze sia a livello di competenze che a livello di struttura, pur essendosi mostrata molto recettiva nell’abbracciare i temi legati al mondo del digitale. Si è capito anche come la preparazione abbia pagato, anche nel mondo privato, basti pensare alle startup innovative che hanno saputo meglio rispondere ai cambiamenti del mercato rispetto alle aziende tradizionali. Ora è fondamentale incentivare i processi che si stanno avviando per poter ripensare un’Italia più innovativa, inclusiva e digitale, progetti fondamentali specialmente nella sfida del Next Generation UE.

Semplificare la PA

Bisogna incentivare tutte le azioni che possono velocizzare i processi di innovazione e digitalizzazione della PA e semplificare il dialogo tra il cittadino, le imprese e le pubbliche amministrazioni. Questi processi possono avere un’importante ricaduta economica e sociale, sottolinea Ferrieri, considerando quanto costa la “burocratizzazione” in Italia.

Come cambia l’idea di smart city

La pandemia ha mostrato come quelle che consideravamo “smart city” evidentemente avessero delle lacune, pensiamo a Milano che ha subito in maniera molto forte l’impatto dell’emergenza sanitaria. Questa esperienza può essere davvero utile per ripensare alcuni meccanismi legati ai servizi per il benessere della persona, ma anche la questione dell’ambiente e il tema della struttura cittadina e della viabilità. Dobbiamo trovare nuove soluzioni che ci permettano di ristabilire la competitività, anche guardando all’esempio di città che hanno saputo dare una risposta migliore alla pandemia, ripensando la smart city in un’ottica 4.0 che unisca elementi più tradizionali ad elementi di maggiore innovazione. E trovando anche un nuovo equilibrio nella geografia dei territori, creando nuovi hub di innovazione non soltanto nelle grandi metropoli, ma anche in centri più piccoli che si possono ripopolare e valorizzare, specialmente nelle regioni del mezzogiorno.

Competenze dentro e fuori la PA: ripartiamo dalla scuola

Sarebbe importante pensare a un rinnovamento totale dei processi didattici, puntando sulle competenze trasversali a partire dalla scuola secondaria, unendo la teoria alla pratica laboratoriale, tramite attività di gruppo e focalizzandosi poi su quelli che sono i trend del lavoro del futuro, come intelligenza artificiale, robotica e internet delle cose. Bisognerebbe poi cercare di rendere l’Italia più attrattiva per i propri talenti, sostenendo anche con dei fondi ad hoc tutti i progetti di eccellenza. Abbiamo ora l’opportunità di rimettere al centro i giovani e le competenze, non dobbiamo perdere questa occasione.

Cosa dovrebbe fare la pubblica amministrazione per attrarre talenti

La pubblica amministrazione deve essere sicuramente più flessibile e la sua classe dirigente deve poter fare anche delle scelte coraggiose, deve poter investire maggiormente nel capitale umano mentre spesso, anche per questione di costi, si cerca di esternalizzare e questo non aiuta la valorizzazione di giovani talenti da poter far crescere all’interno della pubblica amministrazione. Inoltre, dovremmo dare voce agli amministratori locali e mettere al centro la meritocrazia. Si deve lavorare, infine, affinché la pubblica amministrazione venga vista come un’alleata e non come una nemica dall’ecosistema industriale, economico e sociale.

Perseverare come ricetta per riuscire

“Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”, con questo aforisma di Thomas Alva Edison si chiude l’intervista a Ferrieri. Un invito a perseverare e a non vedere le proprie azioni come insuccessi, bensì come esperienze. Un approccio che ci può aiutare a ritrovare la creatività e, quindi, la centralità rispetto agli altri Paesi.

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