Italia Digitale 2.0: banda larga ed altre questioni

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Secondo una ricerca Gartner, resa nota ieri, l’Italia è fuori dalla classifica dei top 20 per penetrazione di banda larga nel mercato domestico e lo sarà ancora nel 2013. Ieri, a margine della presentazione del Rapporto 2009 Italia Digitale 2.0, Gabriele Galatei, presidente Telecom Italia, ha affermato che “il governo italiano è consapevole della necessità di puntare sulla banda larga e sull’Ict, ma nonostante questo non è determinato a investire sul settore”. Una giornata di numeri, dunque, non proprio fausti per questa Italia digitale che fa fatica a decollare e per cui la banda larga, pur prioritaria, non è la sola questione.

29 Settembre 2009

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Chiara Buongiovanni

Articolo FPA

Secondo una ricerca Gartner, resa nota ieri, l’Italia è fuori dalla classifica dei top 20 per penetrazione di banda larga nel mercato domestico e lo sarà ancora nel 2013. Ieri, a margine della presentazione del Rapporto 2009 Italia Digitale 2.0, Gabriele Galatei, presidente Telecom Italia, ha affermato che “il governo italiano è consapevole della necessità di puntare sulla banda larga e sull’Ict, ma nonostante questo non è determinato a investire sul settore”. Una giornata di numeri, dunque, non proprio fausti per questa Italia digitale che fa fatica a decollare e per cui la banda larga, pur prioritaria, non è la sola questione.

Diverse testate on line di settore accendono in questi giorni i riflettori sulla banda larga.
La società Gartner rende noto, con la sua ultima ricerca “Next phase of growth in worldwide consumer fixed broadband”, che la crisi economica globale non è da considerarsi un fattore di freno all’adozione della banda larga nelle famiglie. Dalle previsioni si evince che entro la fine dell’anno 1 abitazione su 5 nel mondo avrà una connessione fissa broadband, per un totale di 422 milioni di famiglie dotate di banda larga nel 2009, in crescita fino a 580 milioni nel 2013.
Amanda Sabia, Principal Research Analyst della Gartner, spiega che tra i motivi di tenuta e crescita della banda larga nei mercati consumer, va considerata la maggiore accessibilità dei prezzi per l’acquisto di PC, la riduzione del costo degli abbonamenti e il varo di piani di incentivi economici da parte dei governi. “A beneficiare dell’aumento delle connessioni – conclude – saranno anche i produttori di modem, router e pc e i fornitori di infrastruttura per i carrier”.
Quanto al valore del mercato, si stima che a livello mondiale il settore dei servizi consumer voce-Internet-banda larga fissa ha raggiunto il valore di 372 miliardi di dollari nel 2008, con un contributo dei servizi di accesso al broadband stimato al 27%, mentre nel 2013 gli stessi servizi contribuiranno per il 40% su un totale stimato a 347 miliardi di dollari.


E l’Italia?

L’Italia non sembra cavalcare il trend, se si considera che è esclusa dalla Top20 Broadband Household Penetration by Market, classifica guidata dalla Corea del Sud con una percentuale di penetrazione dell’86% e chiusa dall’Austria con il 48%. Altri Paesi europei in classifica: Olanda (al secondo posto con l’80%), Danimarca 75%, Svizzera 69%, Norvegia 67%, Francia e Regno Unito con il 63%, Finlandia 62%, Belgio 58%, Spagna 56%, Germania 55%, Svezia, Irlanda e Austria con il 48%.
L’Italia non rientrerà tra i primi 20 neanche nel 2013 quando, secondo le previsioni, la classifica sarà ancora guidata da Corea del Sud con il 93% e Olanda con l’88% e chiusa da Svezia e Austria con il 54%.
Dal Rapporto 2009 Italia Digitale 2.0, emerge che il 92% delle linee è abilitabile alla banda larga, pur persistendo un digital divide notevole soprattutto nelle aree e nei distretti industriali. Nel 2009 le famiglie italiane con connessione a internet in banda larga hanno superato i 10 milioni, includendo nel conteggio le famiglie connesse in mobile broadband.
Il Rapporto rileva che persiste un digital divide infrastrutturale che coinvolge ancora il 12% della popolazione.
“Più pesante – sostiene il Presidente Stefano Pileri, Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici – è il ritardo infrastrutturale per le connessioni con velocità vicine ai 20 MB, di cui sono privi oltre 22 milioni di italiani. Per questo serve un forte sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali degli operatori, peraltro ben descritto e progettato nel Piano Banda Larga del Vice Ministro Paolo Romani”.


Non solo banda larga
Nello stesso Rapporto Italia Digitale 2.0 i numeri confermano ciò che da tempo sappiamo, ovvero che “il digital divide coinvolge anche aspetti socio demografici e culturali”. Le famiglie dotate di un PC sono il 52%, mentre solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni accede tramite internet ai servizi disponibili on line. Per quanto riguarda i collegamenti in mobilità, nella seconda metà del 2008 gli utenti connessi sono stati 6 milioni, ovvero il 28% degli utenti internet a fine anno. Due i cluster principali: business users e giovani.
Tutti i Comuni sono informatizzati, accedono a Internet, perlopiù in banda larga e l’82% ha un sito web. Poco diffusi i servizi on line, il 59% dei siti comunali si limita ad offrire contenuti informativi, il 37% consente di scaricare moduli e il 4% mette a disposizione applicazioni interattive, quali l’avvio e/o conclusione di pratiche e pagamenti on line.
“Il mondo della Sanità – si legge nel Rapporto – mostra livelli elevati di diffusione dell’Ict, più o meno per tutte le principali piattaforme: internet 100%; banda larga 98%, sito 84%, intranet 81%, cellulare 58% e sistemi di videocomunicazione 15%. Tuttavia le opportunità offerte dalle reti in banda larga sono ancora poco sviluppate”. Sulla base di confronti internazionali, si stima che con la diffusione della telemedicina si potrebbero ottenere benefici e risparmi dal 2% circa fino al 10% della spesa sanitaria nazionale.
1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%. Nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti, la diffusione di piattaforme Ict di base rispecchia la media UE27, ma in generale l’innovazione digitale è ancora poco associata alla possibilità di sviluppare il business.
Si stima, infine, il contributo del Settore servizi innovativi e tecnologici all’economia del Paese. “Il Settore – si legge – conta circa 1 milione di imprese e 2,5 milioni di addetti, con un volume di affari di circa 350 miliardi di euro. Una crescita nell’ultimo quinquennio del 33% in termini di investimenti, pari a circa 24 miliardi l’anno, e del 20% in termini di occupati. Nonostante la crisi economica, permane un effetto moltiplicatore, pari a 2,38, su tutto il sistema economico italiano. Il valore aggiunto prodotto direttamente dal settore è pari al 13% del PIL, ma raggiunge il 30% se si valuta il contributo indiretto fornito agli altri settori dell’economia”.


Cosa fare?

A margine della presentazione dell’Osservatorio Italia Digitale 2.0, da più voci emerge l’urgenza di “realizzare un Progetto Paese sistemico, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile”.
Nell’erogazione sempre più completa di servizi on line da parte della PA si individua un driver fondamentale, mentre si sollecita una veloce attuazione del Piano egov 2012 e del Piano Banda Larga. Un punto nodale, si sottolinea, è la predisposizione delle risorse economiche necessarie.

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