Transizione ecologica e rilancio del Paese: la visione del MiTE per un nuovo modello di sviluppo - FPA

Transizione ecologica e rilancio del Paese: la visione del MiTE per un nuovo modello di sviluppo

Home Economia Transizione ecologica e rilancio del Paese: la visione del MiTE per un nuovo modello di sviluppo

A FORUM PA 2021 il Ministero transizione ecologica (MiTE) ha approfondito in cinque appuntamenti modelli, strategie e azioni per un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità sociale, economica e ambientale. Fonte di ispirazione dichiarata sono sia l’Agenda 2030 sia le linee guida della Commissione europea, in particolare quelle connesse al Next Generation EU

1 Luglio 2021

Photo by Sebastian Pichler on Unsplash - https://unsplash.com/photos/8CCQ-55MTUw

Il Ministero transizione ecologica (MiTE), all’interno del FORUM PA 2021, ha organizzato una Rubrica PA in cinque appuntamenti per riaffermare il ruolo della transizione ecologica per il rilancio del Paese in fase post-Covid 19, grazie alla definizione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità sociale, economica e ambientale. Fonte di ispirazione dichiarata sono sia l’Agenda 2030 sia le linee guida della Commissione europea, in particolare quelle connesse al Next Generation EU.

La concretizzazione delle strategie è resa possibile dall’indicazione di azioni integrate, di pratiche, metodi e modelli innovativi, accanto al coinvolgimento dei territori e delle istituzioni locali (Regioni, città metropolitane, provincie autonome, ecc.), delle attività economiche, della società civile, del mondo della ricerca. A tirare le fila è il MiTE la cui creazione stessa indica la volontà di concretizzare gli obiettivi indicati nella Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS).

Azioni integrate per la transizione ecologica e la ripresa sostenibile del Paese 

Il primo appuntamento ha evidenziato l’Agenda 2030 come fonte di ispirazione del piano per lo sviluppo sostenibile che prevede azioni integrate, andando ad includere “gli obiettivi sociali, ambientali ed ecologici che si arricchiscono e si contaminano l’uno con l’altro e puntando alla territorializzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile”, come ha ricordato Mara Cossu – direzione generale per la crescita sostenibile e la qualità dello sviluppo, MiTE – precisando che il PNRR potrà rispettare tempi e modi richiesti dall’EU solo se riuscirà a creare modelli organizzativi a livello territoriale in grado di raccogliere l’ingaggio.

Fondamentali, dunque, le azioni pilota che vanno a integrate temi climatici, di economia circolare, di riconnessione uomo e natura, della costruzione nelle città un nuovo modello produttivo, di inclusione sociale e presuppongono la partecipazione di più settori e professionalità con l’obiettivo di mettere a sistema le esperienze.

Nell’incontro sono state presentate alcune best practice:

  • ECO-BATI (Regione Piemonte) con l’obiettivo di rafforzare l’edilizia e riqualificare le procedure di appalto legate agli edifici pubblici, anche attraverso i principi del green procurement;
  • Certificazione EMAS – Legno Arredo e Sistema Casa FVG (Friuli-Venezia Giulia), che punta ad applicare i principi di sostenibilità al settore arredo e coinvolgere le microimprese nelle politiche ambientali;
  • Transizione verso l’economia circolare nel territorio collinare e montano (Città Metropolitana Bologna), per rendere più attrattivi i territori collinari e montani con il mantenimento del manifatturiero e nuove attività innovative, basate sull’economia circolare;
  • Aree Produttive Aree Proadattive (Ap+A) (Politecnico di Milano), con l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità nelle aree produttive della città Metropolitana di Milano (30% aree occupate).

L’Agenda 2030 a supporto della ripresa del Paese

Come anticipato, l’Agenda 2030 rappresenta il framework entro cui orientare le politiche pubbliche sulla sostenibilità. “L’Italia non solo l’ha approvata ma ha contribuito alla sua formulazione –  ha sottolineato Francesca De Crescenzo, Esperto Senior – DG CRESS Ministero della Transizione Ecologica – Sogesid – E’ un documento ambizioso che si rivolge al pianeta e alle persone per promuovere pace, prosperità e maggiore libertà e che, come metodo di azione, sceglie il partenariato”. Si tratta di capire come l’attuazione dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fra loro integrati su 3 dimensioni (sociale, ambientale ed economica) possa favorire lo sviluppo sostenibile. L’Italia, in un processo di due anni, ha deciso di radicare le indicazioni articolandola, secondo le 5P: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership.

Per il successo dell’attuazione, un elemento importante è la coerenza con la strategia Next generation EU e la programmazione di investimenti europea, oggetto di un’analisi illustrata da Luigi Corvo, Ricercatore presso il Dipartimento di Management e Diritto e fondatore Open Impact spin off della ricerca – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”/ Open Impact: “Una strategia di sviluppo sostenibile deve riuscire ad integrarsi e accrescere il valore della strategia dominante che determinerà il valore delle risorse finanziarie per i prossimi 4 anni (Next generation EU) e agganciarsi alla programmazione delle risorse europee con orizzonte di 7 anni”. Nell’incontro sono stati inoltre presentati i percorsi di Regione Veneto, Regione Liguria e Regione Umbria, che ha attuato una collaborazione interregionale con Marche e Abruzzo.

ll ruolo del MiTE per la ripresa sostenibile del Paese

Il terzo incontro ha affrontato il ruolo del MiTE nel processo di revisione della SNSvS che prevede un aggiornamento ogni tre anni e ha subito rallentamenti a causa della pandemia. Se ne prevede l’approvazione a ottobre 2021, con la definizione puntuale di obiettivi e indicatori, non definiti nel piano del 2017, per arrivare alla Conferenza per lo sviluppo sostenibile a dicembre.

“La strategia nazionale assume le 5 P di Agenda 2030, con obiettivi e scelte strategiche proprie, a cui aggiunge i vettori di sostenibilità, ossia 5 condizioni abilitanti”, ha sottolineato Mara Cossu, elencandole: Istituzioni e partenariati; educazione, sensibilizzazione, comunicazione; monitoraggio e valutazione delle politiche pubbliche; modernizzazione Pa e riqualificazione spesa pubblica; conoscenza comune. Fondamentali gli accordi di collaborazione con regioni, città metropolitane e provincie autonome per accompagnare nella realizzazione dei piani (da presentare entro 12 mesi dalla pubblicazione di SNSvS), ma anche il coinvolgimento della ricerca e della società civile. Un passo importante è stata la creazione nel 2019 del Forum per lo sviluppo sostenibile che riconosce il ruolo della società civile e opera per portarne a galla il potenziale.

Ci sono state poi testimonianze delle articolazioni nelle diverse aree MiTE della Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico (PNa), della Direzione Generale Mare e Coste (MAC) e della Direzione Generale per l’Economia Circolare.

Arriva l’applicazione mobile della Piattaforma delle Conoscenze del MiTE 

Le sfide ambientali e climatiche sempre più complesse che le Regioni devono affrontare richiedono la conoscenza di strumenti innovativi e di soluzioni tecniche efficaci. Per favorire la conoscenza delle buone pratiche è stata creata la Piattaforma delle Conoscenze del MiTE da poco aggiornata con l’applicazione mobile che consente l’accesso da smartphone dotato di geolocalizzazione.

Durante l’incontro sono stati presentati due esempi di buone pratiche:

  • LIFE-Food.Waste.Standup, co-finanziato dalla Comunità Europea e coordinato da Federalimentare con l’obiettivo di sensibilizzazione e comunicazione sugli sprechi alimentari e aumentare il recupero;
  • Master ADAPT, sviluppato dalla Regione Sardegna per individuare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici nelle politiche settoriali e territoriali, un modello adottato dalla Conferenza Regioni e Provincie autonome.

Appalti pubblici verdi: stato dell’arte e principi guida

La Commissione Europea fin dal 2003 aveva indicato i criteri ambientali da tenere in considerazione in tutte le fasi del processo di acquisto delle PA. Questi prevedono la scelta delle soluzioni con minore impatto sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita del prodotto (preferibilmente proveniente da riciclo, realizzato con scarti, progettato per durare più a lungo, facilmente disassemblabile e reinseribili nel ciclo produttivo, ecc.), come ha spiegato nel suo intervento Alessandra Mascioli – Supporto tecnico in materia di appalti pubblici verdi, CNR IIA – Ministero della Transizione Ecologica, illustrando il percorso all’interno del Piano d’azione nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi nella PA, adottato nel 2008 e revisionato nel 2013, oggi in fase di revisione. L’intervento ha fornito informazioni sul futuro piano, sullo stato dell’arte, sull’evoluzione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) in atto e sull’importanza di usare la spesa pubblica come leva per favorire la transizione ecologica e per stimolare l’innovazione.