Dal quadro normativo ai servizi pubblici: l’IA entra nella Pubblica Amministrazione
L’interazione di norme e strategie chiare, competenze solide e risorse adeguate è la chiave per garantire che l’IA possa essere adottata non solo in tempi rapidi, ma anche in maniera coerente con i principi fondamentali del nostro ordinamento: trasparenza, equità, sicurezza, tutela dei dati e dei diritti delle persone
3 Febbraio 2026

Foto di Clem Onojeghuo su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/rosso-inserisci-la-segnaletica-al-neon-6tedMQIJpNI
Questo articolo è tratto dal capitolo “Tecnologie e futuro” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)
L’intelligenza artificiale (IA) non è più una tecnologia “emergente”: le sue applicazioni sono ormai diffuse e concrete, tanto da renderla uno strumento essenziale per modernizzare i processi interni, migliorare la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese, rendere l’azione pubblica più efficiente, inclusiva e personalizzata.
Il potenziale dell’IA si manifesta chiaramente nella gestione dei servizi pubblici e nell’erogazione di prestazioni ai cittadini. Grazie all’automazione, è possibile ridurre errori e tempi di attesa, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e garantire risposte rapide e mirate. Allo stesso tempo, l’analisi avanzata dei dati consente una pianificazione più accurata delle politiche pubbliche e una maggiore trasparenza nei processi decisionali. Si tratta di un vero cambio di paradigma, che impone di superare rigidità burocratiche e di innalzare le competenze del personale pubblico, affinché l’innovazione tecnologica si traduca in valore reale per la collettività.
Tuttavia, come ogni rivoluzione tecnologica, anche questa porta con sé rischi e sfide. L’impatto sul lavoro, la necessità di aggiornare costantemente le competenze professionali, la tutela della sicurezza e della privacy, la prevenzione di manipolazioni dei dati e i temi della sovranità tecnologica e dei rischi geopolitici richiedono un approccio consapevole e proattivo. La velocità dei cambiamenti impone di agire con lungimiranza, accompagnando l’adozione dell’IA con percorsi di formazione e sensibilizzazione, rivolti a cittadini e operatori pubblici.
Infine, l’evoluzione dall’IA generativa – capace di produrre testi, immagini e contenuti complessi – all’IA agentica, che consente di agire su percezione, meccanismi decisionali e apprendimento continuo, apre una nuova fase e scenari inediti per la Pubblica Amministrazione, che potrà contare su sistemi capaci di adattarsi al contesto, semplificare i processi e offrire servizi sempre più vicini ai bisogni delle persone.
In questo scenario, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) assume un ruolo centrale: promuovere un’adozione responsabile e trasparente dell’intelligenza artificiale e mostrare concretamente i benefici che questa tecnologia può portare nella vita quotidiana, in modo che possa essere percepita come una opportunità di miglioramento e non solo come una minaccia.
Conoscere la diffusione dell’IA nelle amministrazioni
La prima indagine “L’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione” di AgID[1] ha offerto una fotografia concreta dello stato di adozione dell’IA nelle amministrazioni italiane: una PA che non solo sperimenta, ma che in molti casi ha già integrato soluzioni di intelligenza artificiale nei processi organizzativi e nei servizi erogati.
Dall’analisi per ambito di competenza emerge che, sebbene i principali settori della Pubblica Amministrazione risultino rappresentati, la maggior parte dei progetti di intelligenza artificiale è stata avviata da enti del comparto economico-finanziario, che include anche il settore assicurativo. I progetti spaziano dall’assistenza virtuale ai cittadini alla classificazione automatica di documenti, all’analisi predittiva per la gestione delle risorse, fino ad applicazioni per il miglioramento della sicurezza e della trasparenza dei procedimenti amministrativi.
Questa varietà testimonia la trasversalità dell’IA e la sua capacità di incidere su più ambiti: semplificazione, efficienza, personalizzazione dei servizi. L’indagine evidenzia una prevalenza di soluzioni basate su machine learning tradizionale, affiancate da un crescente utilizzo di intelligenza artificiale generativa. I progetti si concentrano soprattutto sull’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), con applicazioni per la comprensione e generazione automatica di testi. Oltre il 60% integra chatbot o assistenti virtuali; sono diffusi anche sistemi di supporto alle decisioni basati su analisi avanzate dei dati; rimangono invece marginali le applicazioni di robotica intelligente.
Dal punto di vista delle fonti di finanziamento, i progetti sono sostenuti prevalentemente da fondi di bilancio, ai quali si affiancano, in misura sempre più rilevante, le risorse provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Emerge infine una forte dipendenza da fornitori esterni, una limitata attenzione alla qualità dei dati e la carenza di key performance indicators (KPI) per misurare l’impatto. Ulteriore punto debole le competenze: il quadro emerso evidenzia difficoltà delle amministrazioni nell’adeguare o formare competenze interne coerenti con i progetti di IA, spingendo verso un’ampia esternalizzazione delle attività.
La ricognizione e i dati emersi consentono di indicare alcune necessarie raccomandazioni per le amministrazioni, tese a un’adozione più efficace, sostenibile e strategica dell’IA, che riguardano il rafforzamento delle competenze interne, la valorizzazione dei dati, l’adozione di tecnologie sostenibili e un procurement più mirato e innovativo. Le conclusioni sottolineano la necessità di pianificare progetti scalabili e interoperabili, garantire conformità normativa e sostenibilità ambientale e creare figure dedicate alla governance dell’IA, come l’AI Officer, per consolidare una strategia pubblica solida e responsabile sull’uso dell’intelligenza artificiale.
AgID ha avviato una nuova ricognizione che amplia il perimetro dell’attività a un numero maggiore di amministrazioni, estendendo l’analisi anche agli aspetti strategici e ai modelli di adozione dell’IA, per fornire un quadro aggiornato e completo dello stato di diffusione e utilizzo di queste tecnologie nel settore pubblico, individuare buone pratiche e definire azioni di indirizzo.
Strumenti per la governance e lo sviluppo
Se l’analisi dello stato dell’arte è fondamentale per comprendere come si muovono le amministrazioni, è altrettanto importante fornire alle PA alcuni strumenti strategici per orientarle verso un’adozione consapevole, etica e sostenibile dell’IA.
Le Linee guida sulle quali AgID è impegnata vogliono fornire un quadro di riferimento chiaro per garantire trasparenza, sicurezza e rispetto dei diritti, promuovendo al tempo stesso innovazione e miglioramento dei servizi pubblici; non sono quindi solo un insieme di regole, ma un punto di partenza per costruire una cultura digitale condivisa e rafforzare la capacità della PA di governare l’innovazione, a beneficio di cittadini e imprese.
Le prime “Linee guida per l’adozione dell’IA nella Pubblica Amministrazione” sono state pensate per accompagnare gli enti nelle fasi delicate di valutazione, scelta e integrazione delle soluzioni. Non si tratta solo di prescrizioni tecniche, ma di un vero e proprio quadro metodologico che richiama principi etici, requisiti di trasparenza, tutela dei dati e diritti dei cittadini.
Le Linee guida si articolano su più assi fondamentali: definiscono un quadro di governance e conformità normativa per garantire chiarezza nei ruoli e nelle responsabilità, affrontano aspetti di etica, inclusione e non discriminazione, danno particolare rilevanza alla qualità, affidabilità e sicurezza dei sistemi IA, con indicazioni su gestione dei dati, trasparenza degli algoritmi e mitigazione dei rischi. Le Linee guida non tralasciano il tema dell’innovazione sostenibile, suggerendo che l’adozione dell’IA nelle amministrazioni sia orientata a migliorare i servizi pubblici, valorizzando al contempo competenze interne e processi organizzativi. Infine, sottolineano l’importanza della formazione e della riorganizzazione interna, affinché le amministrazioni siano in grado di governare autonomamente i progetti di IA, aggiornare le proprie competenze e gestire l’impatto organizzativo.
In sintesi, le Linee guida fungono da roadmap operativa: suggeriscono criteri, processi e strumenti per l’adozione consapevole e responsabile dell’IA, accompagnando le amministrazioni nel passaggio da sperimentazione a uso stabile nelle attività istituzionali.
Con le stesse finalità ma su temi diversi, seppur complementari, l’Agenzia sta lavorando per definire altre due Linee guida relative all’approvvigionamento e allo sviluppo delle soluzioni di IA, che si concentrano sulle modalità con cui le amministrazioni potranno acquistare o realizzare sistemi conformi agli standard europei, garantendo interoperabilità, qualità e sicurezza.
Un quadro normativo-strategico solido e coerente
Le leggi rappresentano un presupposto essenziale per una regolamentazione efficace, che deve essere vista come un supporto all’innovazione, non un freno. È fondamentale costruire un quadro normativo equilibrato e flessibile, in grado di promuovere fiducia e responsabilità, senza ostacolare la sperimentazione e lo sviluppo di soluzioni utili per cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.
L’Italia si è dotata, prima in Europa, di una Legge specifica sull’IA – la n. 132 del 23 settembre 2025 – che si basa su un uso dell’intelligenza artificiale centrato sull’essere umano, improntato alla trasparenza e alla sicurezza. Particolare attenzione è riservata all’innovazione, alla cybersicurezza, all’accessibilità e alla protezione della privacy. L’intervento normativo è organico e coinvolge diversi settori di interesse pubblico – come sanità, lavoro, Pubblica Amministrazione, giustizia, istruzione e sport – introducendo misure che garantiscono la tracciabilità dei processi, la responsabilità umana e la centralità della decisione finale affidata a una persona.
La Legge è volta a dare attuazione concreta e coerente all’AI Act europeo, definendo in modo chiaro princìpi insieme a ruoli, responsabilità e procedure di conformità. Individua nell’AgID e nell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), con ruoli distinti, le autorità competenti per garantire lo sviluppo, l’innovazione e la sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale.
Accanto alla Legge si colloca la “Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale”, adottata nel 2024, che fornisce una cornice programmatica con obiettivi e priorità di medio-lungo periodo. La Strategia, come previsto dall’art. 19 della Legge 132/2025, sarà aggiornata con cadenza almeno biennale.
Insieme alla Legge e alla strategia su IA, di grande rilevanza anche il tema dei finanziamenti, in un momento in cui il “modello PNRR” sta per chiudersi. La Legge prevede la costituzione di un fondo da un miliardo di euro destinato a sostenere investimenti in equity e quasi-equity nel campo dell’IA, della cybersicurezza, delle tecnologie quantistiche e delle telecomunicazioni avanzate. Questa misura intende rafforzare la capacità di attrarre capitali privati, sostenere le start-up innovative e consolidare le Piccole e Medie Imprese (PMI) tecnologiche italiane, creando un effetto leva importante sul sistema dell’innovazione nazionale.
Tale iniziativa assume un valore strategico ancora maggiore nel contesto della progressiva conclusione dei programmi finanziati dal PNRR, che hanno contribuito in modo rilevante alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione negli ultimi anni.
In prospettiva, quindi, le risorse e le politiche attivate dalla Legge 132/2025 potranno costituire il nuovo motore della trasformazione digitale italiana, assicurando che i progressi realizzati grazie al PNRR non si esauriscano con la fine del programma, ma evolvano in una fase di maturità tecnologica e istituzionale, in cui l’intelligenza artificiale diventi un pilastro stabile della competitività, della produttività e dell’efficienza del sistema Paese.
Verso un ecosistema pubblico dell’IA
È ormai chiaro che l’adozione dell’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica: richiede professionalità nuove, capacità di governance, abilità nella gestione dei dati e sensibilità etiche.
L’interazione di norme e strategie chiare, competenze solide e risorse adeguate è la chiave per garantire che l’IA possa essere adottata non solo in tempi rapidi, ma anche in maniera coerente con i princìpi fondamentali del nostro ordinamento: trasparenza, equità, sicurezza, tutela dei dati e dei diritti delle persone.
Non meno importante è la capacità di fare rete: mettere in comune esperienze, risultati e criticità emerse dalle ricognizioni di AgID significa valorizzare il patrimonio già disponibile e accelerare il percorso di trasformazione digitale.
Siamo dunque di fronte a una sfida di sistema. L’intelligenza artificiale non è un semplice strumento tecnologico, ma un abilitatore di cambiamento organizzativo e culturale. Le amministrazioni che la stanno adottando stanno aprendo la strada a un modello di PA più efficiente, più vicina ai cittadini e più capace di rispondere in modo tempestivo ai bisogni della società.
Il lavoro svolto finora testimonia che l’Italia non è ferma a guardare: la Pubblica Amministrazione è già protagonista di questa trasformazione. La sfida, ora, è consolidare i risultati e costruire un ecosistema che sappia garantire continuità, sicurezza e innovazione a beneficio di tutti.
[1] Lo studio, disponibile su www.agid.gov.it, è stato condotto da AgID con il supporto del Politecnico di Milano e di Cassa Depositi e Prestiti, tra settembre e ottobre 2024, e ha censito 120 progetti di intelligenza artificiale promossi da 45 amministrazioni centrali e gestori di pubblico servizio.