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EDITORIALE

Ecco perché l’amministrazione digitale è un cantiere aperto

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All’Agenda Digitale italiana è dedicato un intero filone della programmazione di #forumpa2016. Undici convegni e sedici focus che saranno un’occasione unica di approfondimento e confronto tra governo centrale, amministrazioni, operatori economici, mondo accademico, su tutti i settori coinvolti nell’approccio e nella logica del “digital fist”. Da non perdere, infine, il convegno di scenario, che apre la seconda giornata di FORUM PA2016, con la presenza di Antonio Samaritani, Direttore Generale AgID, che guiderà il confronto su come realizzare in Italia una vera cittadinanza digitale

10 Maggio 2016

A

Alessandro Longo, direttore responsabile

Due anni per vedere realizzato il grande edificio di una amministrazione pubblica tutta rinnovata, che abbia il cittadino al centro grazie alla leva rivoluzionaria del digitale. Possiamo riassumere così la sfida del momento, che impegna il Governo, gli enti pubblici e anche alcune aziende private che hanno deciso di accompagnarlo in questa evoluzione.

I target da raggiungere, in molti dei progetti dell’amministrazione digitale, guardano al 2018 per completare l’edificio, che adesso è un cantiere aperto. Possiamo vederne le impalcature, le colonne portanti già posate. Avere una idea del palazzo che ci ritroveremo. Ma abitabile ancora non lo è, questo no. Per il cittadino medio non è cambiato infatti ancora granché: non si può dire che la rivoluzione dell’amministrazione l’abbia lambito. Non a caso, la più grande novità compiuta- forse la sola- in questo percorso, finora, è la fatturazione elettronica, che però riguarda solo le aziende fornitrici della PA.

Ciò che manca non è solo il compimento dei singoli progetti di amministrazione digitale (dei quali l’Agenzia per l’Italia Digitale, con apprezzabile e nuova trasparenza, tiene qui traccia dell’avanzamento ). A mancare è la chiusura del cerchio. L’edificio completo, insomma, che è molto più della somma dei singoli progetti. I progetti infatti si incastrano tra loro come tasselli di un puzzle gigante, che equivale a una amministrazione pubblica trasfigurata. Non solo nella superficie, ma anche nella sostanza. Così e solo così la trasformazione non sarà una mera digitalizzazione dell’esistente, ma un cambio di paradigma.

La novità di quest’anno è che questa visione si sta finalmente sistemando. Dell’edificio cominciamo a vedere, almeno sulla carta, il disegno completo. A tal proposito, il compito fondamentale sarà del piano triennale di attuazione dell’Agenda, che l’Agenzia per l’Italia Digitale presenterà al FORUM PA 2016, il 25 mattina . Lo finalizzerà poi entro l’anno.

Il piano sarà il primo modello sistematico di trasformazione reale – pratica e operativa – della pubblica amministrazione. Poggia sull’idea, ben fondata, che la trasformazione deve passare da un forte coinvolgimento di tutti gli attori. Degli enti locali, con cui l’Agenzia ha avviato un forte dialogo. Ma anche delle aziende private, a cui si vuole assegnare l’inedito compito di condurre per mano i cittadini verso la trasformazione digitale, attraverso i nuovi servizi. Con l’amministrazione pubblica nel ruolo di attore abilitante: fare infrastrutture e il back office dell’innovazione.

Il Sistema pubblico dell’identità digitale (Spid) è forse il primo esempio di questo disegno. Da una parte perché deve coinvolgere le amministrazioni locali che adattino a Spid i propri servizi. Dall’altra, perché sfrutta la collaborazione tra enti pubblici e aziende private. In Spid i privati svolgono il doppio ruolo di fornire (e gestire) l’identità e quello di dare servizi al cittadino. [ qui il convegno a #forumpa2016 ]

Facile vedere adesso le tante lacune di questa visione. A inizi maggio, quando scriviamo questo articolo, risultano solo otto amministrazioni attive su Spid e tutte del Nord (quelle centrali sono Inps, Inail ed Equitalia). Nessun attore privato ha lanciato servizi compatibili con Spid. Gli enti che offrono pagamenti digitali tramite il sistema centrale (PagoPA) sono 851 e le norme richiedono che siano tutte a bordo entro fine anno. Stessa scadenza per l’Anagrafe Unica, ma gli addetti ai lavori nelle Regioni lo considerano un obiettivo troppo sfidante per le difficoltà di adeguamento degli enti locali. Spid, Anagrafe e PagoPA faranno tutti parte di Italia Login, ecosistema unico che attraverso il web consentirà un rapporto integrato con pubblica amministrazione (e attori privati aderenti). Ma per vedere Italia Login dovremo aspettare (almeno) il 2017.

I progetti di Sanità digitale sono partiti quest’anno e vedono una prima sistematizzazione della governance, ma si procede ancora con velocità insufficiente . E a proposito di governance, a distanza di due anni, non è ancora partito il Patto per la Salute Stato-Regioni . Non procede come sperato nemmeno il nuovo Codice dell’amministrazione digitale , che dovrebbe fare da cornice ideale al cambiamento.

Solo da quest’anno si sta cercando di razionalizzare la governance per una strategia sistematica di cybersecurity nazionale , per la quale molti aspetti restano ancora in sospeso (a partire dalle risorse economiche). Abbiamo finalmente un piano nazionale per la Scuola che mette al centro il digitale come leva di cambiamento e le risorse giuste per riuscirci. Ma la trasformazione dovrà passare da un lavoro di rodaggio scuola per scuola, con alcuni aspetti (come la formazione) che hanno tuttora esiti incerti.

Forse non è un caso che il progetto di Agenda digitale dove l’Italia sta andando avanti con più decisione non riguarda la trasformazione digitale della PA: il piano banda ultra larga 2014-2020.

Cambiare la PA, il suo modo di lavorare e la mentalità, è una grande fatica. Lo sappiamo. È faticoso sviluppare il cambiamento lungo tutti i suoi affluenti, nei territori. Ed è compito inedito coinvolgere i privati, per i quali non è chiaro ancora il ritorno economico diretto (si veda anche su questo punto, Spid).

Ma almeno adesso ci sono in campo gli strumenti di lavoro e la visione necessari per riuscire nell’impresa. Sarà un lungo processo graduale. Un cantiere aperto, appunto. E proprio per questo motivo si chiama Cantieri della PA Digitale il progetto FPA che, attraverso incontri tra i principali attori del settore e un progetto editoriale, vuole seguire e accompagnare questo cambiamento in corso. Lo sta facendo e lo farà prima- dall’inizio di quest’anno-, durante e dopo la manifestazione FORUMPA di maggio. Tutti i temi, i nodi e le questioni che abbiamo citato qui- ma anche altre, che per brevità non è possibile menzionare- sono emerse infatti sia dagli articoli della nostra testata sia dagli incontri dei CantieriPa, che stanno coinvolgendo le figure chiave dal mondo delle istituzioni centrali e locali, esperti e docenti, rappresentanti dall’industria. Tutti insieme- sia di persona sia sul web- a interrogarsi sulla strategia migliore per accompagnare l’Italia verso il futuro e superare i tanti piccoli o grandi ostacoli che si frappongono sul cammino. Alla fine ciascuno dei cantieri avviato arriverà a produrre un “manuale d’uso”, sottoscritto dai diversi attori, che FPA porterà all’attenzione dei decisori istituzionali.

Il tutto, perché cambiare l’Italia, in questa fase, richiede un’attenzione costante e sostenuta, passo dopo passo. Per arrivare a quell’edificio compiuto che tutti noi potremo alla fine abitare.

> Per consultare la programmazione completa dedicata alla PA digitale seguite il filtro di ricerca ” PA e tecnologia” qui oppure qui trovate una piccola selezione.

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