Infrastrutture di rete digitali, direzione: Roma Smart City

Infrastrutture di rete digitali, le “autostrade informatiche” di collegamento, direzione: Roma Smart City

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Intervista a Raffaele Gareri, Responsabile della Transizione Digitale e Direttore del Dipartimento di Trasformazione Digitale di Roma Capitale, che presenta una panoramica sulle infrastrutture di rete di cui è dotata Roma Capitale e sugli scenari futuri dei servizi sempre più a misura di city user

22 Ottobre 2020

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Alessandra Tursilli

Roma Capitale

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L’avvento della tecnologia digitale ha rivoluzionato la vita di tutti. È mutato il nostro modo di lavorare, di studiare, di viaggiare, di fare business. Un cambiamento reso possibile grazie alle infrastrutture digitali che, in modo diverso ma alla stessa stregua delle vie di comunicazione, creano connessioni. Così come le strade e i ponti sono le strutture architettoniche di collegamento per eccellenza, allo stesso modo le  “autostrade informatiche” rappresentano quella rete di contatto che abilita alla costruzione di ecosistemi digitali, garantendo lo scambio di informazioni necessarie per la realizzazione di servizi sempre più a misura di city user. Per conoscere il percorso già intrapreso da Roma Capitale, ed i possibili scenari futuri, abbiamo parlato con il Responsabile della Transizione Digitale e Direttore del Dipartimento di Trasformazione Digitale di Roma Capitale, l’ing. Raffaele Gareri.  

Direttore, partiamo dall’inizio. Cosa si intende per “infrastrutture di rete”?

Con il termine infrastruttura digitale tradizionalmente si fa riferimento alle strutture fisiche che consentono, più in generale, di portare la connettività degli edifici. Alla luce dello sviluppo delle nuove tecnologie IoT, e in prospettiva del 5G, lo scenario si è notevolmente arricchito. Oggi, infatti, per infrastrutture di rete possiamo intendere l’insieme delle tecnologie che garantiscono la connettività negli uffici, nelle abitazioni, nelle strade e in qualunque altro luogo fisico della città. Parliamo di fibra, di wi-fi, di 5G ma anche di connessione degli oggetti grazie all’Internet of Things  ossia di un insieme di tecnologie che assicurano la connettività diffusa in tutti gli spazi della città. Ma quando pensiamo alle infrastrutture è importante anche fare riferimento a quello strato che raccoglie e gestisce i dati prodotti e generati da queste infrastrutture. Dalla capacità di gestione del dato dipende, nel prossimo futuro, una più efficace digitalizzazione dei servizi delle città e quindi la creazione di servizi “intelligenti”.
Più sapremo attuare un’efficace governance dei dati, più saremo in grado di creare valore per la città stessa. Quello che invece bisogna assolutamente evitare è la costruzione di silos informativi. È necessario fare in modo che le infrastrutture digitali o di sensoristica presenti in una città e che producono dati in relazione a specifici comparti (ad esempio sensori per l’ambiente, per il traffico, la mobilità etc. etc.) diventino fonti di dati integrati fra di loro per consentire una lettura dei fenomeni molto più ricca di quella consentita nel passato.
Ma non è tutto. Fra gli elementi infrastrutturali, scaturiti a seguito del nuovo contesto socio economico, possiamo annoverare anche alcune specifiche funzioni quali ad esempio: il sistema di autenticazione, il sistema di pagamento e più in generale tutte quelle piattaforme che possono orientare i city user verso l’adozione di comportamenti sostenibili. Pensiamo ad esempio a piattaforme di respiro nazionale come SPID e PagoPA oppure a sistemi di identificazione dove il livello nazionale e quello territoriale si intersecano come nel caso della CIE, la carta d’identità elettronica gestita dai Comuni per conto del Ministero dell’Interno, secondo standard nazionali.
Ma per infrastrutture digitali locali possiamo anche intendere il progetto che Roma Capitale sta portando avanti con il digital wallet, una piattaforma che premia i comportamenti virtuosi dei cittadini sui vari comparti applicativi, dalla mobilità al conferimento dei rifiuti, rispetto sia ai servizi erogati online che gestiti allo sportello.  

Quali sono le infrastrutture di rete di cui è dotata Roma Capitale e come queste si raccordano con le infrastrutture di rete dei soggetti privati?

Roma Capitale utilizza per lo più le infrastrutture promosse a livello nazionale come, ad esempio, SPID e PagoPA. In quest’ultimo caso il servizio è stato esteso anche ai sessanta Comuni dell’Area metropolitana. Allo stesso tempo il Comune di Roma sta lavorando su due fronti: da un lato consolidare le proprie infrastrutture, potenziando la rete wi-fi pubblica e più in generale la connettività della Città; dall’altro è impegnata nella creazione di nuove infrastrutture digitali come nel caso del progetto digital wallet. Ma non solo. Anche la governance di alcuni luoghi come le cosiddette “piazze smart” rappresenta un elemento infrastrutturale significativo per la Città, dal momento che si tratta di una progettualità da gestire, auspicabilmente, in Partenariato Pubblico Privato, utilizzando infrastrutture di rete condivise. Come indicato nelle linee strategiche di indirizzo del piano “Roma Smart City”, per tutti questi elementi infrastrutturali stiamo cercando di individuare dei modelli che attraggano investimenti privati,  pur mantenendo una forte e spiccata gestione ad indirizzo pubblico. 

Per ciò che concerne le infrastrutture fisiche di rete, invece, qual è la situazione allo stato attuale? 

Nella maggior parte dei casi le infrastrutture fisiche sono implementate e gestite da soggetti privati. Basti pensare alle reti  MPLS e alla fibra portata nelle case dei cittadini e delle imprese dai vari operatori. È necessario, dunque, fare una mappatura delle infrastrutture presenti in Città e conseguentemente capire come sostenere la copertura delle zone caratterizzate dalle cosiddette criticità di mercato, individuando allo stesso tempo possibili sinergie, utili a colmare il gap infrastrutturale esistente. In questo senso il ruolo di garante svolto dall’ente pubblico potrebbe essere determinante per l’individuazione di forme di cooperazione nella gestione di questi asset da parte dei privati, ai fini di un uso più equilibrato dell’infrastruttura e a beneficio di potenziali altri utilizzatori. In altre parole è utile capire se, grazie al ruolo di referente neutrale svolto dalla PA, è possibile individuare delle condizioni favorevoli di investimento da parte di qualche operatore anche laddove queste condizioni, al momento, non sembrano sussistere, grazie ad accordi con altri soggetti privati.  Ad ogni modo una cosa è certa: come per i dati anche per l’infrastruttura bisogna rifuggire dal modello “silos” perché solo così è possibile testare nuovi equilibri di mercato che viceversa non sarebbe possibile intercettare. 

Per lo sviluppo delle città smart non si può prescindere dai dati che assumono, come lei stesso ha sottolineato, un valore inestimabile. In che modo Roma Capitale, insieme alle Partecipate, sta lavorando per gestire le informazioni che vengono generate dalle infrastrutture di rete?

Sotto questo profilo è in atto, anche per ciò che riguarda l’assetto organizzativo di Roma Capitale, un percorso di consolidamento della gestione e conformità nell’utilizzo dei dati ai principi dettati dal GDPR. A questo proposito è in corso un lavoro di mappatura di tutte le progettualità in essere a Roma Capitale per verificare e consolidare la loro rispondenza alla normativa europea in materia di protezione dei dati. In ottica di ecosistemi, inoltre, è stato avviato un nuovo percorso di dialogo per convergere tutti, compresi i Data Protection Officer delle Partecipate, verso delle prassi il più possibile omogenee. 

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