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Italia Login, da dove partire per accelerarne l’arrivo

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L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha organizzato un momento di confronto durante il quale circa 100 rappresentanti di amministrazioni pubbliche centrali e locali, associazioni di categoria e associazioni della società civile. Ecco alcune riflessioni in merito

27 Ottobre 2016

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Ugo Bonelli, Stati Generali dell’Innovazione

Lo scorso lunedì 24 ottobre ha preso il via la fase di progettazione di Italia login, l’iniziativa che dovrebbe semplificare il rapporto tra le PA e i principali utenti dei servizi online dalle stesse erogati, cittadini e imprese.

L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha organizzato un momento di confronto durante il quale circa 100 rappresentanti di amministrazioni pubbliche centrali e locali, associazioni di categoria e associazioni della società civile hanno condiviso e messo sul tavolo vision, priorità e proposte intorno a quattro specifiche macro verticalizzazioni:

  • personalizzazione del service design,
  • progettazione, redazione e gestione dei contenuti;
  • realizzazione di interfacce per l’utente;
  • accessibilità dei servizi online.

L’incontro e la discussione sono stati organizzati attraverso la metodologia dell’ Open Space Technology (OST), un metodo di lavoro partecipato, organizzato nei quattro tavoli di lavoro con la moderazione di facilitatori e con una sintesi finale ad opera di un rapporteur.

Nelle intenzioni dell’Agenzia che ha avviato questa prima fase della progettazione, Italia Login non deve essere il nuovo portale del cittadino – e aggiungiamo, opportunamente – ma un hub che, sulla base degli standard, delle linee guida sul service design e delle infrastrutture immateriali si propone di creare servizi personalizzati e pensati sulle esigenze del cittadino, organizzare i contenuti informativi per stimolare la partecipazione dell’utente, rendere più facile e coinvolgente l’accesso ai servizi attraverso un’esperienza utente semplice e intuitiva.

Le prime impressioni emerse e le domande che hanno rappresentato un primo momento di condivisione sono state: come accedere ai servizi integrati? Come creare qualcosa che possa essere sostenibile nel medio/lungo periodo e che abbia una forte capacità di attrazione? Quale approccio per l’esposizione delle informazioni? Quali sono le realtà simili dalle quali prendere spunti e ispirazione?

Al di là dei consueti riferimenti utilizzati in questi anni, come il modello per il design dei servizi adottato dal Governo britannico, ci sembra necessario partire da una approfondita consapevolezza del reale stato dell’arte delle PA italiane, sia centrali che locali, ed avviare un modello di cooperazione che superi gli ostacoli – la scarsa interoperabilità dei sistemi e la carente cooperazione applicativa – che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo dell’Amministrazione digitale italiana. L’asimmetria tra domanda e offerta di servizi dispositivi online è cosa nota da tempo, le numerose analisi della Commissione europea e, più recentemente, l’indicatore DESI (Digital Economy and Society Index) elaborato a livello UE, non fanno che confermarlo.

E’ necessario avviare un profondo ripensamento del percorso di integrazione dei back-office delle Amministrazioni italiane, a tutti i livelli; solo a seguito di un’attenta mappatura del processo di erogazione dei servizi online, si potrà avere una reale idea del “dove mettere le mani”, consapevoli che si dovranno “sporcare di grasso” per standardizzare e omogeneizzare la macchina amministrativa italiana

Le criticità che si intravedono in base alle prime evidenze emerse e che riteniamo sia utile affrontare prima dell’effettiva progettazione dell’iniziativa sono:

  1. il coinvolgimento da subito delle PA centrali e locale nella progettazione, in una logica di reingegnerizzazione dei servizi erogati online per aderire al nuovo modello di service design;
  2. partire da un’analisi approfondita dei potenziali ostacoli provenienti dalle organizzazioni aderenti e non dalla tecnologia abilitante per l’erogazione dei servizi online;
  3. adottare un approccio misto nella progettazione, sia “bottom up” che “top down”, e non esclusivamente dall’alto;
  4. la capacità di definire un linguaggio comune per la creazione di servizi digitali;
  5. superare la logica del progetto verticale, per abbracciare un approccio orizzontale basato sull’integrazione con gli altri grandi progetti strategici della PA digitale (SPID, ANPR, Pago PA, ecc.)

In conclusione, riteniamo sia stato un fondamentale momento di condivisione di vision e che tale approccio rimanga invariato nel tempo: tali progettualità se nascono con il necessario coinvolgimento di tutti gli attori hanno probabilità di successo, altrimenti il percorso è segnato da difficoltà attuative importanti. Il caso di Italia.it è lì a ricordarcelo.

Nelle prossime settimane verranno definite le prossime tappe del percorso verso Italia Login; la società civile è pronta a fare la sua parte.

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