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La richiesta di Genova: la transizione a Spid non penalizzi i cittadini già accreditati

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I primi due livelli di Spid saranno gratuiti per due anni; per il terzo livello non sono ancora del tutto definite le regole, ma sembra che prevederà il pagamento delle credenziali di identificazione da parte dei cittadini. Scelta in contrasto con l’auspicata crescita digitale del Paese

30 Marzo 2016

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Tiziana Carpanelli, responsabile Sistemi Informativi, Comune di Genova

Come tutti gli enti della Pubblica Amministrazione, il Comune di Genova da tempo si pone il problema di come progettare l’attivazione del Servizio Nazionale di Identità Digitale. Il progetto di integrazione è stato inserito nel Piano Strategico del nostro ente e stiamo ipotizzando anche una fattiva collaborazione con Regione Liguria, che sarà una delle prime amministrazioni ad aderire alla sperimentazione nazionale.

Non mancano ovviamente incertezze e dubbi di varia natura, alcuni tecnici e altri di valenza invece più organizzativa e sociale.

Dal punto di vista tecnico il Comune di Genova da tempo utilizza per il rilascio delle credenziali e per l’autenticazione dei suoi utenti una componente che consente la “federazione” delle identità e usa un gestore delle credenziali (IDP: IDentity Provider) esterno al Comune, anticipando di fatto la filosofia di SPID. Tale componente disaccoppia i singoli portali di servizio da un generico “Identity Provider”: vengono ad essa delegate le problematiche di integrazione con i diversi IDP.

Nel tempo il Comune di Genova ha anche provveduto a far convergere il più possibile sullo stesso tipo di autenticazione i vari servizi on line via via rilasciati.

Utilizzando questa componente e avendo favorito l’omogeneità dell’autenticazione, dovrebbe essere facilitata per il Comune di Genova, almeno in linea teorica, l’integrazione con Spid.

> Questo articolo fa parte del dossier “Speciale Cantieri, i protagonisti raccontano Spid: cosa è ora, come sarà”

Ad oggi purtroppo le regole del processo per il passaggio a Spid sembrano ancora in itinere e non ben definite; per fare un esempio fino a poco tempo fa gli “Identity Provider” non si comportavano in modo omogeneo e quindi per testare le ipotesi di passaggio a Spid era necessario condurre test per ogni singolo IDP.

Il ruolo di Agid, come garante dell’omogeneità nel colloquio per le richieste di autenticazione con gli Identity Provider e come facilitatore nel processo di integrazione, è a nostro parere fondamentale e utilissimo.

Rimane anche difficile capire come semplificare il processo di richiesta di nuove credenziali per gli utenti già attivi sulle piattaforme dei servizi on line del Comune di Genova. Questi utenti – che hanno seguito un processo di riconoscimento “de visu” di cui spesso anche le strutture dell’Ente che rilasciano i servizi non comprendono appieno valenza ed importanza – dovrebbero avere un processo semplificato di accreditamento senza dover ripetere il riconoscimento di persona per usufruire del medesimo servizio.

Ci si aspetterebbe quindi che AgID definisca un processo tale da garantire al cittadino / impresa già accreditato di non dover ripetere il riconoscimento.

La relazione con gli IDP rappresenta inoltre un nodo a cui porre particolare attenzione: riteniamo assolutamente necessario prevedere per gli Enti una struttura di supporto centralizzata presso AgID, in particolar modo nella fase di avvio del servizio in grado di sciogliere in maniera univoca i nodi e i problemi che certamente si presenteranno nel rapporto con i singoli IDP.

Dal punto di vista dei cittadini, utenti dei servizi, va chiarita quale sarà la struttura di supporto messa a disposizione da parte degli IDP: è necessario un servizio di help desk rapido ed efficiente sia in fase di identificazione che nella fase di utilizzo delle credenziali.

Oggi e’ noto che i primi due livelli di Spid saranno gratuiti per due anni; per il terzo livello non sono ancora del tutto definite le regole e pare che sarà a pagamento. Se tra due anni il modello di business degli Identity Provider prevederà il pagamento delle credenziali di identificazione da parte dei cittadini anche per i primi due livelli si andrebbe verso una logica privatistica in contrasto con l’auspicata crescita digitale del Paese.

Se veramente si vuole incentivare l’uso degli strumenti digitali da parte dei cittadini e spingerli perciò verso l’uso dei servizi Internet della PA per ridurre tempi di attesa, code agli sportelli e ovviando anche alla mancanza di turn over del personale degli Enti, prevedere il pagamento delle credenziali d’accesso è un autogol che potremmo evitarci.

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