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Patto per la Sanità digitale: un masterplan di cinque anni a sostegno dei diritti costituzionali

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4 Novembre 2015

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Virginia Alongi, avvocato

In Sanità assume una valenza del tutto peculiare il processo di trasformazione del Paese nel verso della digitalizzazione, in ossequio, tra gli altri, del più generale principio del “digital first”. Ovvero il principio cardine sulla riorganizzazione e sulla conseguente erogazione dei servizi al cittadino.

Nel più generale contesto di riorganizzazione e ammodernamento delle Amministrazioni Pubbliche, infatti, l’innovazione digitale in Sanità si traduce in una strategia mirata volta a garantire l’evoluzione e la piena realizzazione degli attuali modelli assistenziali ed organizzativi di cui al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dei Servizi Sanitari Regionali (SSR).

La “digitalizzazione” del settore sanitario, sia a livello centrale sia periferico, è infatti un passaggio fondamentale per migliorare il rapporto tra il costo e la qualità dei servizi sanitari erogati alla collettività, in un contesto economico sociale dove limitare sprechi ed inefficienze, al fine di ridurre ed azzerare disuguaglianze tra le varie realtà territoriali, è una delle azioni prioritarie da perseguire e finalizzare.

Non si può infatti prescindere di pensare a Sistemi Sanitari che ambiscono a essere efficienti, efficaci, appropriati ed equi, senza mettere pienamente in campo tutti e più, gli strumenti di sanità elettronica previsti dal legislatore.

In tale scenario l’innovazione tecnologica costituisce lo strumento principale attraverso il quale può, anzi deve, essere profondamente ridisegnato un modello organizzativo di sanità pubblica che abbia come epicentro l’universalità del servizio sanitario quale piena ed efficace attuazione delle garanzie costituzionali connesse alla tutela del diritto alla salute. In questo senso il legame tra innovazione tecnologica e tutela – rectius esercizio dei diritti, è strettissimo.

Sin dalla lettura del testo dell’articolo art. 47- bisSemplificazione in materia di sanità digitale ” del D.L. 09/02/2012 n. 5, convertito con modificazioni con L. 35/2012, una delle disposizioni che può essere considerata il manifesto della trasformazione digitale nel settore sanità, emerge con tutta evidenza la volontà del legislatore di incrementare e potenziare l’accessibilità dei servizi sanitari, attraverso, in via privilegiata, “ la gestione elettronica delle pratiche cliniche, attraverso l’utilizzo della cartella clinica elettronica, così come i sistemi di prenotazione elettronica per l’accesso alle strutture da parte dei cittadini con la finalità di ottenere vantaggi in termini di accessibilità e contenimento dei costi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. E ciò a valersi tanto per le strutture pubbliche che per quelle private accreditate. Si tratta, in buona sostanza, di strumenti concreti ed effettivi che consentono al cittadino di accedere, in maniera rapida ed efficace, ai Servizi Sanitari.

Lungi dal rimanere una disposizione di tipo programmatico, al suddetto articolo sono quindi seguite successive previsioni normative, di natura attuativa/implementativa, come quelle di cui al titolo IV del c.d. “Decreto crescita 2.0” (D.L.18 ottobre 2012, n. 179 convertito con L. 221/2012), recante disposizioni in materia di sanità digitale e relative al: Fascicolo sanitario elettronico e sistemi di sorveglianza (art. 12), Prescrizione medica e cartella clinica digitale (art. 13) e Prescrizione medica e cartella clinica digitale (13- bis).

Senza entrare, almeno in questa sede, nel dettaglio delle singole previsioni normative, gli interventi in materia di Sanità digitale, sono stati al centro dell’attenzione di Governo e Parlamento sia mediante l’approvazione di diversi decreti, sia mediante l’elaborazione di un patto, all’interno del più generale Patto per la Salute 2014-2016, di cui all’intesa, ai sensi dell’art. 8, comma 6 della L. 5 giugno 2003, n. 231 tra il Governo, le Regioni, e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, del 16 luglio 2014.

Ai sensi dell’art. 16 del Patto per la salute, infatti, al fine di conseguire gli obiettivi di efficienza, trasparenza e sostenibilità del SSN attraverso l’impiego sistematico dell’innovazione digitale in sanità, è stato previsto il “Patto per la Sanità Digitale”, il c.d. “Patto nel Patto”.

Con il Patto per la Sanità Digitale, Governo e Regioni si sono impegnati a dare piena attuazione ad un piano strategico, in raccordo con le azioni previste nell’ambito dell’Agenda Digitale per individuare priorità, analizzare e proporre modelli realizzativi di riferimento e strumenti di finanziamento, anche attraverso l’attivazione di iniziative di partenariato pubblico-privato per innescare un circuito virtuoso di risorse economiche destinate a finanziare gli investimenti necessari all’innovazione ed elevazione dei livelli essenziali di assistenza che, come noto, in questo momento, sono al centro tanto della riforma costituzionale tanto della legge di stabilità.

Seppure l’attuazione del Patto per la Sanità digitale tardi a trovare piena attuazione, per ragioni legate all’attuale contesto politico istituzionale, è comunque già stata prevista e pianificata la realizzazione di un “Master Plan” di durata quinquennale che prevede il coinvolgimento trasversale di tutti i soggetti che a vario titolo concorrono, sia a livello nazionale sia a livello regionale, a formare il SSN nonché i SS.SS.RR.

Tra i soggetti individuati per dare attuazione al Master Plan, vi sono il Ministero della Salute, Agenas, Aifa, le Regioni, ASL, Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie, IRCCS, case di cura, centri di riabilitazione e RSA, medici, farmacisti, produttori, distributori e grossisti di farmaci, fornitori di soluzioni e servizi ICT in ambito sanità, fornitori di dispositivi elettromedicali e di apparati e soluzioni per la telemedicina operatori economici e finanziari interessati a contribuire al perseguimento degli obiettivi strategici. La compagine, insomma, è molto ampia e il confronto apertissimo in attesa che venga sottoscritta l’apposita intesa tra Stato e Regioni, più volte rinviata, e relativa all’efficientamento della spesa sanitaria di cui al recente “decreto appropriatezza” del Ministero della salute, allo stato in fase di consolidamento.

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