Processo telematico, luci e ombre delle sperimentazioni

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Il testo del
nuovo CAD fa riferimento solo al processo civile e amministrativo,
mentre i principi generali dovrebbero essere uniformi e unici per tutti i
processi. Altrimenti il rischio, poi in effetti verificatosi, è che si
realizzino delle linee guida ad hoc per ogni processo che non fanno altro che
complicare il lavoro richiesto ai professionisti

25 Maggio 2016

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Eleonora Bove, FPA

“FORUM PA è il luogo dove le eccellenze della pubblica amministrazione italiana in materia di digitalizzazione vengono fuori ed è significativo presentare qui i primi dati della sperimentazione del processo tributario, avviata presso le Commissioni tributarie di Umbria e Toscana” così il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Casero – intervenuto nel corso della seconda giornata di FORUM PA 2016 ( 24 – 26 maggio 2016, Palazzo dei Congressi Roma) apre i lavori del seminario “Processo Tributario Telematico. Il Ministero presenta i primi risultati delle procedure telematiche” , organizzato dal Dipartimento delle Finanze del Ministero.

Partita da Umbria e Toscana, che rappresentano il 5% della dei flussi totali in entrata a livello nazionale, la sperimentazione proseguirà ad ottobre in Abbruzzo e Molise; novembre in Piemonte e Liguria; dicembre Emilia Romagna e Veneto. Buoni infatti i risultati che si sono registrati in queste due Regioni, scelte come trampolino di lancio perché, date le minori dimensioni, permettevano un monitoraggio puntuale del processo, che fanno sperare nella buona riuscita del progetto.

Casero si dice convinto, infatti, che come il PCT anche il processo tributario diventerà un’azione acquisita. Ed è proprio di processo civile telematico che si è parlato nel corso di un altro importante appuntamento della giornata “ I processi telematici civile e amministrativo: organizzazione e tecnologie”. Moderato da Giovanni Xilo, esperto di politiche di riordino e riorganizzazione dei servizi locali e dei servizi della giustizia, l’evento è stato occasione per tirare le somme circa le criticità che ancora si registrano e che spesso si trovano di fronte i professionisti della giustizia.

Il PCT è stato sicuramente il primo piano di egovernment complesso elaborato nel nostro Paese, che non registra simili in Europa. Un passaggio complesso che ha mirato alla completa sostituzione si una procedura sedimentata e totalmente cartacea. Inoltre, come il processo amministrativo che lo sta seguendo, è stato coprogettato e cogestito attraverso gruppi di lavoro a cui hanno preso parte avvocati, magistrati e dirigenti amministrativi.

Una rivoluzione digitale non ancora al 100%, se come rileva l’avvocato Carollo alcuni adempimenti sono ancora cartacei: Iscrizione a ruolo, Formula esecutiva e passaggio in giudicato. E’ inoltre nello SPID che viene vista l’opportunità di semplificare il lavoro degli uffici legali perché il suo utilizzo potrebbe sostituire la chiavi della PEC e la firma digitale. I professionisti una volta registrati i propri dati potrebbero, accedere direttamente al processo con caricamento atti.

Permane però una forte confusione sulle norme. Il testo del nuovo CAD, ad esempio, fa riferimento solo al processo civile e amministrativo, mentre i principi generali dovrebbero essere uniformi e unici per tutti i processi. Altrimenti il rischio, poi in effetti verificatosi, è che si realizzino delle linee guida ad hoc per ogni processo che non fanno altro che complicare il lavoro richiesto ai professionisti.

Non proprio quello che si auspicava il legislatore che aveva pensato il PCT proprio per abbattere i tempi morti, per avere tempi più rapidi e dare più spazio al dibattimento in aula: riportare il contezioso civile all’oralità e liberarlo della carta.

Occorre però avviare seri percorsi di formazione, non banalizzata all’utilizzo di software, ma volti a cambiare la cultura diffusa nella PA spesso restia ai cambiamenti e caratterizzata da un approccio ancora analogico al processo. Spesso è stato l’attivismo locale che grazie a degli accordi siglati dagli ordini e gli uffici giudiziari, ha permesso di adottare una visione sistemica. Tuttavia è fondamentale un coordinamento centrale che sappia rendere in maniera organica tutti gli interventi che si stanno realizzando in materia di giustizia digitale e sia anche da guida al cambiamento.