Sanità digitale: 4 pilastri che la rendono una scelta necessaria

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La realizzazione della nuova sanità, la “sanità digitale”, è l’unico modello sostenibile per il prossimo futuro e l’innovazione digitale è un “facilitatore indispensabile”, come sottolinea il Commissario alla spending review Yoram Gutgeld. Ma quali sono le condizioni necessarie per consentire questo passaggio? Nell’articolo di Nello Iacono le riflessioni sul tema emerse durante il convegno “Smart Health”, che si è svolto a Roma il 23 febbraio scorso, organizzato da FPA con il sostegno non condizionato di Fondazione MSD.

2 Marzo 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

L’e-health, la sanità digitale, è una scelta obbligata per il futuro, sostenibile, della sanità italiana. E lo è per più ragioni che emergono in modo sempre più evidente, e che alla base hanno certamente l’innalzamento della vita media, e quindi l’aumento della popolazione che può essere soggetta a malattie croniche, tipiche dell’età over 65.

Un aumento della popolazione fragile assistita che può essere fronteggiato soltanto se si riesce a portare l’assistenza a livello territoriale, con sempre maggiore autonomia dell’assistito, e se anche i processi amministrativi sanitari possono essere gestiti con servizi a distanza.

La scommessa per la gestione di questa sempre più irreversibile tendenza demografica all’invecchiamento medio della popolazione è di disaccoppiare il trend di crescita dei servizi di assistenza con i loro costi e con il personale necessario. Questo passaggio, che va nel percorso generale della medicina territoriale, “è” il passaggio verso la sanità digitale. Non può essere trattato, in altri termini, come un programma di digitalizzazione della sanità, negli ambiti diagnostici, terapeutici e amministrativi, ma è il percorso di realizzazione della nuova sanità, la “sanità digitale”, che è l’unico modello sostenibile. Con l’innovazione digitale come “facilitatore indispensabile”, secondo il commissario alla spending review Yoram Gutgeld.

Se è così, allora la valutazione della presenza delle condizioni necessarie diventa fondamentale e urgente, e non può che toccare più ambiti e più responsabilità. L’evento “Smart Health”, che si è svolto a Roma il 23 febbraio scorso, organizzato da FPA con il sostegno non condizionato di Fondazione MSD, è stata un’ottima occasione di riflessione in questo senso.[1]

Provando a sintetizzare gli elementi che emergono come principali di questo scenario:

  1. È indispensabile che i cittadini possiedano adeguate competenze digitali e competenze informative. Lo sviluppo in senso digitale dei servizi e, quindi, dei rapporti tra cittadino e sistema sanitario, fa sì che solo possedendo adeguate competenze i cittadini possano fruire dei servizi e, d’altra parte, soltanto se i servizi digitali vengono utilizzati pienamente si realizza l’efficienza del sistema. Tra l’altro, si impediscono così le pericolose distorsioni di un’informazione sanitaria in rete ancora molto poco basata su canali istituzionali.
  2. Il sistema sanitario pubblico rende disponibili notevoli quantità di dati, un patrimonio che deve avere un utilizzo globale per il miglioramento del sistema. Infatti, i big data possono essere utili per migliorare le diagnosi e intervenire precocemente su fenomeni complessi, ma anche per la programmazione (ad esempio per orientare la ripartizione della spesa tra ospedali e cure territoriali). Tutto un mondo che necessita di interventi di messa a sistema per disporre di dati di qualità e omogenei sul territorio.
  3. Uno dei pilastri della medicina territoriale è la telemedicina (o tecno-assistenza), per il monitoraggio, la diagnosi e la cura sul territorio con notevole de-ospedalizzazione. Ma per svilupparsi la tecno-assistenza ha bisogno di infrastrutture digitali e di essere chiaramente inserita in una strategia nazionale. Obbligatoria e non opzionale. Non a caso secondo il ministro Lorenzin “a tecnoassistenza è una scelta necessaria, tanto che sarà inserita all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza ”.
  4. Un altro dei pilastri della medicina territoriale è legato allo sviluppo di processi amministrativi completamente digitali e interoperabili. In una strategia organica trovano così composizione armonica l’introduzione del Fascicolo Sanitario Elettronico (che però è ancora a circa 5 anni dalla completa entrata a regime), delle ricette elettroniche (appena entrate in vigore) e Centri di Prenotazione (CUP) sempre meno indispensabili (grazie alle prescrizioni digitali), e allo stesso tempo più efficienti e tali da correlare il sistema pubblico con quello privato.

A questi elementi si aggiungono i vantaggi che la trasformazione digitale porta su tutti i processi produttivi, inclusi acquisti e logistica, per colmare lo spazio di guadagno di efficienza che nel Patto della Salute è stimato intorno agli 8 miliardi di euro.

Come fare allora per realizzare questo scenario che diventa sempre più chiaro? Uno degli ostacoli maggiori rimane lo sviluppo disomogeneo e disorganico tra le regioni, con servizi digitali non interoperabili, e un FSE ancora diffuso a macchia di leopardo oltre che incompleto. Una “frammentazione” che anche il ministro Lorenzin vede come problema principale da superare, e che con il “Patto della sanità digitale” inizia a essere affrontato in modo organico.

Sarebbe però un errore pensare che lo sviluppo sul tema Sanità digitale possa essere disgiunto dalla strategia globale per la crescita digitale del Paese e per l’affermazione di una compiuta cittadinanza digitale. È solo coniugando e correlando gli interventi, a partire dal tema delle competenze digitali, che potremo ottenere i cambiamenti necessari nei tempi utili. Perché il tempo è una delle variabili principali che determina il successo dei processi di innovazione.


[1] Per approfondimenti, consulta gli Atti del Convegno e il Comunicato stampa dell’evento