Come in Europa il low code sta cambiando i servizi digitali. Intervista a Joaquin Ferrer di Appian

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Tra gli Stati membri dell’Unione europea il livello di digitalizzazione è ancora disomogeneo e, nonostante alcuni segnali di convergenza, i paesi capofila sono rimasti invariati. Quale è la chiave per sbloccare la trasformazione e cosa ostacola il progresso italiano? FPA ha incontrato Joaquin Ferrer, Industry Leader Public Sector, EMEA, di Appian, che con lo sguardo fuori dai confini nazionali, ci ha restituito un quadro delle principali difficoltà incontrate dalle organizzazioni e di come Appian stia lavorando per rimuoverli

11 Gennaio 2023

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Redazione FPA

Foto di Miquel Parera su Unsplash -https://unsplash.com/it/foto/yB7ghV4dSa4

A luglio 2022. la Commissione europea ha pubblicato i risultati del Digital Economy and Society Index (DESI) e come ogni anno traccia i progressi compiuti negli Stati membri dell’UE nel digitale. Abbiamo illustrato i target raggiunti dall’Italia in questo approfondimento, evidenziando come la Commissione abbia riconosciuto il miglioramento dell’Italia negli ultimi cinque anni, realizzato grazie agli investimenti a disposizione e ad una maggiore attenzione della politica al digitale. L’Italia continua però a scontare alcune carenze su cui è necessario lavorare se si vuole portare on line entro il 2030 il 100% dei servizi pubblici principali (obiettivo del decennio digitale).

Bisogna dire che nell’Unione il livello di digitalizzazione è ancora disomogeneo e, nonostante alcuni segnali di convergenza, i paesi capofila sono rimasti invariati. Quale è la chiave per sbloccare la trasformazione e, in rapporto agli altri Stati membri, cosa ostacola il progresso italiano? FPA ha incontrato Joaquin Ferrer, Industry Leader Public Sector, EMEA, di Appian, che con lo sguardo fuori dai confini nazionali, ci ha restituito un quadro delle principali difficoltà incontrate dalle organizzazioni e di come Appian stia lavorando con tante realtà europee per rimuoverli.

Italia vs Europa: posizionamento

Il DESI posiziona l’Italia tra i paesi in cui il livello di penetrazione e di digitalizzazione è al di sotto della media europea (del 7%). La causa, secondo Joaquin Ferrer, risiede nella mancanza di servizi digitali diffusi su tutto il paese e quindi non accessibili a tutti i cittadini. Tuttavia, ci tiene a sottolineare un aspetto positivo: “La qualità delle azioni di governo percepita dai cittadini è in linea con il resto dei paesi membri dell’EU. Inoltre, guardando agli indicatori relativi all’utilizzo dei servizi digitali nel settore privato si riscontra che sono molto adeguati. Questi due fattori ci fanno pensare che ci siano le condizioni per una rapida adozione dei nuovi servizi digitali per i cittadini che le agenzie stanno approntando”. Rispetto al settore pubblico, in particolare, l’esperienza di Appian conferma che: “Gli enti pubblici hanno fatto uno sforzo significativo – prosegue Ferrer – per accelerare l’erogazione di nuovi servizi digitali e molto lavoro è stato fatto, in linea con le principali iniziative messe in campo anche in altre nazioni europee, ad esempio la trasformazione e modernizzazione dei sistemi IT utilizzando le funzionalità della nostra piattaforma low-code”.

Trasformazione low code

Le piattaforme low code permettono in molto casi di semplificare i processi e trasformare la stessa fase di progettazione di un servizio, liberando i dipendenti dalle azioni a scarso valore e permettendogli di concentrarsi sull’offerta al cittadino. “Le aziende pubbliche stanno proattivamente lavorando per migliorare i servizi al cittadino – ci racconta Joaquin Ferrer di Appian – e stanno anche cercando di facilitare il lavoro ai loro dipendenti che sono spesso sovraccarichi di lavoro burocratico. Perciò, essendo in grado di offrire soluzioni per riducono il carico di lavoro dei dipendenti e creano nuovi servizi digitali (nuove applicazioni) velocemente, queste soluzioni sono molto ben accolte”. Ma quali difficoltà potrebbe incontrare un’organizzazione nella loro adozione? Ci risponde Ferrer: “Nella sostituzione e la trasformazione di applicazioni create e installate da tempo, basate su tecnologie e infrastrutture decisamente datate. In questo contesto le capacità di Appian possono essere di grande aiuto, poiché la piattaforma coesiste con i sistemi esistenti e permette di affrontare la trasformazione in maniera graduale”.

Automazione, use case Appian in Europa

Per questo la piattaforma Appian è utilizzata con un approccio trasversale, in molti enti per creare nuove procedure e servizi digitali ai cittadini, migliorando allo stesso tempo il carico di lavoro dei dipendenti pubblici. Un utilizzo che travalica i confini nazionali: “In EMEA, abbiamo sviluppato davvero molte iniziative nelle diverse aree del settore pubblico” ci racconta Ferrer e prosegue: “Ci sono parecchi casi nella Sanità pubblica dove abbiamo agevolato la modernizzazione dei sistemi esistenti, migliorando i procedimenti interni e sviluppando nuovi servizi per i cittadini, messi in produzione in tempi brevissimi. In Spagna, ad esempio, l’ente per la Previdenza Sociale ha creato con noi in meno di 3 settimane nuove procedure online accessibili al cittadino, cosa impossibile da realizzare con il coding tradizionale. Non solo abbiamo rispettato i tempi di questo progetto, ma stiamo ora affrontando la trasformazione delle rimanenti 200 procedure che l’agenzia utilizza”. E ancora: “Nel campo della Giustizia, dove alcune applicazioni sono state realizzate per velocizzare i processi di gestione dei file amministrativi o per rendere possibile organizzare e accelerare il trasferimento dei detenuti tra le diverse strutture con monitoraggio in real time”. E infine, ci spiega Ferrer: “Abbiamo collaborato anche con il Ministero della Difesa in diversi paesi per la modernizzazione dei loro sistemi più strategici”.

Come accelerare la digitalizzazione

“In ogni nazione il processo per identificare i bisogni e trasformarli in progetti di trasformazione concreti è stato un duro lavoro. Di conseguenza – ci dice Joaquin Ferrer di Appian – il processo di gara per le assegnazioni, soprattutto quando si tratta di budget ingenti, è molto lungo e laborioso. In alcuni paesi come la Spagna, che ha un sistema agile per l’accesso ai fondi di recovery, solo negli ultimi 3 mesi del 2022 sono state pubblicate le specifiche di molte gare. È prevedibile che nel resto delle nazioni, si vedrà un’accelerazione dello stesso fenomeno nei primi mesi del 2023”. Ma come aiutare la PA in questa fase di cambiamento? “Un aiuto può venire dalle piattaforme come Appian, che forniscono tutti gli strumenti, in un ambiente unico, necessari per la trasformazione e l’automazione dei procedimenti pubblici. Allo stesso modo è necessario avvantaggiarsi dei benefici dello sviluppo low-code, che permette il disegno veloce di nuove applicazioni e processi, che vengono messi a disposizione di aziende e cittadini in tempi prima impensabili, soprattutto nel pubblico. E parliamo realmente di poche settimane e non di mesi come in precedenza accadeva”.

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