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PA digitale, Fioroni: “Il valore è il beneficio percepito dal cittadino”

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Solo una amministrazione adeguata e moderna rende attuabili le politiche pubbliche. Per questo l’innovazione dovrebbe essere tra le priorità di ogni governo. Così scrive per forumpa.it Mauro Fioroni, direttore del Servizio Informatica del Senato della Repubblica

3 Aprile 2019

Cantieri PA

Lanciati nel 2016, i Cantieri sono i laboratori permanenti di FPA dedicati ai temi dell’innovazione digitale e organizzativa della PA italiana.

F

Mauro Fioroni

Direttore del Servizio Informatica del Senato della Repubblica

Foto di JackBet rilasciata in licenza cc - https://live.staticflickr.com/3414/3245375010_c7951e0754_z.jpg

Seguo ormai da troppi anni il tema dell’innovazione nella PA per non essere consapevole che è molto difficile aggiungere qualcosa di significativo ai tanti utili e meno utili contributi in circolazione o sui tanti progetti visti in passato o in corso.

Molto si è detto sul cambiamento necessario e al tempo stesso sulla necessità di continuitànel progettare l’innovazione pubblica, così come sul bisogno di una governance chiara e unica dell’ICT pubblico (ancora da venire). Per ragioni di spazio, non entro qui nel merito degli ultimi piani triennali Agid che mi sembra vadano nella giusta direzione, anche se con la consueta distanza tra obiettivi e risorse disponibili (l’innovazione a costo zero non esiste).

Un’enfasi crescente – e sacrosanta – è stata posta in questi anni sulla centralità del cittadino utente nella definizione e progettazione dei servizi pubblici.

I benefici per quest’ultimo stentano ancora ad essere percepiti malgrado gli sforzi ed il crescente numero di servizi oggi disponibili. L’indice D.E.S.I. in Europa – in particolare il 5: Servizi pubblici digitali – ci colloca ancora nelle ultime posizioni, anche se non nella disponibilità dei servizi ma nel loro effettivo utilizzo da parte dei cittadini.

E’ quindi condivisibile la crescente attenzione ad indirizzare strategie e servizi verso una maggiore integrazione e interoperabilità, che veda il superamento di duplicazioni e sprechi nell’ottica di semplificare realmente la vita agli utenti finali dei servizi pubblici. Da questo punto di vista la PA crea valore se …  tramite l’innovazione riesce realmente ad accrescere il beneficio percepito dal cittadino.

Decisori pubblici come destinatari dell’innovazione

Partendo però dalla mia esperienza di funzionario parlamentare responsabile della struttura IT, vorrei mettere qui l’accento su alcuni aspetti a mio avviso meno affrontati riguardo al valore pubblico dell’innovazione nella PA.

In particolare credo che tra i destinatari, diretti e indiretti, dei benefici dell’innovazione digitale vadano sempre più considerati gli stessi decisori pubblici, a qualsiasi livello si trovino, sia di natura politica che amministrativa. La mia riflessione parte dalla costatazione della crescente difficoltà in cui si trova oggi ad operare il decisore pubblico.  

Conoscere per deliberare è un noto principio che è oggi paradossalmente messo sempre più a rischio dalla crescente massa di informazioni disponibili. Su qualsiasi argomento è oggi possibile accedere con apparente facilità ad una sterminata mole di dati.  L’ effetto Google – contro cui tanto si mettono in guardia le nuove generazioni – in realtà ha contagiato un po’ tutti. E’ necessario che cresca la consapevolezza della necessità di saper discriminare e scegliere le informazioni che ci vengono dalla rete e dai social networks. Non è solo una questione legata alle fake news, ma che riguarda una molteplicità di variabili di cui bisogna tener conto nei diversi contesti di utilizzo delle possibilità offerte dalla rete.  

In tutto questo è ovvio che la capacità/possibilità dei responsabili della cosa pubblica di basare le proprie decisionisu informazioni certificate e attendibili di fenomeni reali è un fattore chiave che incide sulla qualità delle decisioni stesse.

Una necessaria analisi dell’impatto delle politiche pubbliche

In questi ultimi anni, solo per fare un esempio, il Senato ha investito molto sull’analisi dell’impatto delle politiche pubbliche. Si tratta di un’attività molto complessa volta a mettere in condizione il legislatore di valutare le ricadute concrete dei provvedimenti normativi, sia per indirizzare eventuali interventi correttivi che per individuare settori carenti su cui intervenire. Alla base di questa analisi c’è la disponibilità di banche dati – in prevalenza necessariamente di fonte pubblica – che consentano di aggregare ed incrociare dati relativi a processi reali riguardanti una specifica politica pubblica.

Venendo ai processi innovativi della PA che coinvolgono il cittadino, è evidente che la trasformazione digitale in corso, se ben impostata, crea indirettamente la base dati ottimale per questo tipo di estrapolazioni, oltre a portare benefici alla stessa PA nell’erogazione dei servizi.

E’ altrettanto vero che fin tanto che lo swicth-off al digitale non sarà completo e le basi dati non saranno interoperabili e aperte, le ricerche e analisi tese a supportare il decision making della cosa pubblica rimarranno nel migliore dei casi parziali, fuorvianti nel peggiore.

Il valore dei dati

In sostanza in questo mio contributo ritengo utile sottolineare il tema del valore del dato pubblico anche come fattore abilitante alla decisione in tempi di complessità crescente dei fenomeni politici, economici e sociali.

Non si tratta ovviamente di un tema né nuovo né originale. Il progetto Data Analytics & Framewoks (DAF), previsto negli ultimi Piani triennali, va in questa direzione. Il limite strutturale che però incontrano questo tipo di progetti deriva dalla difficoltà di produrre e disporre di ontologie di dominio interoperabili nei diversi settori di un ideale sistema informativo pubblico integrato.

E qui è facile sconfinare nel campo del reclutamento e aggiornamento professionale nel pubblico impiego. Urge una maggiore attenzione su quali siano oggi le professionalità necessarie ad una macchina pubblica moderna. Ovviamente non basterà qualche data scientist o big data architectin più a far funzionare la cosa pubblica, ma un cambiamento in questa direzione deve avvenire nel mettere a punto i profili professionali da richiedere nei concorsi pubblici.

Una PA qualificata e moderna

Rischiando di sconfinare nella politica, vorrei fare una considerazione finale riguardante il tema più generale della riqualificazione della macchina pubblica.

Si tratta di un tema per certi versi bipartisan, in quanto nessuna politica pubblica – di qualsiasi colore – è in grado di essere attuata senza una pubblica amministrazione adeguata e moderna. E’ quasi una precondizione abilitante al governo della politica. Dovrebbe essere in cima alle priorità nelle agende dei diversi schieramenti politici e nei piani strategici delle diverse amministrazioni.  Invece stenta a trovare posto. Non sempre e non solo per carenza di risorse e finanziamenti disponibili.

L’auspicio è che una spinta nella giusta direzione possa venire anche dall’interno della comunità dei dirigenti pubblici più avvertiti e coinvolti. In questo senso trovo molto utili e importanti gli stimoli e le iniziative che annualmente a FORUM PA ci vengono proposte con tenacia e coerenza.

Questo articolo è un contributo al percorso di ascolto “La PA crea valore se…” avviato in vista di FORUM PA 2019 (Roma, 14-16 maggio)

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