Patto della Sanità Digitale, dall’impasse usciamo con il co-design

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La mancanza di risorse e la vetustà
dell’infrastruttura IT contribuiscono considerevolmente a indebolire la
sicurezza dei sistemi informativi sanitari. E questo è un problema serio, potenziale
generatore di rischi che non ci possiamo permettere il lusso di correre

5 Febbraio 2016

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Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics

Mi affido al genio di Beckett per tentare di scattare l’ennesima istantanea sul panorama della sanità digitale, e mi viene in mente il dialogo surreale di Estragone e Vladimiro:

“Quindi, possiamo andare?”

“Sì: andiamo!”

E i due non si muovono, come ben ci dicono le note di sceneggiatura.

Niente di più vicino alla realtà di questi ultimi due anni: tutti pronti a partire, nessuno che parte.
Aspettiamo Godot: che sia egli vestito da patto di sanità digitale (intrappolato nelle beghe Stato-Regioni e nei meandri dei passaggi di consegne in Conferenza Regioni) o che si muova sotto le sembianze di un eldorado prossimo venturo fatto di cartelle cliniche digitali e telemedicina, tutti lo aspettiamo.

In sottofondo, il paradosso: a Lungotevere ci abita il Ministro probabilmente più “tecno-confidente” di qualsiasi suo predecessore, e una nuova generazione di assessori regionali alla salute e top manager del SSN dovrebbe in teoria spalancare le porte all’innovazione tecnologica.

Dov’è, quindi, Godot? Chi/cosa lo sta facendo tardare all’appuntamento?

Dopo un abbondante anno e mezzo dall’annuncio del “Patto di Sanità Digitale”, siamo ancora qui tutti quanti in attesa della scintilla capace di innescare il circuito virtuoso del partenariato pubblico-privato. Confidando in un probabile intervento di Cassa Depositi e Prestiti, la quale potrebbe attivare una linea di mutui a favore delle aziende sanitarie e ospedaliere per interventi di digitalizzazione “radicale” e – soprattutto – coerenti con il famoso (e ancora latitante) Master Plan di Sanità Digitale.

I numeri in gioco, sono significativi: 5 miliardi di investimenti in 3 anni sono capaci di supportare una reingegnerizzazione dei processi di erogazione dei servizi (ospedale e territorio) e una razionalizzazione della logistica sanitaria per un saving strutturale non inferiore a 7 miliardi di euro l’anno. Questi numeri ce li stiamo ripetendo a mo’ di mantra da quasi due anni, e continueremo a ripeterceli fino a quando non si alimenterà il primo rivolo finanziario capace di trasmettere il primo impulso alla “ruota”.

Nel frattempo, è necessario che i grandi vendor IT specializzati in Sanità superino le logiche del “tatticismo stretto” e si aprano una volta per sempre in direzione di azioni di sistema. Non ha senso continuare a difendere posizioni su un mercato che vale – nella migliore delle ipotesi – poco più di un miliardo di Euro l’anno ma che potrebbe valere almeno 2,5 volte tanto se solo tutti quanti, domanda e offerta insieme, ci si desse l’obiettivo di raggiungere livelli di digitalizzazione in Sanità pari a quelli che caratterizzano i principali Paesi OCSE.

In attesa che si sblocchino le “grandi partite” (completamento dei fascicoli sanitari elettronici, cartelle cliniche, telemedicina), sussistono tutte le condizioni per accelerare fortemente l’adozione di servizi online per il pagamento elettronico dei ticket e l’inoltro telematico dei referti. Non c’è bisogno di investimenti, se ipotizziamo di attingere ad una più che abbondante offerta di servizi “chiavi in mano”.

Idem per quanto riguarda le prenotazioni: è possibile – a saldi invariati – ipotizzare che gli attuali outsourcer di servizi CUP vengano “incoraggiati” a rendere disponibili moduli per la prenotazione online che si affianchino ai tradizionali servizi di contact center.

Così come è possibile, e anzi ormai “doveroso”, mettere mano al tema della revisione dell’infrastruttura IT in sanità. Decine di migliaia di server, centinaia di migliaia di postazioni di lavoro, almeno la metà delle quali ai confini dell’obsolescenza. Con un enorme occhio di riguardo nei confronti della sicurezza: il dato clinico, lo sappiamo molto bene, è fra i più appetiti sul mercato nero dell’informazione “rubata in rete”, e la situazione nelle strutture sanitarie italiane (pubbliche e private) non è certamente all’altezza della situazione.

Per ammissione degli stessi CIO, la mancanza di risorse e la vetustà dell’infrastruttura IT contribuiscono considerevolmente a indebolire la sicurezza dei sistemi informativi sanitari. E questo è un problema serio, potenziale generatore di rischi che non ci possiamo permettere il lusso di correre.

Ma questo Godot, quindi? Riusciamo fra tutti quanti a fargli ritrovare la strada?

È fondamentale che le direzioni strategiche delle aziende sanitarie e ospedaliere incrementino consapevolezza rispetto alla centralità del tema: l’innovazione tecnologica e di processo non è un optional, l’informatica non è un giocattolo costoso per CIO capricciosi. Le associazioni (Federsanità e FIASO) e le Regioni possono e devono giocare un ruolo centrale, formando e informando ma anche lavorando sulla definizione di obiettivi di risultato che promuovano le azioni di digitalizzazione.

I vendor, per parte loro, devono trovare argomentazioni e occasioni di confronto coi livelli strategici uscendo dalla logica perversa della ricerca spasmodica del risultato di trimestre: far emergere la domanda inespressa è un lavoro impegnativo ma assolutamente necessario.

A ben guardare, Godot è molto più vicino di quanto possa sembrare a prima vista. L’ingrediente segreto è semplice: capacità di coinvolgere tutti i portatori di interessi, partendo dai medici e dagli infermieri. Meno “informatica per iniziati” e maggiore disponibilità a co-disegnare soluzioni insieme a chi – queste soluzioni – le utilizza dal mattino alla sera.

Ottimismo sfrenato? Può darsi. Di certo, a essere pessimisti e passare giornate guardandosi le punte dei piedi non porta da nessuna parte.

Altrettanto di certo i “clienti” (cittadini/assistiti/pazienti) manifestano sempre più visibilmente aspettative nei confronti di un Servizio Sanitario Nazionale sempre più “easy” e online.

Come da copione, Godot arriva soltanto se i protagonisti desiderino davvero che ciò succeda.