Verso un sistema nazionale per la trasformazione digitale

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Le infrastrutture digitali, materiali e immateriali, sono opere da curare in una logica di sistema, in cui ogni parte del corpo sappia esattamente il proprio ruolo, senza sovrapposizioni e con un assetto regolatorio sintetico e chiaro, che permetta ad ogni ente di strutturarsi con le giuste professionalità del digitale correlate al ruolo da svolgere, garantendo nel complesso che ogni territorio possa considerare il proprio contesto specifico, esprimere le potenzialità presenti ed integrare il digitale con le politiche già portate avanti in ogni settore

7 Febbraio 2024

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Giovanni Gentili

Dirigente Regione Umbria e Coordinatore tecnico della Commissione Innovazione tecnologica e digitalizzazione della Conferenza delle Regioni e Province autonome

Foto di Erick Butler su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/un-mucchio-di-filato-colorato-seduto-sopra-un-pavimento-bianco-0DeW5VcbQoE

Questo articolo è tratto dal capitolo “Trasformazione digitale” dell’Annual Report di FPA presentato il 18 gennaio 2024. La pubblicazione è gratuita

Le infrastrutture digitali, materiali e immateriali, sono oggi il più rilevante fattore di sviluppo del Paese. La trasformazione digitale è anche una delle principali vie da percorrere per la riforma del Paese e per aumentare la produttività e il benessere.

Per affrontare una sfida così rilevante per l’Italia, occorre che tutte le componenti istituzionali lavorino nel quadro di un vero e proprio “sistema nazionale” di cui facciano parte Governo centrale, Regioni e Province autonome, gli enti locali e che sia aperto anche a tutto il partenariato istituzionale, economico e sociale.

Un sistema nazionale di questo tipo dovrebbe essere organizzato per livelli di competenza e la sua missione dovrebbe essere quella di sostenere la continua trasformazione digitale del Paese per rendere esigibili i diritti di cittadinanza digitale (tramite servizi digitali inclusivi e adeguate competenze digitali), sviluppare leadership tecnologica, sovranità digitale e cybersicurezza, nonché contribuire a sostenibilità e crescita economico- sociale. La trasformazione digitale non è qualcosa ‘a termine’, visto che l’innovazione tecnologica è incessante e richiede un continuo adattamento, e per questo serve strutturare un nuovo tipo di capacità istituzionale.

Si potrebbe usare il termine “Sistema Nazionale per la Trasformazione Digitale (SNTD)“ – ispirato a quello analogo di Sistema Nazionale della Protezione Civile – perché le infrastrutture digitali, materiali e immateriali, sono opere da curare in una logica di sistema, in cui ogni parte del corpo sappia esattamente il proprio ruolo, senza sovrapposizioni e con un assetto regolatorio sintetico e chiaro, che permetta ad ogni ente di strutturarsi con le giuste professionalità del digitale correlate al ruolo da svolgere, garantendo nel complesso che ogni territorio possa considerare il proprio contesto specifico, esprimere le potenzialità presenti ed integrare il digitale con le politiche già portate avanti in ogni settore (occorre cercare una “componibilità” tra politiche diverse che non può essere un risultato spontaneo).

Il digitale è da considerare oggi elemento abilitante dentro ogni missione di policy, ed è evidente che c’è uno stretto rapporto tra “piattaforma digitale” e “piattaforma territoriale” (ruolo naturale delle Regioni), con una connessione che emerge in tantissimi casi applicativi: sanità territoriale e telemedicina, smart road, smart mobility, sensori di rilevazione/allertamento di varia natura, intelligenza artificiale per la revisione dei processi di lavoro, sostenibilità dell’API management e dell’analisi dei dati, ecc.

Un primo passo, rilevante, per collaborare in una logica di sistema è sicuramente rappresentato dall’Accordo tra Governo e Regioni “Insieme per la trasformazione digitale”, firmato a Perugia lo scorso 14 luglio 2023 tra il Sottosegretario Butti e il Presidente Fedriga per la Conferenza delle Regioni e Province Autonome. All’interno dell’accordo sono individuati nove principi di collaborazione sui temi dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione, che formano una specie di “manifesto”:

  1. Collaborare con una visione comune per raggiungere le finalità previste nel “Programma strategico per il decennio digitale 2030” (Decisione UE 2022/2481).
  2. Adottare una strategia precisa per la fase di programmazione ed attuazione della trasformazione e della transizione digitale, anche attraverso una delegificazione della materia che favorisca un approccio sistemico.
  3. Individuare risorse comuni per progettualità sui temi della trasformazione, della transizione, per la riorganizzazione, per la qualità dei servizi in rete, per la dematerializzazione degli archivi, per la formazione dei dipendenti non solo per l’utilizzo delle tecnologie ma soprattutto per i nuovi modelli di organizzazione del lavoro.
  4. Valorizzare in maniera sinergica le risorse del PNRR/PNC e nei fondi strutturali della programmazione 2021-2027.
  5. Promuovere una stretta collaborazione tra Stato, Regioni e Province autonome, con il coinvolgimento delle loro articolazioni, aziende/agenzie, società in house, ecc., per sfruttare al massimo gli investimenti già fatti e in corso.
  6. Consolidare il ruolo dei Responsabili per la Transizione Digitale (RTD) e concorrere alla diffusione di una cultura amministrativa digitale, tenendo conto dei nuovi profili professionali necessari (upskilling/reskilling) e, in particolare, della necessità urgente di specialisti ICT dedicati a sicurezza e trasformazione digitale.
  7. Rafforzare le forme di coordinamento a partire dal “Comitato interministeriale per la Trasformazione Digitale” (CITD di cui al DL n.22/2021), con il ruolo di coordinamento del DTD, esercitato anche ai sensi dell‘art. 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione, che prevede la potestà legislativa esclusiva in materia di «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale».
  8. Concorrere, nel rispetto delle reciproche prerogative istituzionali, alla definizione di un quadro di regole per la piena cittadinanza digitale e lo sviluppo omogeneo, sull’intero territorio nazionale, dei servizi e della sicurezza digitale, sviluppando il ruolo regionale di aggregazione informativa/ informatica nelle materie a legislazione concorrente anche ai sensi dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione.
  9. Valorizzare la centralità e la qualità del dato nelle politiche pubbliche, anche garantendo l’interoperabilità tra banche dati e interconnessione tra sistemi, nell’ottica del principio Cloud-first e di una architettura decentrata, policentrica e federata.

Merita forse una riflessione particolare l’ultimo principio sopra riportato, perché i dati diventeranno sempre più centrali e, anche per questo, servono con urgenza specialisti ICT nelle PA in grado di curare la raccolta, l’aggiornamento, l’analisi e la valorizzazione dei dati stessi (data governance). Occorre però prendere atto che un numero importante di piccoli enti NON hanno il personale ICT necessario a gestire adeguatamente i propri sistemi informativi e i relativi aspetti di sicurezza, quindi difficilmente possono correttamente gestire le loro banche dati e i processi di interoperabilità e abilitazione al Cloud. La sfida non è solo ‘spostare server’, ma anche ‘entrare dentro i server’ dove sono contenuti i dati, così come bisogna entrare dentro i processi di lavoro, ecc. E questo richiede per forza di cose una committenza pubblica qualificata all’interno delle PA.

Senza dubbio, è necessario continuare con gli investimenti e la messa in sicurezza della “infrastruttura digitale materiale” (datacenter e Cloud ibrido federato, reti in fibra ad alta affidabilità, unità locali di cybersicurezza, ecc.) ma bisogna al tempo stesso lavorare alla costruzione di una “infrastruttura digitale immateriale” ovvero giungere, in tempi brevi, a dati pubblici che siano ‘pronti’ per l’intelligenza artificiale e in grado di innescare i servizi proattivi di nuova generazione che tutti vorremmo.

In questo le Regioni possono essere una “piattaforma territoriale” in grado di facilitare la cooperazione tra le tante amministrazioni coinvolte nei processi/procedimenti, anche attraverso “fascicoli digitali” costruiti su scala regionale, insieme ad una effettiva interoperabilità semantica/organizzativa che possa tramutare in realtà la promessa, pluri-decennale e sempre sfuggente, della “semplificazione” e della “dematerializzazione” nelle PA.

Per questo, oggi che il digitale rende più facile applicare la sussidiarietà e il decentramento amministrativo dettati dalla Costituzione, appare necessario andare verso un sistema nazionale ben strutturato in tutte le sue componenti istituzionali, per garantire al Paese di sfruttare appieno le ingenti risorse che saranno investite con il PNRR/PNC al 2026 e con la programmazione 2021-2027.


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