Zero lock-in: come accelerare l’innovazione per offrire nuovi servizi - FPA

Zero lock-in: come accelerare l’innovazione per offrire nuovi servizi

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Il modello open source assicura un’infrastruttura IT flessibile e robusta, velocemente adattabile alle esigenze dell’ente. L’innovazione può essere finalmente un vero obiettivo strategico e non un atto guidato da obblighi contrattuali verso un fornitore. FPA ha organizzato lo scorso 23 marzo, in collaborazione con SUSE, un incontro a porte chiuse riservato ai referenti ICT delle principali amministrazioni italiane, per un confronto su come accelerare l’innovazione attraverso piattaforme “zero vendor lock-in”

2 Aprile 2021

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Redazione FPA

Photo by Finn Hackshaw on Unsplash - https://unsplash.com/photos/FQgI8AD-BSg

Piattaforme “zero vendor lock-in” permettono un adattamento veloce e agile all’emergere di nuove e prorompenti esigenze, come quelle dettate da una fase emergenziale. L’ultimo anno ci ha dimostrato, infatti, quanto sia importante poter rispondere tempestivamente ad una crisi evitando conseguenze negative su sicurezza, privacy e stabilità dei sistemi.

Su questo tema FPA ha organizzato lo scorso 23 marzo, in collaborazione con SUSE, un incontro a porte chiuse riservato ai referenti ICT delle principali amministrazioni italiane.  

Perché privilegiare soluzioni open source 

Il modello open source assicura un’infrastruttura IT flessibile e robusta, velocemente adattabile alle esigenze dell’Ente e ai diversi settori operativi. Le applicazioni diventano scalabili e l’innovazione può essere finalmente un vero obiettivo strategico e non un atto guidato da obblighi contrattuali verso un fornitore.

Allo stesso tempo, soluzioni open source possono garantire innovazione, sicurezza e affidabilità all’infrastruttura digitale pubblica ed ecco perché sono la scelta da privilegiare, come raccomandato dagli stessi Enti di Governance.

Dati gli articoli 68 “Analisi comparativa delle soluzioni” e 69 “Riuso delle soluzioni e standard aperti” del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), la pubblica amministrazione è infatti tenuta a prediligere nell’acquisizione di programmi informatici o parti di essi, soluzioni di software libero o a codice sorgente aperto, e anche soluzioni fruibili in modalità cloud. Inoltre, le pubbliche amministrazioni che siano titolari di soluzioni e programmi informatici realizzati su specifiche indicazioni del committente pubblico, hanno l’obbligo di rendere disponibile il relativo codice sorgente, completo della documentazione e rilasciato in repertorio pubblico sotto licenza aperta. 

Per la PA, in sintesi, l’open source è una scelta di economicità ed efficienza, basti pensare che la Pubblica Amministrazione spende all’anno circa 1.600 milioni di euro tra manutenzione, acquisto, realizzazione di piattaforme tecnologiche e gestione delle relative licenze. Inoltre, architetture applicative a micro-servizi (Kubernetes) e multi-cloud, governabili centralmente, sicure e basate su standard aperti permettono di accelerare l’attivazione dei nuovi servizi digitali.

L’offerta del mercato 

L’open source è un paradigma che esiste da oltre 30 anni e che ha dato un grandissimo contributo, non solo al mondo ICT, ma all’intera società. Si tratta di un approccio totalmente diverso da quello classico e che trova, nella disponibilità del codice sorgente e nella comunità che ne governa i progetti, il valore portante: quello del bene comune. L’accesso al codice sorgente, anche se richiede competenze tecniche, permette a chiunque di trovare il proprio spazio. 

L’open source, in questi anni, è diventato un modello di business e sono tantissime le multinazionali che credono nel software libero e sostengono progetti come Linux.  

L’investimento in open source richiede un grandissimo sforzo nel breve periodo, ma permette poi di raccogliere i frutti nel lungo periodo in termini di funzionalità, performance, sicurezza ed interoperabilità senza creare alcun vincolo. Chiunque, nell’uso di prodotti open source, può decidere di muoversi in maniera indipendente oppure di appoggiarsi a chi, su questi prodotti, lavora costantemente. Il 2021 è un anno in cui aziende iper-specializzate nel mondo open source, come Canonical (nota per Ubuntu), RedHat e SUSE, giocheranno un ruolo fondamentale nello sviluppo di prodotti open source nel cloud, scalabili e privi di lock-in. Al contempo stanno anche nascendo collaborazioni importanti, ad esempio SUSE ha di recente acquisito Rancher Labs, un’azienda specializzata in microservizi e implementazioni di container su scale adatte all’uso aziendale.

L’esperienza di Enel 

Enel a partire dal 2015 ha spostato progressivamente sul cloud tutti i servizi informatici. Da aprile 2019, con la chiusura dell’ultimo data center, Enel è full cloud ed è la prima tra le grandi utility mondiali a raggiungere questo traguardo. Tra i vantaggi più evidenti c’è la rapidità, come è emerso al tavolo di FPA e SUSE. In Colombia, per esempio, la richiesta di potenziamento da parte del servizio di segnalazione guasti di Enel è stata soddisfatta in un paio d’ore, a fronte delle diverse settimane necessarie prima del passaggio al cloud.

ENEL ha scelto SUSE Linux Enterprise Server, come sistema operativo Linux di riferimento per la propria infrastruttura IT, e SUSE Manager come strumento per la gestione centralizzata e il controllo della conformità ai più stringenti standard di sicurezza. L’interoperabilità garantita da queste soluzioni ha permesso un passaggio al cloud senza “stop and go”. 

Come comprare Open Source 

È attualmente attiva la quarta edizione della gara Consip per l’affidamento della fornitura di prodotti software multibrand, manutenzione software e servizi connessi per le Pubbliche Amministrazioni. La gara a procedura aperta si compone di dieci Lotti. Il Lotto 10 fa riferimento alla categoria merceologica “sottoscrizioni software Open Source e dei servizi connessi per le PA”.

Possiamo concludere ricordando che l’open source crea beni comuni e la pubblica amministrazione è uno dei principali attori nella creazione e difesa dei beni comuni: il binomio è vincente.

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