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I benefici tecnici ed ambientali dell’auto elettrica.
Fabio Orecchini introduce il concetto di scienza della sostenibilità, la nuova prospettiva promossa a livello mondiale da un gruppo capitanato dalle Nazioni Unite. La sostenibilità energetica si fonda in particolare su 5 pilastri: rinnovabilità delle risorse, efficienza di conversione, abbassamento dell’impatto ambientale, aumento dell’accesso all’energia, appropriatezza delle soluzioni alla situazioni locali.
Dopo aver stabilito i criteri per analizzare la sostenibilità della tecnologia automobilistica, considerando, Orecchini, si sofferma sui vantaggi dell’auto elettrica. Due in particolare quelli ottenuti ex novo, l’autoricarica e l’autoproduzione. Tra quelli estrinseci, ossia legati al sistema di ricarica, da annoverare invece la rinnovabilità della fonte e l’abbattimento dei costi, che si ottiene a patto di un disegno strategico. Citato al riguardo l’esempio del V2G – Vehicle to Grid, le reti intelligenti di energia elettrica.
Per la PA, sostenibilità deve significare soprattutto due elementi irrinunciabili: risparmio economico, nonché sviluppo più sostenibile per le future generazioni. Necessario inoltre identificare gli utilizzi, le auto ibride ed elettriche sono convenienti soprattutto nel tratto urbano o urbano-metropolitano. La PA deve infine capire la necessità della ricerca indipendente, come quella portata avanti da CNR, ENEA e Università La Sapienza, in modo che faccia da filtro rispetto a quella promossa dalle case automobilistiche.
Comune di Roma, un piano urbano per la mobilità elettrica.
Sarà presentato a giorni il piano per la sostenibilità ambientale di Roma Capitale, con un tassello importante riservato alla mobilità elettrica. Questo quanto annunciato da Marco Visconti, aggiungendo che la cura del ferro su cui si è puntato in passato fosse per un verso una politica giusta, ostacolata però dalla mancanza di risorse e dal continuo ritrovamento di reperti archeologici sotterranei.
In alcuni quadranti si continuerà con tale politica, ma da qui al 2015 la capitale punterà soprattutto sull’elettrico. Saranno 200 le colonnine realizzate per la ricarica – Enel ed Acea hanno intanto siglato un’intesa per avere la stessa colonnina – , con energia proveniente da fonti rinnovabili. Nei prossimi giorni, intanto, sarà impiantata presso il Servizio Giardini una colonnina ad energia solare, in programma inoltre l’acquisto di centinaia di auto ibride o elettriche da dare in dotazione alle holding.
Nel centro storico è previsto un servizio di car sharing elettrico. Un altro obiettivo è infine l’adozione di nuovo modello di bike sharing, che ponga Roma al livello migliori delle migliori capitale europee, grazie ad un finanziamento del ministero dell’Ambiente, integrando nella città consolidata un servizio tra bike sharing elettrico, auto elettrica e motorino elettrico
Strategie per la mobilità elettrica: opportunità e ruolo della pubblica amministrazione
L’appuntamento congressuale, che si svolge i massimi livelli politici e scientifici, ha l’obiettivo di confrontarsi sul decisivo ruolo che la pubblica amministrazione, principale acquirente del Paese, può avere come driver di innovazione, soprattutto nel campo del green public procurement. Oltre tutto comprare verde è per la PA un comportamento virtuoso che produce risparmi considerevoli nel tempo, oltre a rendere visibile l’impegno per uno sviluppo sostenibile. In questo contesto la scelta della mobilità a basso impatto di emissioni o, come in questo caso, ad impatto zero, è una scelta strategica per le nostre città.
La cultura come ingrediente dinamico del benessere sociale
Dopo aver richiamato l’attenzione sulla scarsezza delle risorse a disposizione, la dr.ssa Recchia sottolinea come il MiBAC debba recuperare una legittimazione a livello di opinione pubblica, da una parte nei confronti di chi protesta per i tagli, e dall’altra di quei contribuenti che non fruiscono di cultura pur partecipando economicamente alla sua produzione. In questo senso la dr.ssa Recchia sposa le attività di rottura dei monopoli per i cosiddetti servizi aggiuntivi intrapresa dalla DG per la valorizzazione e sottolinea l’importanza dell’ampliamento della platea dei fruitori: ampliamento realizzabile soprattutto attraverso una maggiore segmentazione dell’offerta dei prodotti culturali e una comunicazione più efficace con i portatori di interesse e i formatori di consenso.
La customer experience e la cura della fruizione culturale
Andrea Granelli concentra il suo intervento sul necessario dialogo tra tradizione e innovazione che si deve istaurare quando si parla di consumo culturale. L’attenzione a come il consumatore entra in rapporto con la cultura è un tema su cui non ci si interroga abbastanza, mentre invece è fondamentale studiarlo per elaborare nuove forme di mediazione e promozione culturale. L’ingresso dell’economia nella cultura, continua Granelli, non significa la sola ricerca del profitto, ma soprattutto lo studio del migliore utilizzo delle poche risorse a disposizione, l’introduzione di processi di misurazione e lo sviluppo di nuove tecnologie per la valorizzazione del patrimonio nazionale.
Tutela del patrimonio e sviluppo culturale del cittadino
Il Generale Muggeo presenta l’attività del Comando per la Tutela del Patrimonio culturale dell’Arma dei Carabinieri, fondato nel 1969 e da allora attivo nella protezione dei beni e dei siti artistici nazionali. Poter fruire delle opere – dice Muggeo – significa poter annodare il passato al presente per costruire un futuro migliore. In quest’ottica il comando si è dotato di una banca dati unica al mondo per ricchezza di contenuti: ciò che non è catalogato è inesistente, mentre ciò che si conosce è più facile da ritrovare. Nell’ultimo anno, ad esempio, lo sviluppo degli strumenti di catalogazione e e controllo elettronici ha portato ad un decremento del 20% dei furti di beni ecclesiastici.
Passato e presente: animus loci e tecnologie per la promozione culturale
Prendendo come esempio il Museo del Vetro di Murano o la vendita on line di artigianato artistico dalle colline toscane, Scognamiglio sottolinea come sia fondamentale saper coniugare un’ottima valorizzazione dello spirito dei luoghi e un efficace sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione per promuovere veramente il patrimonio culturale italiano. Un’ultima battuta Scognamiglio la riserva all’importanza della formazione, senza la quale sarà difficile sviluppare nuove professionalità in grado di tutelare, mettere a frutto – e persino conoscere – le ricchezze culturali che abbiamo ereditato dal passato e che continuiamo a produrre nel presente.
Il patrimonio culturale italiano come vantaggio competitivo
Mario Resca sottolinea come sia finita per l’Italia l’epoca dello sviluppo manifatturiero, e come il Paese debba invece puntare sul più produttivo degli investimenti possibili: la tutela e la divulgazione del proprio patrimonio culturale e paesaggistico. Dopo aver letto un messaggio del Ministro Galan, Resca illustra l’azione della DG per la valorizzazione incentrata sul recupero di quote di mercato nella grande competizione turistica internazionale. Il 2010 ha visto un aumento del 16% dei visitatori nei musei statali, con un conseguente aumento dei ricavi del 7,5%. Nonostante le promozioni quindi c’è stato anche un immediato beneficio economico, che va ora incrementato sviluppando a tutti i livelli una più consapevole e a accorta cultura dell’accoglienza.