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Realizzazione del “carrello mono-intervento” per la riduzione del rischio clinico

 

Nel luglio 2010, al fine di ottimizzare tutte le fasi di preparazione del percorso chirurgico, la Direzione Generale del Policlinico di Modena ha chiesto ad Eli Lilly Italia S.p.A. il supporto per la realizzazione di uno studio di fattibilità relativo alla creazione di un carrello mono intervento nell’ottica di minimizzazione il rischio clinico e ridurre gli sprechi. Per realizzare tale progetto è stato necessario elaborare una nuova procedura di gestione dei flussi e dei processi di preparazione delle sale operatorie che dovranno essere standardizzati per tipologia di intervento senza subire variazioni in relazione all’equipe medica impegnata. L’esito del lavoro si sintetizza nella definizione di un nuovo modello gestionale che contempla l’utilizzo di un carrello mono intervento e la ridefinizione dei flussi operativi e dei materiali. La reingegnerizzazione di questo specifico ambito ha introdotto nel processo complessivo di gestione delle sale operatorie una serie di miglioramenti misurabili attraverso una serie di indicatori legati a tempi, costi, sicurezza e qualità.

Il miglioramento continuo in sanità

 

Monchiero definisce ironicamente il mondo sanitario come fatto da “incompresi cronici” perché nonostante i tagli e le campagne mediatiche, la sanità in Italia funziona complessivamente bene. Ciò non toglie – continua – che bisogna migliorare continuamente i servizi offerti all’utente e bisogna anche saper comunicare esperienze come quelle presentate nel corso del convegno: pratiche virtuose di reingegnerizzazione dei processi rese possibili anche grazie alla partnership tra soggetti pubblici e soggetti privati, come in questo caso Eli Lilly Italia.

Il ruolo della partnership pubblico-privata nell’ottimizzazione dei percorsi di cura e della spesa sanitaria

La metodologia Six Sigma

 

Egidio Cascini presenta il metodo Six Sigma che alcune Aziende Sanitarie stanno iniziando a sperimentare grazie alla collaborazione con Eli Lilly italia. Six Sigma è un percorso unico nel fornire, oltre ai principi, anche i metodi per arrivare alla riduzione degli errori e dei conseguenti sprechi nelle organizzazioni complesse e nei sistemi aziendali. L’articolata trattazione di Cascini procede per esempi pratici fino ad arrivare a dimostrare come Six Sigma aiuti ad “accendere le stelle per individuare la meta e guidare la nave nel buio della notte”.

Innovazione continua per la sostenibilità e l’efficienza in Sanità

La crisi economica e le restrizioni della finanza pubblica da un lato, il mutamento dei bisogni di salute e della struttura della popolazione dall’altra impongono percorsi di innovazione necessari per recuperare efficienza e migliorare la qualità dei servizi sanitari forniti.

In questo contesto, lo sviluppo di reti di soggetti pubblici e privati costituisce l’asse portante del cambiamento e mira a avere come risultato un aumento di valore pubblico.

Da qualche tempo l’industria attua questo necessario connubio tra innovazione e rete attraverso la creazione di un rapporto nuovo con le Aziende territoriali e ospedaliere.

E’ il caso al centro dei lavori della giornata: la competenza maturata da Lilly sulle innovazioni di processo attraverso la reingegnerizzazione dei propri processi produttivi, viene messa a disposizione delle strutture sanitarie pubbliche.

L’incontro tra il bisogno di innovazione e l’offerta di conoscenza e esperienza ha generato idee e storie di successo, che verranno illustrate nel corso dei lavori e rese disponibili ai vertici apicali delle Aziende sanitarie, che puntino a migliorare la qualità dei servizi erogati ai cittadini, contenendo la spesa.

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La professionalità nella Sanità pubblica: il punto di vista di ANAAO ASSOMED – Associazione Medici Dirigenti

Sì al riconoscimento della centralità del tema della valorizzazione dello sviluppo professionale. No alla tendenza, più o meno manifesta, a rinchiudere la professione medica in una sorta di cittadella fortificata di competenze cliniche, mentre tutto il resto è competenza della dirigenza. Questo il punto di vista di Domenico Iscaro, il quale sottolinea come quando si affronta il problema della mancanza di medici, che già nel 2020 sarà clamorosa, si risponde con modelli organizzativi che lasciano molte perplessità come, ad esempio, il modello dell’ospedale di intensità di cura.

La riforma Brunetta e la sanità: il punto di vista del CIMO-ASMD

“Se da dieci anni un sistema non funziona, evidentemente c’è qualcosa di sbagliato alla base”. Esordisce così Riccardo Cassi, Presidente nazionale di CIMO – ASMD (Coordinamento Italiano dei Medici Ospedalieri – Associazione Sindacale dei Medici Dirigenti), il quale mette l’accento sul meccanismo degli incarichi che, secondo lui, non è adatto a riconoscere il lavoro del professionista nel settore medico, perché una volta affidato un incarico questo diviene un ruolo organizzativo e non più professionale. Rispetto agli stessi criteri di valutazione, secondo Cassi solo uno è veramente tecnico, mentre gli altri sono tutti organizzativi, per cui l’azienda non ha uno strumento che misuri la professionalità dei medici e del personale in genere, e questo è un grosso handicap per un’azienda che deve produrre salute. La proposta è quella di ripensare una carriera professionale in cui chi ricopre il ruolo di direttore di struttura complessa ritorni anche ad avere un ruolo di riferimento come professionista, perché senza leadership professionale i suoi sottoposti non lo seguono. Si hanno due anni a disposizione per intervenire a monte, conclude Cassi, in quanto ci si gioca il futuro.

La dirigenza in sanità: il punto di vista della FASSID

L’organizzazione sindacale FASSID ha creduto nel concetto di dirigenza, anche perché serviva per fare un salto di qualità sia economico che normativo, ma l’attuazione si è poi rivelata monca, a causa della scarsità delle risorse economiche e a causa dell’assenza di una cultura adeguata sia da parte della dirigenza delle aziende,sia da parte degli stessi professionisti. Queste le considerazioni di Francesco Lucà, il quale aggiunge che forse erano più premianti gli scatti di anzianità di una volta e che comunque, di sicuro, occorre un grosso lavoro di riequilibrio e rieducazione anche nei confronti degli operatori della sanità, che spesso mancano di formazione e aggiornamento adeguati. Senza dimenticare, conclude Lucà, che la riforma Brunetta non è applicabile nel comparto della sanità, dove prevale il concetto di equipe e non si può identificare in modo rigido e burocratico il livello di professionalità di un operatore rispetto a un altro.

Azienda sanitaria di Firenze, nuovo modello organizzativo per processi .

L’esigenza della valorizzazione delle professioni sanitarie nasce dalla disamina dello sviluppo organizzativo e funzionale di un’azienda enorme nata dall’accorpamento di dieci strutture. Pierluigi Tosi illustra il nuovo modello organizzativo per processi che ormai da sei anni ha ridisegnato l’azienda sanitaria di Firenze, un modello fondato sulla strategia lean, sulla figura del manager di linea e su strumenti altamente tecnologici come la cartella clinica integrata o i sistemi DSS (sistema di supporto alle decisioni).
La struttura aziendale si dirama attraverso la figura del direttore e della suddivisione in dipartimenti. Ed anche se nell’ambito delle direzioni sembra esistere una divisione tra linea medica, linea professionale infermieristica e linea tecnico-sanitaria, il sistema è invece strutturato, pur nella logica del rispetto dell’autonomia professionale, ai fini dell’integrazione. Da evidenziare soprattutto che si tratta di un’azienda operante per processi, con individuazione delle responsabilità prevalentemente professionali rispetto alla loro direzione, puntando allo sviluppo della carriera in quel settore. La dirigenza infatti non è giocata in senso verticale sulla gestione, ma sui processi traversali che attraversano tutte le strutture, per cui esiste una linea professionale che passa il tutto territorio, il problema è l’omogeneizzazione dei comportamenti su un ambito così vasto.

La riforma Brunetta e la sanità: il punto di vista della Cisl

La riforma Brunetta tenta di ottimizzare il servizio pubblico, sburocratizzandolo e rendendolo più vicino ai bisogni dei cittadini, con il comparto sanitario a fare da punta avanzata della sperimentazione in quanto il diritto alla salute è un bisogno primario. Ne è convinta Daniela Volpato, rappresentante della sezione Funzione Pubblica della Cisl, che sottolinea come l’evoluzione dei modelli organizzativi sia molto più impellente nella sanità che in altri comparti. Dopo l’applicazione di alcune riforme, l’evoluzione del sistema del welfare e del federalismo, e le molte buone pratiche presenti nelle Regioni, ora si tratta di capire come incrociare la responsabilità ed autonomia del singolo con un modello organizzativo che ha come obiettivo prioritario la presa in carico del cittadino, secondo un obiettivo di spesa coerente.  

Sul fronte della contrattazione si tratta in particolare di trovare uno strumento non rigido di carriera,  che sia un sistema mobile di riconoscimenti incrociati tra la certificazione dei servizi erogati e la competenza specifica professionale, con un tentativo di sperimentazione nelle regioni, dato che non esiste una ricetta unica.

La riforma Brunetta e la sanità: il punto di vista della U.I.L.F.P.L.

“Apprezzo il lavoro compiuto da Brunetta rispetto alla valorizzazione delle professioni, ma perché il sistema della fasce non viene applicato anche nel suo dipartimento?” Inizia con questa provocazione l’intervento di Giovanni Torluccio, il quale comunque riconosce l’esigenza di ridisegnare l’organizzazione della sanità sulla base di professionalità che si sono evolute negli anni e di bisogni della salute ora diversi – dovuti anche all’invecchiamento della popolazione -, con un necessario incrocio tra soluzioni in ambito sanitario e sociale. Partendo dalla consapevolezza che il blocco dei contratti non agevola la soluzione dei problemi e considerando la riconosciuta insoddisfazione dei medici rispetto allo sviluppo professionale, Torluccio si chiede se è pensabile, nella sanità, mantenere un modello che deriva più da esigenze organizzative che dalla necessità di offrire risposte a cittadini e professionisti. A suo parere, fermo restando un livello minimo di contrattazione nazionale, occorre cominciare a ragionare anche sulle esigenze dei territori.

La riforma Brunetta e la sanità: il punto di vista della Cgil

Cecilia Taranto esprime nel suo intervento il dissenso della Cgil sulla riforma Brunetta e sul blocco dei contratti nazionali. La rappresentante del comparto Funzione Pubblica del sindacato rileva, infatti, una distanza problematica tra le necessità evocate e tradotte in esperienze importanti, nel tentativo di avviare un confronto con i professional, e quanto realizzato dal governo. Per la Cgil occorre un nuovo equilibrio dell’intero comparto sanitario, con una revisione del modello organizzativo ed un investimento sulle professioni sanitarie che è determinante, ma a partire da bisogni della salute ed accompagnando l’innovazione con le  necessarie risorse economiche. Si tratta di una partita in cui si cammina insieme e che rappresenta la difesa dello stesso stato sociale, della qualità di un Servizio Sanitario Nazionale che ha prodotto risultati eccezionali e su cui, sottolinea Taranto, non si può tornare indietro.
In particolare Taranto esprime la percezione che si stiano valorizzando più gli aspetti gestionali che le specializzazioni e, in generale, l’inapplicabilità della Brunetta nel comparto della sanità, dove, ancor meno che in altri settori,  il lavoratore non è una monade, per cui appare irragionevole un sistema che gerarchizza e che attribuisce al dirigente la valutazione del singolo aldilà del lavoro di equipe.