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Appalti e PA locali: le centrali acquisti hanno bisogno di manager

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10 Marzo 2016

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Manuela Brusoni, Presidente Azienda Regionale Centrale Acquisti, Regione Lombardia

Il nuovo Codice è sicuramente un passo avanti che dobbiamo riempire di contenuto e significati nell’esecuzione concreta. Mi spiego meglio: potenzialmente la struttura normativa introduce importanti novità, che tuttavia richiedono capacità di analisi e di progettazione da parte delle amministrazioni pubbliche che non dobbiamo dare per scontate.

Non è detto infatti che queste ultime siano pronte e abbiamo già internamente le competenze e l’autorevolezza per occupare quegli spazi di discrezionalità, che ora vengono riconosciuti e auspicati. Il rischio è che non si riesca a cogliere proattivamente il cambiamento e ci si protegga con regolamenti interni più rigidi dei precedenti.

Inoltre le stazioni appaltanti dovranno dimostrare di essere adatte a questo ruolo e non parliamo quindi di una semplice applicazione delle norme, ma di un processo complesso di rilevanza strategica. Si è finalmente riconosciuta l’esigenza di avere al proprio interno figure professionali capaci, in grado di applicare il nuovo codice con delle competenze manageriali, con capacità analitica e tecniche di project management e risk management che non sono per tradizione quelle che nelle nostre PA sono state considerate qualificanti o prioritarie.

Tutto ciò valorizza la centrale acquisti come un luogo di confronto, dove trovare e sviluppare competenze, profili qualificati in grado di sperimentare innovazioni nel procurement pubblico con tempi e risorse adeguati, insomma, un centro che faccia da rete con le amministrazioni territoriali, che spesso non hanno le risorse umane e finanziarie ora necessarie, direi indispensabili. Il “mettersi insieme” permetterebbe di vedere le mille sfaccettature di un acquisto e attuare un confronto costruttivo per risolvere le criticità incontrate. Non standardizzazione, ma network di esperienze.

Sarebbe auspicabile creare un percorso di rafforzamento di competenze, un vero e proprio spazio di apprendimento individuale e collettivo, perché la formazione tecnica e manageriale è fondamentale, se si vuole davvero costruire un know how comune e non trasformare in un rischio ciò che il nuovo Codice presenta come opportunità.

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