EDITORIALE

Concorsi deserti e “grandi dimissioni”? Non proprio, ma nella PA è il momento di capire il cambiamento in atto

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Quello che sta accadendo in questo periodo dal lato della domanda del mercato del lavoro probabilmente non ha precedenti nel nostro paese e non coinvolge solo il settore pubblico. Possiamo quindi parlare di fuga dalla PA? Di flop dei concorsi pubblici? No, se pensiamo ad esempio che in relazione ai bandi indetti per il PNRR nell’anno 2021 si contano 15.160 assunzioni a fronte di circa 160.000 candidature complessive. È vero però che la PA deve diventare più attrattiva per i giovani e per giovani motivati e competenti. Su questi temi rifletteremo molto durante il prossimo FORUM PA, in tante occasioni di incontro e confronto in programma dal 14 al 17 giugno

3 Giugno 2022

Gianni Dominici

Direttore Generale FPA

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Le parole del ministro Enrico Giovannini nel corso dell’audizione in commissione Trasporti a Montecitorio sono state chiare: “Per quanto riguarda il personale, purtroppo le assunzioni recenti per le motorizzazioni e i provveditorati, soprattutto al Nord, sono andate in parte deserte”. Dichiarazione che evidenzia un problema che sicuramente merita un attento approfondimento e che, invece, ha automaticamente generato reazioni del tipo “flop dei concorsi pubblici”. Ma è davvero così?

Quello che sta accadendo dal lato della domanda del mercato del lavoro probabilmente non ha precedenti nel nostro paese e non coinvolge solo il settore pubblico.

Gli allarmi lanciati in molti settori del comparto privato sono quotidiani. Dal settore turistico a quello delle ristorazioni è un continuo di annunci. Una recente ricerca di Confcommercio nell’area del milanese ha descritto che il 58% delle imprese che si occupano di accoglienza, ristorazione e servizi vuole assumere, ma 8 su 10 non trovano personale.

A questa situazione si aggiunge il fenomeno che a livello mondiale viene definito della Great Resignation, le dimissioni volontarie,che coinvolge soprattutto la fascia tra i 28 i 35 anni. Secondo una recente indagine dell’AIDP (Associazione per la Direzione del Personale) su un campione di circa 600 aziende il 60% di queste è coinvolta da tale fenomeno, che riguarda soprattutto i giovani con mansioni impiegatizie (82%) e residenti del nord Italia (79%).

Uno dei fattori scatenanti è stata sicuramente la pandemia che ci ha obbligato a guardare la nostra vita da un’altra prospettiva e che ha introdotto in noi il tarlo del pensiero che, probabilmente, è arrivato il momento di trovare un maggior equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. Una presa di coscienza che è andata a rafforzare e a contribuire a diffondere tra i ragazzi la filosofia YOLO  (You Only Live Once – Vivi solo una volta).

In questo contesto è giusto parlare di fuga dalla PA? Di flop dei concorsi pubblici? No.

Certo, allo stato attuale, le pubbliche amministrazioni rischiano ancora di essere poco motivanti se non per chi è ancora attratto dalla sicurezza del posto fisso. Da un’indagine che abbiamo condotto insieme a FP CGIL tra coloro che avevano seguito i corsi di preparazione ai concorsi pubblici alla domanda “perché si decide di partecipare a un concorso pubblico?” la maggioranza (il 46%) risponde per l’aderenza al percorso di studi e/o alla propria formazione professionale e personale, il 42% per la percezione di stabilità e sicurezza associata al posto di lavoro pubblico e solo il 17% fa questa scelta perché si riconosce nel senso di “missione” verso il pubblico servizio.

Una immagine stereotipata del corpaccione pubblico che però, salvo casi come quelli denunciati del ministro Giovannini, complessivamente ancora attrae: in relazione ai bandi indetti per il PNRR nell’anno 2021 si contano 15.160 assunzioni a fronte di circa 160.000 candidature complessive.

Bene, ma non abbastanza. Abbiamo visto che il mondo sta cambiando e le PA hanno bisogno sì di attrarre giovani ma anche che questi siano motivati e preparati nelle discipline emergenti in un momento sempre più complesso ed interconnesso.

Affinché questo sia possibile è necessario velocizzare i cambiamenti in atto e promuovere nuove azioni abilitanti.

È importante mettere in campo iniziative finalizzate a contrastare lo stereotipo della PA rifugio rafforzando le dimensioni di identità e di appartenenza per chi è già assunto e condividendo un progetto comune da condividere con le nuove generazioni. Sicuramente in questa direzione è l’idea lanciata da Antonio Naddeo su un open Day della PA aperto, appunto, agli studenti di tutte le età.

È importante promuovere e sostenere il cambiamento organizzativo a favore di una PA agile organizzata per obiettivi e risultati invece che sull’adempimento.

È necessario adeguare i contratti di lavoro (come è avvenuto per le funzioni centrali) così da premiare il merito e riconoscere le elevate professionalità.

È necessario sostenere, finalmente e realmente, la formazione dando la possibilità ai dipendenti pubblici di accedere alle migliori offerte presenti sul mercato legate alle nuove professionalità.

Insomma, il paese sta cambiando ed è necessario ed urgente che cambi anche il mercato del lavoro. Esiste, infatti, uno sfasamento temporale, sia nella PA sia nel mondo privato, tra cambiamento repentino della domanda di lavoro, rivoluzionata da fattori esogeni (pandemia, calo del potere di acquisto dei salari) ed endogeni (ricerca di un maggiore equilibrio di vita) e cambiamento molto più lento dell’offerta che nel privato continua ad essere caratterizzata da precarietà e stipendi anticostituzionali mentre nel pubblico deve ancor affermarsi una moderna gestione delle persone ognuna con propri desideri, propri sogni, proprie qualità. È compito della politica, ma anche di una dirigenza attenta alle persone, accorciare questo elastico, prima che si spezzi.

Su questi temi rifletteremo molto durante il prossimo FORUM PA 2022, in tante occasioni di incontro e confronto in programma dal 14 al 17 giugno. Appuntamento all’Auditorium della Tecnica di Roma, l’ingresso è gratuito ma è necessario iscriversi.

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