EDITORIALE

Il nuovo contratto del pubblico impiego e l’attenzione alle persone

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Il nuovo contratto del pubblico impiego, il CCNL delle Funzioni centrali firmato il 9 maggio scorso, presenta importanti novità che vanno nel senso, più volte da noi auspicato, di mettere al centro le persone, perché sono le donne e gli uomini che lavorano nelle amministrazioni il loro principale asset. Vediamo in sintesi i punti salienti del contratto, molti dei quali se gestiti in maniera lungimirante dovrebbero contribuire ad aumentare di molto l’attrattività del lavoro pubblico

13 Maggio 2022

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

Photo by Aarón Blanco Tejedor on Unsplash - https://unsplash.com/photos/yH18lOSaZVQ

Lunedì 9 maggio, dopo un percorso durato quasi un anno è stato firmato il contratto nazionale collettivo di lavoro (CNCL) 2019-2021 per gli impiegati di Ministeri, Agenzie e Enti pubblici non economici (le cosiddette funzioni centrali). Ne parleremo in un convegno dedicato a FORUM PA 2022 nel pomeriggio del primo giorno, 14 giugno, con una relazione introduttiva del presidente dell’ARAN Antonio Naddeo, protagonista, assieme alle organizzazioni sindacali, dell’accordo, ma già qui mi pare utile richiamarne le novità a mio parere più interessanti presenti nel nuovo contratto del pubblico impiego.

A parte la soddisfazione per il risultato raggiunto, che diventa un po’ amara considerando che si è firmato un contratto già scaduto (ma questa è un’altra storia che riguarda il decennio passato), questo documento presenta importanti novità che vanno nel senso, più volte da noi auspicato, di mettere al centro le persone, perché sono le donne e gli uomini che lavorano nelle amministrazioni il loro principale asset.

Il nuovo contratto del pubblico impiego è un contratto molto ampio e complesso e quindi non posso certo riassumerlo in questo articolo, d’altra parte, e questo ne è un merito, è scritto in un italiano comprensibile e qui ne trovate il testo . Oggi mi preme mettere in evidenza proprio questa attenzione alle persone che, a mio parere, è particolarmente evidente in alcuni aspetti dell’articolato. Nel descriverle mi faccio guidare anche dal nuovo e interessante blog del presidente dell’ARAN Antonio Naddeo.

Nuovo contratto del pubblico impiego: i punti salienti

La valorizzazione delle professionalità nel nuovo ordinamento

La definizione dell’ordinamento e la classificazione in aree, che è definita dal III Titolo del contratto, ha come obiettivo di fornire alle amministrazioni uno strumento innovativo ed efficace di gestione del personale e anche di offrire ai dipendenti un percorso interessante di sviluppo professionale. Un ulteriore importante obiettivo è di rendere omogenei i diversi modelli presenti nei contratti dei precedenti comparti confluiti nel comparto Funzioni Centrali, così da facilitare il riconoscimento delle competenze.

Cambia la struttura delle aree con l’introduzione della famosa “quarta area”, l’aria delle Elevate Professionalità (Area EP), nella quale verranno assunti dipendenti in possesso di elevata qualificazione professionale, e che rappresenta un futuro sbocco professionale per i funzionari già presenti nell’amministrazione. Su questo punto così delicato, ma essenziale se vogliamo che l’amministrazione diventi una scelta appetibile per i giovani più talentuosi, bisognerà trovare un ragionevole equilibrio per non deprimere le professionalità già esistenti nelle unità organizzative che hanno diritto a vedere una prospettiva di crescita, ma allo stesso tempo non indulgere in automatismi che possano rendere difficile un necessario ricambio generazionale.

La formazione

Nell’accordo oltre ad un articolo specifico per la formazione dei dipendenti, che individua le caratteristiche attese per le attività formative, è stato inserito un articolo dal titolo “pianificazione strategica di conoscenze e saperi”. La norma contrattuale stabilisce che le amministrazioni devono favorire misure formative finalizzate alla transizione digitale, nonché pianificare programmi di upskilling e di reskilling per i dipendenti anche in relazione al monitoraggio della performance individuale, al fine di incoraggiare i processi di sviluppo e trasformazione della Pubblica Amministrazione. In questo ambito è inserita una particolare menzione per i temi dell’etica pubblica. Su questo tema, su cui molto ci sarebbe da dire anche riguardo all’effettiva operatività dell’operazione Ri-Formare la PA lanciata dal Ministro Brunetta, vi invito a seguire il convegno “C come capitale umano: potenziare le competenze, rafforzare la formazione per ri-formare la PA” in programma (online) al FORUM PA 2022 il 16 giugno alle 12.00.

Le progressioni economiche orizzontali

L’autonomia organizzativa delle amministrazioni e la loro capacità di gestione delle persone trovano uno strumento in più nella possibilità di attribuire, a seguito di procedure selettive attivate ogni anno in base alle risorse stabili del Fondo risorse decentrate, progressivi incrementi economici di pari importo, denominati “differenziali stipendiali”. Tali differenziali remunerano il maggior grado di competenza professionale acquisito dai dipendenti nello svolgimento delle funzioni proprie dell’area e della famiglia professionale. I criteri di valutazione per l’attribuzione dei valori differenziali stabiliti dal contratto sono un mix tra le valutazioni individuali ottenute dal dipendente, l’esperienza maturata e la formazione. Sta ad ogni amministrazione, all’interno di limiti contrattuali abbastanza ampi, di adattare tale modello di incentivazione alle proprie esigenze e alle proprie politiche di valorizzazione del personale.

Una nuova classificazione del lavoro agile

Il Titolo V del contratto è dedicato al lavoro a distanza e presenta importanti novità che non è possibile riassumere in poche righe. Dirò solo che finalmente viene distinto con chiarezza il cosiddetto “lavoro agile” dal lavoro da remoto. Non è cosa da poco. Il lavoro agile è quello disciplinato dalla legge 81/2017 ed è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro. La prestazione lavorativa viene eseguita in parte all’interno dei locali dell’amministrazione e in parte all’esterno di questi, senza una postazione fissa e predefinita, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. Il contratto definisce poi le modalità di accesso al lavoro agile, l’articolazione della prestazione, il diritto alla disconnessione, ma soprattutto che si tratta di una forma di accordo consensuale e volontario tra datore di lavoro e lavoratore.

Altra cosa è il lavoro da remoto, disciplinato dall’art.41 del contratto, che può essere svolto nelle forme seguenti: a) telelavoro domiciliare, che comporta la prestazione dell’attività lavorativa dal domicilio del dipendente; b) altre forme di lavoro a distanza, come il coworking o il lavoro decentrato da centri satellite. Nel lavoro da remoto il lavoratore è soggetto ai medesimi obblighi derivanti dallo svolgimento della prestazione lavorativa presso la sede dell’ufficio e deve definire con il datore di lavoro, il luogo dove il lavoro verrà svolto e in che giorni.

Si mette fine così ad un equivoco che aveva identificato il ricorso emergenziale al lavoro da casa come “smart working”. Starà ora all’intelligenza delle amministrazioni e delle loro direzioni del personale saper usare questi strumenti per quel che possono dare in termini di:

  • conciliazione tra i bisogni dei lavoratori e quelli delle organizzazioni,
  • gestione per obiettivi e nuovi modelli di leadership,
  • attenzione alla sostenibilità ambientale del lavoro,
  • produttività e qualità dei servizi.

Una gestione attenta e lungimirante di questi strumenti potrà aumentare di molto l’attrattività del lavoro pubblico in un momento, come questo, in cui la qualità della vita è percepita come sempre più determinante nello scegliere una carriera piuttosto che un’altra.

Nuovo contratto del pubblico impiego: conclusioni

Molti altri aspetti del contratto confermano che, grazie ad una negoziazione non facile, a volte combattiva, ma sempre tesa a raggiungere il miglior risultato possibile, si è aperta una nuova stagione, ma anche che finalmente al centro ci sono le persone. Penso ad esempio ai temi della partecipazione paritetica alle iniziative di innovazione, o alla maggiore attenzione ai profili professionali.

Certo non tutto è positivo e non possiamo non sottolineare ancora una volta che il contratto 2019-2021 firmato pochi giorni fa nasce già scaduto, né possiamo dimenticare che gli incrementi salariali non sono tali né da compensare la lunga vacatio contrattuale né da mettere un freno alla perdita di potere d’acquisto dei lavoratori a causa di una ripresa robusta dell’inflazione.

Certo c’è ancora molto da fare, innanzi tutto mettendoci in paro con il calendario, ma sarebbe ingeneroso non ammettere che questo contratto è un passo avanti importante su quella strada che il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, firmato da Governo e sindacati, proprio all’inizio della Presidenza Draghi, aveva disegnato.

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