La PA che crea valore: ecco i cinque percorsi d’innovazione prioritari

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Digitalizzare, ringiovanire, sburocratizzare, comunicare, premiare. Ecco cinque percorsi d’innovazione assolutamente prioritari per riscoprire valore nella PA italiana e costruire una nuova capacità di fornire rispondere concretamente alla società civile. Nella consapevolezza che, come ci insegna Ovidio, “senza difficoltà non c’è nulla che abbia valore”!

8 Maggio 2019

V

Luigi Maria Vignali

Coordinatore Nazionale Pubblica Amministrazione, Associazione Italiana per la Direzione del Personale

Photo by Rachel Nickerson on Unsplash - https://unsplash.com/photos/HynIyGoj1xM

Un professore mostra un biglietto da 20 euro e chiede ai suoi studenti: “chi vuole questo biglietto?” Tutte le mani si alzano. Allora comincia a sgualcire il biglietto e poi chiede di nuovo: “lo volete ancora?” Le mani si alzano di nuovo. Getta per terra il biglietto sgualcito, lo pesta con i piedi e chiede: “lo volete ancora, siete sicuri?”. Tutte le mani si rialzano. Quindi dice: “avete appena avuto una dimostrazione pratica. Importa poco ciò che faccio con questo biglietto, lo volete sempre, perché il suo valore non è cambiato. Vale sempre 20 euro“.

Il valore intrinseco della Pubblica Amministrazione italiana non è cambiato nel tempo, anche se attraversa ormai da anni un’evidente crisi di credibilità. La PA italiana è in qualche modo… sgualcita, come il biglietto della storiella, il suo valore intrinseco è meno riconoscibile, ma non per questo ha minor valore. La società civile continua infatti a chiedere (in estrema sintesi) servizi rapidi, efficaci e facilmente accessibili a cittadini e imprese: queste sono le fondamenta su cui riaffermare il valore del “pubblico”.

Non si tratta di un compito da poco, ritardi e disfunzioni della PA italiana sono troppo evidenti per immaginare soluzioni magiche e veloci. Ma è indispensabile ripartire con 5 mosse strategiche, fra loro interconnesse.

1. Digitalizzare

Nonostante i tentativi o le buone intenzioni, la PA italiana soffre ancora di un forte ritardo nel percorso di digitalizzazione. Vanno recuperati anni di stallo culturale e tecnico, di magri investimenti, di mancata acquisizione di dotazioni e strutture. Occorre dematerializzare drasticamente le procedure, informatizzare gli archivi, consentire servizi via Internet – tramite dispositivi anche mobili – favorendo i pagamenti digitali, prevedere strutture di disaster recovery. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi è necessario da un lato continuare a puntare decisamente su formazione e larga acquisizione di dispositivi, su un piano strategico infrastrutturale, su “cabine di regia” (come AGID o Team Italia Digitale) in grado di sostenere decisione i processi; dall’altro, bisogna sanzionare le amministrazioni pubbliche che non si adeguano in tempo e viceversa premiare, anche in termini finanziari e di riconoscimenti individuali, le strutture innovative e virtuose. È la prima battaglia da vincere e va condotta senza tentennamenti o vie di mezzo.

2. Ringiovanire

L’età media dei dipendenti della PA italiana è ampiamente superiore ai 50 anni. Non è semplice motivare personale che lavora da così tanto tempo (magari con compiti ripetitivi), ancor più difficile inserirlo pienamente nella nuova sfida della digitalizzazione. Le politiche di valorizzazione delle risorse umane più anziane (la c.d. gestione dell’“ageing”) acquistano del resto senso solo se riguardano parte della forza lavoro, non… la grande maggioranza dei dipendenti! Una stagione di reclutamento di giovani preparati, dinamici, motivati e digitalmente formati resta dunque la chiave di volta per rilanciare la PA italiana. Non è solo questione di nuove competenze da mettere a disposizione dell’utenza pubblica. Si tratta anche di intercettare con sensibilità nuova e adeguata le richieste della società civile (cittadini e imprese), riuscendo a dialogare con gli utenti in linguaggio appropriato – in particolare quello della rete e dei social – passando da una filosofia amministrativa statica e “polverosa” a una visione creativa, innovativa, in qualche modo “attraente” del fare Pubblica Amministrazione.

3. Sburocratizzare

Il mantra della semplificazione non viene sempre declinato in tutte le sue sfumature. Restano sicuramente importanti la riduzione dei passaggi procedurali, il taglio delle norme inutili, la chiarezza e l’accessibilità nel linguaggio amministrativo. Ma occorre anche ridefinire a fondo i perimetri delle responsabilità manageriali e dell’autonomia decisionale di dirigenti, funzionari, impiegati pubblici. Permane purtroppo nella PA italiana un marcato verticismo, che finisce per rallentare tutta la macchina amministrativa – riconducendo talvolta addirittura alla sfera delle “decisioni politiche” questioni che potrebbero essere risolte a livello di funzionario… Insomma, non solo pratiche più facili da gestire, ma una revisione dei rapporti gerarchici, una minore ossessione del “controllo” dei capi (in questo senso proprio la digitalizzazione fornisce un’opportunità preziosa) In definitiva, dobbiamo trasformare enti con meccanismi decisionali “verticali” in organizzazioni più “orizzontali”, ove fa premio la competenza dei singoli più che il grado rivestito. Le nuove filosofie aziendali alimentano questa cultura organizzativa: è quindi un terreno particolarmente fecondo per scambio di esperienze e di partenariato pubblico/privato.

4. Comunicare

Un’immagine deteriorata dipende anche dall’incapacità di comunicare i risultati, dalla debolezza dell’interazione con la società civile. L’amministrazione pubblica viene criticata anche in altri Paesi, non solo in Italia. Ma altrove si riesce a rispondere, sia con servizi ben più efficienti, sia dialogando con l’utenza in modo innovativo e digitalizzato: tramite l’utilizzo diffuso dei social network, il lancio di capillari campagne informative, lo sviluppo di applicativi informatici intuitivi. Analoghe iniziative in Italia (ancor troppo limitate) scontano lo scetticismo dei vertici, l’assenza di investimenti, la carenza di competenze professionali adeguate, la scarsa dimestichezza degli addetti. Dobbiamo dunque mirare a una comunicazione innovativa e diffusa, non confinata solo in “uffici stampa” ma sostenuta dalla platea dei dipendenti pubblici. L’Amministrazione italiana riesce ancora a conseguire notevoli successi: impariamo tutti a raccontarli!

5. Premiare

Non possiamo certo curare i mali della PA italiana con un apparato esclusivamente repressivo di disonesti e “fannulloni”. Occorre far emergere le eccellenze, motivare i talenti, offrire incentivi, premiare i risultati e riconoscere l’impegno dei tanti lavoratori capaci che con grande spirito di servizio, fra mille difficoltà, continuano a portare avanti quotidianamente la macchina pubblica, fornendo servizi a cittadini e imprese. È questo l’obiettivo certamente più complesso e difficile, necessita non solo di ragionevoli risorse finanziarie, ma di un radicale cambiamento d’impostazione, che tocca a un tempo aspetti contrattuali e responsabilità dirigenziali. Non si tratta di passare solo dalla distribuzione a pioggia dei fondi a tutti gli impiegati a una logica più “mirata” ai dipendenti maggiormente meritevoli, ma anche di diversificare maggiormente i trattamenti stipendiali delle diverse strutture pubbliche, se diversamente efficienti.

Ecco dunque 5 percorsi d’innovazione assolutamente prioritari per riscoprire valore nella Pubblica Amministrazione italiana e costruire una nuova capacità di fornire rispondere concretamente alla società civile. Nella consapevolezza che, come ci insegna Ovidio, “senza difficoltà non c’è nulla che abbia valore”!

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