Semplificazione e PNRR: sarà la volta buona?Ecco i pilastri su cui lavorare

EDITORIALE

Semplificazione e PNRR: sarà la volta buona?

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La semplificazione amministrativa e legislativa inserita nel PNRR dovrebbe poggiare su tre pilastri: gli indirizzi chiari della politica, condivisi da tutti i livelli della nostra frastagliata Repubblica; l’individuazione e la divulgazione di “buoni esempi”; la costante e fattiva opera di accompagnamento e di assistenza alle amministrazioni facendole crescere e rendendole competenti. Questi pilastri devono poi poggiare sulla partecipazione attiva dei cittadini e delle imprese e delle loro associazioni attraverso un processo di auditing civico che possa contare su un ascolto costante da parte delle amministrazioni

29 Aprile 2021

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

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C’è un obiettivo nel PNRR che viene citato forse meno di altri più facili da descrivere, come trasformazione digitale o rivoluzione verde o infrastrutture di mobilità sostenibile, ma che ha un’importanza capitale e il cui raggiungimento o meno può determinare il successo dell’intera operazione di ripresa del paese. Stiamo parlando della semplificazione amministrativa e legislativa. Troviamo questo impegno inserito tra le cosiddette “riforme abilitanti”, ma anche alla lettera B come “Buona Amministrazione” all’interno dell’intervento “Modernizzazione della PA” e ancora nel contesto della “riforma orizzontale dell’amministrazione pubblica”. Tre diverse collocazioni nel Piano ma un solo obiettivo: arrivare finalmente a disboscare la giungla normativa e a ridurre drasticamente gli oneri e i tempi della burocrazia che pesano sui cittadini e sulle imprese.

Non partiamo da zero: l’Agenda per la semplificazione 2020-2023

Una buona ed una cattiva notizia accompagnano il percorso. La buona è che non partiamo da zero. Alla fine dell’anno scorso è stata infatti approvata in Conferenza Unificata l’Agenda per la semplificazione 2020-2023. È un documento importante che dà una spinta significativa alle azioni di semplificazione amministrativa in vista dei piani per la ripresa. È anche un documento “semplice” e comprensibile, e meno male, perché se “il mezzo è il messaggio” era necessario che anche la forma fosse alla portata dei non specialisti. Giustamente il Piano la cita come uno strumento importante perché condiviso e perché ha individuato molti colli di bottiglia nelle procedure.

La riforma della PA nel PNRR

Partendo quindi dall’Agenda per la semplificazione 2020-2023, il capitolo del Piano dedicato alla riforma della PA indica alcuni obiettivi specifici:

  • ridurre i tempi per la gestione delle procedure, con particolare riferimento a quelle che prevedono l’intervento di una pluralità di soggetti, quale presupposto essenziale per accelerare gli interventi cruciali nei settori chiave per la ripresa;
  • liberalizzare, semplificare (anche mediante l’eliminazione di adempimenti non necessari), reingegnerizzare, e uniformare le procedure, quali elementi indispensabili per la digitalizzazione e la riduzione di oneri e tempi per cittadini e imprese;
  • digitalizzare le procedure amministrative per edilizia e attività produttive, per migliorare l’accesso per cittadini e imprese e l’operatività degli Sportelli Unici per le Attività Produttive e per l’Edilizia (SUAP e SUE) attraverso una gestione efficace ed efficiente del back-office, anche attraverso appositi interventi migliorativi della capacità tecnica e gestionale della PA;
  • monitorare gli interventi per la misurazione della riduzione di oneri e tempi e comunicarli, al fine di assicurarne la rapida implementazione a tutti i livelli amministrativi e, contemporaneamente, la corretta informazione ai cittadini.

Il Piano, rifacendosi ancora all’Agenda e sottolineandone l’importanza, ci ricorda poi che essa prevede:

  • la mappatura dei procedimenti e delle attività e dei relativi regimi vigenti;
  • l’individuazione del catalogo dei nuovi regimi, l’eliminazione delle autorizzazioni non giustificate da motivi imperativi di interesse generale, l’eliminazione degli adempimenti non necessari o che non utilizzano le nuove tecnologie;
  • la completa reingegnerizzazione in digitale e semplificazione di un set di 200 procedure critiche, selezionate sulla base della consultazione degli stakeholder.

Il risultato atteso finale è quello di avere per la prima volta in Italia un catalogo completo uniforme e aggiornato di tutte le procedure e dei relativi regimi, con piena validità giuridica su tutto il territorio nazionale. La stessa attività di reingegnerizzazione verrà realizzata in modo sistematico su tutti i procedimenti. Completa il processo la modulistica standardizzata online e la digitalizzazione dei procedimenti per edilizia e attività produttive.

Limiti e ostacoli

Se questa è la buona notizia, la cattiva è che parliamo di semplificazione da molti decenni (sicuramente dal famoso Rapporto Giannini del 1979), ma che ancora, sempre citando il Piano, l’eccesso di leggi e la loro scarsa chiarezza ostacolano la vita dei cittadini e frenano le iniziative economiche.

Il Piano poi continua ricordandoci che negli ultimi decenni in Italia sono state sperimentate politiche di semplificazione normativa, che hanno avuto effetti solo parziali in termini di rimozione di vincoli e oneri, per due ordini di ragioni: il progressivo impoverimento di risorse finanziarie, umane e strumentali, che ha indebolito la capacità amministrativa della PA, ma anche e soprattutto l’adozione di misure di semplificazione legislativa non accompagnate dai necessari interventi di carattere organizzativo.

Insomma, come direbbero i medici, l’anamnesi è negativa.

Prospettive: perché questa volta dovrebbe funzionare?

Perché questa volta dovremmo aver successo dopo tanto lavoro e così scarsi risultati? Provo a trovare risposta nel Piano stesso e poi nelle parole del Ministro Brunetta.

Il Piano, nell’investimento 2.2 della Componente relativa alla modernizzazione della PA (che comunque sarebbe meglio indicare sempre al plurale perché sono tante, ma soprattutto sono diverse nei compiti, nella struttura, nelle dimensioni) ci dice che le azioni di riforma relative alla semplificazione e alla velocizzazione di alcune specifiche procedure amministrative propedeutiche all’implementazione del PNRR avranno bisogno di un’adeguata capacità e supporto tecnico: una vera e propria “force de frappe” amministrativa.  Sarà quindi creata una task force temporanea di circa 1.000 professionisti a supporto delle amministrazioni che, in particolare, si occuperà di fare uno screening e produrre un catalogo completo delle procedure amministrative nel perimetro del Piano.

L’obiettivo è di semplificare circa 200 procedure critiche entro il 2023, e 600 entro la fine del PNRR. Insomma avremo finalmente un altro importantissimo pilastro necessario per sorreggere la semplificazione che è dato dall’azione di accompagnamento e di assistenza alle amministrazioni. È chiaro che questa task force dovrà lavorare per rendersi inutile in futuro e non per la sua sopravvivenza eterna.

Ma veniamo alle parole del Ministro Brunetta che, in un’intervista su “Il Sole24Ore” del 27 aprile, risponde ad una domanda molto chiara del giornalista Gianni Trovati, che gli chiede perché questa volta dovrebbe funzionare. Il Ministro risponde che funzionerà perché si cambierà metodo e che le azioni di semplificazione saranno non più episodiche, ma sistematiche. “Prevediamo un programma e una legge annuale di semplificazione, come per la concorrenza” dice il Ministro e io mi permetto di aggiungere che speriamo sia anche meglio di quella e che non diventi un adempimento tra i tanti, ma una vera e sincera rendicontazione di quanto fatto e di quanto ancora resta da fare. Quasi alla fine dell’intervista troviamo un’altra affermazione forte del Ministro Brunetta che dichiara che “Senza semplificazione è destinata a fallire anche la digitalizzazione”. Evviva! Siamo perfettamente d’accordo: una procedura inutile o ridondante, come ad esempio chiedere mille volte gli stessi dati ai cittadini, resta inutile o ridondante, e quindi costituisce uno spreco, sia che sia fatta su carta sia che sia digitalizzata.

Conclusioni: tre pilastri per la semplificazione

In conclusione dobbiamo essere ottimisti? Io lo sono, sempre che questo esecutivo non molli la presa, che l’alternanza della politica non ci costringa, come è accaduto negli ultimi trent’anni, ad un continuo stop&go e se questa azione di semplificazione poggerà su tre pilastri: gli indirizzi chiari della politica, condivisi da tutti i livelli della nostra frastagliata Repubblica; l’individuazione e la divulgazione di “buoni esempi” ; la costante e fattiva opera di accompagnamento e di assistenza alle amministrazioni facendole crescere e rendendole competenti. Questi pilastri devono poi poggiare sulla partecipazione attiva dei cittadini e delle imprese e delle loro associazioni attraverso un processo di auditing civico che possa contare su un ascolto costante da parte delle amministrazioni.


Abbiamo commentato il PNRR nella nostra rubrica settimanale “Sulle tracce dell’innovazione”, nella puntata del 30 aprile. Ospiti: Davide D’Amico, Dirigente pubblico, e Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA. Trovate le interviste a partire dal minuto 6.30 della rubrica

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