Perchè ci piace il Piano scuola digitale - FPA

Perchè ci piace il Piano scuola digitale

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27 Ottobre 2015

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Tommaso Del Lungo

Il Ministro Giannini ha presentato e firmato oggi la nuova edizione del piano “scuola digitale” il documento che dal 2007 dettaglia gli impegni del Governo e del Ministero in tema di digitalizzazione e che – nella sua ultima versione 2015-2020 – inserisce gli obiettivi del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca all’interno della strategia “Crescita digitale”. Un documento importante, dunque, perché si propone di riposizionare nei prossimi 5 anni il modello educativo del nostro Paese all’interno dell’attuale contesto sociale in cui il digitale è un elemento pervasivo della vita quotidiana e non un settore verticale, un accessorio che si somma alle nostra attività giornaliere.

Il documento è disponibile on line da questo pomeriggio sul sito del MIUR: è corposo – sono 138 pagine – ma di facile lettura e quindi ciascuno può scaricarlo e leggerlo per farsi un’opinione di come la politica nazionale abbia affrontato il tema della digitalizzazione del nostro sistema scolastico e se le misure individuate possono essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Ci sembra interessante, però, soffermare l’attenzione su alcuni elementi che – come FPA – ci piacciono perché dimostrano un reale cambio di passo nel modo di affrontare la questione:

1) Il primo elemento da apprezzare è che finalmente il tema del digitale all’interno del nostro sistema scolastico esce dal mero ambito strumentale e diviene un elemento di cambiamento del modello educativo. Per fare fronte al cambiamento sociale, ci dice il piano, non bastano i device, le lavagne elettroniche o il registro elettronico, ma è necessario considerare come il digitale e la digitalizzazione possono modificare il modo in cui si insegna, ciò che viene insegnato, e il processo di “gestione” dell’intero sistema scolastico.

2) Altro elemento centrale è la connettività, considerata come la porta di accesso al cambiamento. E’, quindi, superata la visone per cui “di banda ce ne è fin troppa”, il problema è che non abbiamo i servizi da farci andare. La situazione è chiara ed è tragica: solo il 10% delle scuole primarie e il 23% delle scuole secondarie sono connesse e in una scuola su due la connessione non raggiunge le classi (dati forniti oggi dal Sottosegretario Giacomelli). L’inserimento degli istituti scolastici come punti strategici all’interno del piano banda ultralarga e l’indicazione di considerare il canone di connettività come un elemento necessario e strutturale sono, quindi, novità da salutare con favore, soprattutto perché sono segnali di un approccio completamente differente rispetto al passato.

3) Ulteriore elemento positivo è il riconoscimento delle specificità del nostro modello scolastico. La visione proposta dal Piano non è tecnocentrica, ma rimane fortemente radicata nella tradizione umanistica che caratterizza il nostro modello. Nell’umanesimo – come ha ricordato lo stesso Ministro Giannini – c’è una vocazione all’innovazione che nel tempo si è un po’ affievolita e che occorre recuperare e rinforzare.

4) Centrale nel piano è anche l’attenzione all’ambiente di apprendimento come parte integrante del nuovo modello educativo. Se il digitale è pervasivo nella nostra società perché mai a scuola dovrebbe essere “confinato” dentro un’aula? In questo senso il piano dedica un’intera sezione del primo ambito (quello degli strumenti) agli spazi e agli ambienti sia fisici (aule, laboratori, edilizia scolastica) che virtuali come il Bring Your Own Device (BYOD) ossia la possibiltà di utilizzare il proprio tablet o il proprio smartphone come strumento per la didattica in aula e a casa.

5) L’elemento principale di novità del piano è, probabilmente, La formazione: per la prima volta da anni si apre un orizzonte di investimento per la formazione del personale docente ed amministrativo, con cifre non paragonabili a quelle degli anni passati. Considerato che ogni dipendente pubblico del comparto “scuola” ha accesso in media a 0,26 giorni di formazione l’anno (dati della ricerca Pubblico impiego: una rivoluzione necessaria ) ogni iniziativa in questo senso non può che rappresentare un elemento di discontinuità forte ed atteso. C’è poi da sottolineare l’attenzione al back office. Le segreterie scolastiche sono spesso uno degli ultimi avamposti della carta (anche se i dati del documento mostrano un notevole balzo in avanti nella dematerializzazioen dei processi amministrativi). Digitalizzare la scuola vuol dire compiere uno sforzo di cambiamento e di formazione anche verso chi la gestisce amministrativamente, creando le condizioni per il confronto e l’individuazione di benchmark o di buone prassi da replicare.

6) Altro elemento da sottolineare è l’approccio al cambiamento secondo “linee guida”. Nell’ambito dell’autonomia scolastica su alcuni aspetti (come il BYOD o l’autoproduzione dei contenuti didattici) il piano preferisce suggerire strade e strumenti piuttosto che imporli. In questo modo dimostra di voler valorizzare i fermenti vitali nati in questi anni e di provare a metterli a sistema incentivandoli e fornendo strumenti di ausilio per la replicabilità.

7) Ancora da apprezzare il ruolo “attivo” dato dal piano alla figura dello studente che dovrebbe cambiare radicalmente nel modello della scuola digitale. Si punta a valorizzare e stimolare un costante processo di interazione tra chi impara e chi insegna. Utilizzando le parole di Poalo Barberis potremmo dire che salto proposto è quello dalla “scuola di trasmissione” alla “scuola di partecipazione” cogliendo il passaggio dal modello broadcast al sistema peer to peer. Ovviamente questo – insieme al rinnovamento dei curricula scolastici – sarà uno dei cambiamenti più difficili da attuare. Non serviranno i piani o le linee guida ma sarà necessario un cambiamento di modello didattico e un forte coinvolgimento del personale docente che andrà decisamente motivato in questo senso.

8) Infine il monitoraggio. Quando si hanno tempi brevi (ahimè per la PA italiana 5 anni sono un tempo incredibilmente breve) e risorse pronte (si parla di circa 1 miliardo e 95 milioni a cui vanno aggiunti i quasi 3 miliardi del PON scuola recentemente annunciato ), spesso il rischio è di perdere di vista l’obiettivo. Nel piano presentato oggi il monitoraggio è il 4 ambito strutturale del piano e già solo questo rappresenta una novità rispetto al passato.

Ci fermiamo qui. Otto grandi elementi di novità e di innovazione ci sembrano abbastanza. Il piano fornisce una direzione chiara di dove si vuole andare, mostrando un approccio più maturo e completo al tema del digitale. La rivoluzione che stiamo vivendo non va inseguita, ma va prima di tutto capita, poi va governata ed infine va analizzata in maniera critica e consapevole. In che modo il nostro modello educativo e scolastico possa preparare le generazioni di nativi digitali a tutto ciò, richiede una visione che vada ben oltre i singoli progetti di innovazione e le singole tecnologie.

La sfida è tutta da giocare, lo sforzo decisamente notevole, le risorse e i tempi drammaticamente definiti.