Chiara Appendino: “Ripartire dalle città e dal concetto di comunità” - FPA

Chiara Appendino: “Ripartire dalle città e dal concetto di comunità”

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L’intervista di Gianni Dominici a Chiara Appendino, sindaco di Torino, sul tema della risposta delle città all’emergenza sanitaria. Le città, infatti, sono le istituzioni più vicine al cittadino e come tali diventano il luogo dove problemi e soluzioni prendono forma e dove è possibile sperimentare progettualità, constatando l’efficacia di alcune pratiche. Serve puntare sul concetto di comunità e rafforzare le reti che consentono di lavorare sulla prossimità territoriale

17 Novembre 2020

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Redazione FPA

L’emergenza Coronavirus ha colto impreparati sia il sistema sanitario che le amministrazioni pubbliche, mostrando innanzitutto una frattura nel rapporto tra Stato e Regioni nella gestione della sanità, ma anche una forte fragilità dal punto di vista economico, costringendo molte attività a chiudere o a ripensare le filiere e le proprie modalità di lavoro, senza dimenticare l’emergenza psicologica che mina la tenuta sociale del paese. Le città si pongono al centro di questo quadro in quanto luoghi dalla forte concentrazione sociale dove è più facile che la mancata risoluzione dei problemi porti ad un’escalation sociale.

In questa puntata Gianni Dominici intervista Chiara Appendino, sindaco di Torino e della città metropolitana torinese dal 2016 e da poco vicepresidente della Federtennis. Da sempre attenta al tema dell’innovazione nella PA fu lei a scegliere l’attuale Ministra per l’Innovazione Paola Pisano quale assessore della città piemontese per avviare un percorso di reingegnerizzazione dei processi, che è comunque proseguito dopo che Paola Pisano è entrata nella squadra di governo.

“Nei mesi successivi al lockdown primaverile – afferma la Appendino – c’è stata una tendenza a vivere il proprio quartiere”, riscoprendo così realtà come il mercato pubblico e utilizzando maggiormente i servizi di mobilità alternativa al posto dei mezzi pubblici o dell’auto privata. Questo ha reso necessaria, dunque, un’accelerazione nell’offerta di servizi al passo con le nuove esigenze e, allo stesso tempo, un ritorno al passato verso l’idea di vivere nuovamente la vita di quartiere e godere della prossimità dei servizi.

“Abbiamo costruito una rete di welfare nuova, informale, ma che vogliamo strutturare”, continua la Sindaca, raccontando l’esperienza di Torino Solidale, che ha messo insieme varie entità provenienti dal mondo del terzo settore, dell’associazionismo e da quello cattolico per formare una rete con 12 snodi al servizio delle famiglie in riferimento al singolo quartiere, offrendo servizi come la distribuzione del materiale necessario per il rientro a scuola. La sfida, dunque, è proprio quella di mantenere questo trend per costruire la città del futuro, siglando accordi formali e strutturando il tutto a prescindere dalla situazione emergenziale, dando finalmente il giusto valore al rapporto tra pubblico e privato per massimizzare le opportunità.

Due, infine, i grandi temi sui quali la città di Torino si distingue: la digitalizzazione dei servizi pubblici e la presenza strutturata di dipendenti in Smart Working, già prima dello scoppio della pandemia; la mobilità sostenibile e l’utilizzo degli strumenti digitali per interconnettere i mezzi, in una forma di mobilità che consente al singolo cittadino di utilizzare il mezzo più funzionale.

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