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Quanto costa vivere in una città: indagine sui costi di cittadinanza

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Usufruire dei servizi pubblici in una città metropolitana italiana costa circa 3000 euro a famiglia. È quanto emerge dal rapporto sui “costi di cittadinanza” realizzato dalla Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico in collaborazione con l’Ipi.

10 Giugno 2010

Articolo FPA

Usufruire dei servizi pubblici in una città metropolitana italiana costa circa 3000 euro a famiglia. È quanto emerge dal rapporto sui “costi di cittadinanza” realizzato dalla Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico in collaborazione con l’Ipi.

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Nel 2009, una famiglia di due adulti e un figlio con un profilo di consumi “standard”, ha sostenuto, nella media delle 14 città metropolitane, una spesa di 2.981 euro, al netto delle imposte locali. Un costo estremamente variabile che va da un minimo di 2.754 euro a Milano (circa l’8% in meno della media delle aree osservate) ed un massimo di 3.564 euro a Cagliari (il 20% in più della media). Il Ministero per lo Sviluppo Economico per il terzo anno consecutivo ha effettuato un’indagine volta a determinare quanto costa vivere in una città metropolitana. 

Considerando anche le addizionali IRPEF regionali e comunali, la media sale a 3.620 euro e le differenze tra le città non diminuiscono: tra la spesa nella città più cara (Cagliari, 4.140 euro) e quella nella località più a buon mercato (ancora Milano, 3.165 euro) risultano 975 euro di differenza.

L’indagine, se pur limitata alle 14 aree metropolitane, punta ad individuare il costo di cittadinanza per le famiglie, ovvero, un indice dei costi sostenuti dalle famiglie per usufruire di servizi pubblici essenziali, quali trasporti locali, assistenza sanitaria di prossimità, asili nido, raccolta rifiuti, fornitura di gas, elettricità e acqua; oltre al versamento dei tributi (ICI e addizionali IRPEF), variabili a seconda del luogo di residenza.

In sostanza i cittadini sono soggetti al pagamento di una sorta di costo di cittadinanza derivante non solo dalla quantità e qualità dei beni e servizi acquistati, ma soprattutto dalle politiche tariffarie adottate dagli enti locali e dai gestori nel luogo di residenza.

I costi di cittadinanza

Nel definire il Costo di Cittadinanza le strutture del Ministero sono partite dalla constatazione che le famiglie, per una parte dei beni e servizi che consumano, sono costrette a servirsi quasi esclusivamente da fornitori locali o, comunque, prossimi al luogo di residenza.

A differenza di quasi tutti gli altri beni e servizi la maggior parte dei costi dei servizi pubblici non varia proporzionalmente con la quantità utilizzata. In genere, gli utenti pagano una quota fissa per accedere al servizio (indipendentemente dal consumo effettivo). Superata la soglia minima i prezzi variano in relazione allo “scaglione” dei consumi per cui il costo medio per unità fisica di consumo varia con le quantità consumate.

Il radicamento “territoriale” di molte voci di spesa non si limita solo ai servizi pubblici ed alle imposte, ma si estende anche a costi come quelli per l’assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore, i cui premi definiti dalle Società di assicurazione in base ai parametri di rischio risentono in maniera assai significativa della componente territoriale, ed a tutti quei prodotti di acquisto frequente che sarebbe, comunque, molto costoso acquistare troppo lontano dalla propria abitazione.
I cittadini/consumatori sono dunque soggetti ad uscite monetarie che dipendono in misura limitata dalla quantità e qualità dei beni e servizi acquistati e che, piuttosto, appaiono maggiormente collegate al luogo di residenza.

Ciò è importante perché evidenzia che le spese sostenute per l’acquisto di beni e servizi locali (circa il 10% del totale di un budget familiare annuo) rappresentano un elemento di rigidità per il budget familiare. Un costo, cioè, che non può essere ridotto ricorrendo a “fornitori” più vantaggiosi.

Cosa incide di più

Osservando le diverse componenti del Costo di cittadinanza, si evidenzia che la variabilità maggiore è associata al costo energetico totale (gas ed elettricità), che tocca un picco di 2.335 euro a Cagliari ed un minimo di 1.497 a Venezia.
Anche i servizi idrici evidenziano fortissime differenze di costo: incidono, infatti, per appena 103 euro a Milano (quasi il 60% in meno della media) e per 431 euro a Firenze (66% in più della media).

La classifica

L’analisi ha mostrato che, al di là delle graduatorie generali (in cui Cagliari risulta al primo posto e Milano all’ultimo), non esiste una città in assoluto più economica di tutte le altre per voce di spesa.
Parlando di media la posizione delle città nelle rispettive graduatorie decrescenti nel triennio considerato, non subisce sensibili spostamenti. Fanno eccezione Genova, che passa dal sesto posto del 2007 al secondo del 2009 (per gli aumenti nei costi della raccolta rifiuti, dei servizi idrici e, soprattutto, delle addizionali IRPEF); Catania che sale, dal nono al quinto posto (per l’aumento, nel 2008, in particolare del biglietto di trasporto urbano, della corsa taxi e delle addizionali IRPEF); e Messina, che scende, invece, dal terzo all’ottavo, grazie alla rimodulazione dei costi di trasporto urbano.

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