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Acquisti pubblici e sostenibilità, un connubio necessario: la proposta “no profit”

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Il servizio di raccolta di abiti usati è affidato in concessione dalla Pubblica Amministrazione o dalle aziende del settore utilities. I criteri di affidamento non sono univoci e, pertanto, le considerazioni ambientali e sociali sono spesso lasciate in secondo piano. Il Nuovo Codice degli Appalti e Concessioni (D.lgs. 50/16) rappresenta senz’altro un’occasione di potenziale impulso ad uno sviluppo economico incentrato su qualità e sostenibilità

5 Ottobre 2016

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Alessandro Strada, HUMANA People to People Italia

Le Direttive Europee in tema di appalti e concessioni delle Pubbliche Amministrazioni, recentemente recepite nel D.lgs. 50/2016 (Nuovo Codice degli Appalti e delle Concessioni) , introducono nell’ordinamento nazionale elementi innovativi con particolare riguardo alla considerazione degli aspetti ambientali e sociali nelle diverse fasi del processo di acquisto . Si tratta di un’opportunità rilevante. È di tutta evidenza, infatti, come la catena di fornitura della Pubblica Amministrazione e delle Stazioni Appaltanti dei cosiddetti “settori speciali” (fra tutte anche quelle del settore utilities) sia – oltre che un importante motore della crescita economica e occupazionale – anche una potente leva per sensibilizzare la più ampia platea di attori del sistema produttivo italiano ad accrescere la propria competitività cogliendo proattivamente le grandi sfide dello sviluppo sostenibile.

In occasione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale 2016 , tenutosi a Milano in Università Bocconi il 4 ottobre, HUMANA People to People Italia ha presentato il primo Manifesto rivolto alle Pubbliche Amministrazioni, alle Utilities e ai Gestori che intendono affidare in concessione il servizio di raccolta e recupero di abiti e accessori usati, perché è quanto mai urgente che i bandi di gara siano pensati in ottica di valorizzazione dei criteri sociali e ambientali nel rispetto assoluto del mandato dei cittadini che donano gli abiti usati a scopo benefico.

Con questo documento si propone a tutte le Pubbliche Amministrazioni e alle Stazioni Appaltanti di adottare sette importanti criteri di qualità e sostenibilità allo scopo di fronteggiare la sfida di uno sviluppo sostenibile, integrando elementi di carattere economico, con valutazioni di natura ambientale e sociale nelle fasi del processo di acquisto:

  1. Rispettare il mandato del cittadino ovvero privilegiare gli affidamenti ad operatori non profit;
  2. Eliminare la variabile ‘prezzo’ dai criteri di affidamento o comunque ridurre la sua incidenza nella valutazione del fornitore;
  3. Introdurre criteri di valutazione ESG (Environmental, Social, Governance) e adottare il meccanismo dei c.d. punteggi ponderati anche per l’offerta tecnica e l’offerta sociale;
  4. Riconoscere la pluralità e la diversità degli operatori non profit e definire oneri e criteri di rendicontazione specifici per tali operatori garantendo in tal modo la giusta misurazione e il corretto confronto delle loro performance socio-ambientali;
  5. Obbligare i c.d. operatori non profit a rendicontare i progetti finanziati e gli importi devoluti a tali progetti, effettuando le opportune verifiche attraverso lo strumento dei bilanci civilistici;
  6. Rendere obbligatorie la presentazione di un Piano Economico Finanziario (PEF) da parte degli operatori nelle proprie istanze di partecipazione alle gare e di effettuare la cosiddetta verifica delle offerte anomale, anche su segnalazione di altri concorrenti;
  7. Premiare gli operatori che investono in trasparenza, legalità, tracciabilità della filiera, comunicazione del ciclo di vita del prodotto (es. certificazioni UNI EN ISO, Modello Organizzativo ex D.lgs. 231/01, Bilancio di sostenibilità, Bilanci civilistici certificati etc.).

Gli acquisti sostenibili (o procurement sostenibile) si concretizzano nell’integrazione di considerazioni ambientali e sociali nei sistemi di approvvigionamento della Pubblica Amministrazione e delle imprese. Si tratta di un fondamentale strumento per: ridurre gli impatti ambientali della produzione e del consumo; tutelare il lavoro dignitoso e il rispetto dei diritti umani; promuovere legalità e trasparenza lungo le catene di fornitura riducendo i rischi connessi; generare esternalità positive sulle società.

Se si considera che il 18-20% del PIL è generato dagli appalti e delle concessioni pubbliche, appare ancora più evidente quanto questo tema sia urgente e strategico per la Pubblica Amministrazione e per le aziende dei c.d. settori speciali (es. utilities).

Sostenibilità nel Decreto legislativo 50/2016

Il Nuovo Codice degli Appalti e Concessioni (D.lgs. 50/16) rappresenta senz’altro un’occasione di potenziale impulso ad uno sviluppo economico incentrato su qualità e sostenibilità. Tutta la disciplina di dettaglio, infatti, tende a valorizzare gli aspetti procedurali, valutativi ed esecutivi in grado di far emergere una competitività fondata non più solo sul prezzo (e, quindi su fattori economico-finanziari), ma sulla qualità e sulla sostenibilità della performance nel suo complesso. In tal senso la c.d. offerta economicamente più vantaggiosa diviene il criterio di scelta ordinario. Viene introdotto il concetto di Life Cycle Cost quale elemento di valutazione di un prodotto o di un servizio. Nell’ambito della qualificazione degli operatori economici rilievo maggiore assumono le reali capacità realizzative, le competenze tecniche e professionali e soprattutto le capacità performanti in ambito sociale e ambientale.

Nel settore della raccolta e recupero di abiti usati incidono sia operatori non profit, come HUMANA People to People Italia ONLUS, sia aziende for profit. I primi, storicamente presenti nel settore, destinano i proventi generati dall’attività di raccolta, selezione e vendita della frazione tessile a progetti solidaristici.

Il servizio di raccolta di abiti usati è affidato in concessione dalla Pubblica Amministrazione o dalle aziende del settore utilities. I criteri di affidamento non sono univoci e, pertanto, le considerazioni ambientali e sociali sono spesso lasciate in secondo piano. Una Stazione Appaltante che sceglie di affidare il servizio di raccolta abiti usati attraverso la (mera) variabile del prezzo, mortifica gli operatori non profit impegnati nel sociale, rendendoli non competitivi. Al pari non rispetta il mandato del cittadino che, come dimostrano recenti ricerche di mercato, reclama la presenza di una finalità sociale, valida e controllata, per questa specifica filiera.

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