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App IO alla sperimentazione finale: ecco come cambieranno i servizi pubblici

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A FORUM PA 2019, dopo l’anteprima assoluta dello scorso anno in cui era stato annunciato il progetto IO, Matteo De Santi del Team per la trasformazione digitale ha raccontato la fase finale della sperimentazione appena partita, per arrivare con la app negli store entro fine anno. Cambia completamente l’approccio ai servizi pubblici: con IO è lo Stato che va a cercare il cittadino, mettendo i servizi direttamente a portata di smartphone con una unica app per ogni PA, centrale e locale. Ma, allo stesso tempo, è il cittadino che in questa fase contribuisce attivamente al disegno di quello che si prospetta come uno dei pilastri della trasformazione digitale della PA italiana

29 Maggio 2019

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Michela Stentella

Content Manager FPA

Photo by Rodion Kutsaev on Unsplash - https://unsplash.com/photos/0VGG7cqTwCo

Ripartire dai bisogni delle persone per innovare la Pubblica amministrazione: questa la premessa da cui, un paio di anni fa, si è mosso il Team per la trasformazione digitale nel percorso che ha portato alla nascita della App IO. Obiettivo del percorso era lavorare alla predisposizione di un punto unico di accesso, compatibile con i dispositivi mobili, per tutti i servizi digitali della pubblica amministrazione.

Quali step sono stati seguiti? Per prima cosa sono state mappate tutte le occasioni di interazione dei cittadini con la PA italiana, secondo la percentuale di popolazione coinvolta e la frequenza di utilizzo. Poi è stato analizzato come venivano realizzati questi servizi (modelli operativi, strumenti tecnologici, canali) e si è portata avanti un’attività di coprogettazione con le persone che svolgevano questi servizi.

Cosa ne è nato? Un modello che aggrega un set di funzioni comuni a tutti questi servizi e che quindi possono essere erogate in maniera trasversale, funzioni che riguardano: interazione, pagamento, erogazione di documenti, indicazione delle preferenze da parte del cittadino, riconoscimento e identificazione, privacy dei dati.

Ne nasce, quindi, un nuovo modello per l’erogazione dei servizi pubblici: il cittadino non dovrà più cercare ogni volta il sito o la app che risponde alle sue esigenze, ma saprà di poter utilizzare sempre un’unica applicazione. Non solo: saranno le stesse amministrazioni a utilizzare IO per contattare il cittadino, avvisarlo quando dovrà compiere qualche azione (come pagare un tributo o rinnovare il documento di identità), inviargli il riepilogo di informazioni e documenti di suo interesse.

La sperimentazione

Il Comune di Milano è il primo ente ad avviare in questi giorni la sperimentazione closed beta, invitando i cittadini a candidarsi come beta-tester per contribuire a perfezionare la app.

Si tratta della fase finale di sperimentazione che, dopo il prototipo realizzato nell’estate 2018 e una demo condotta a novembre con un centinaio di stakeholder tra parlamentari ed esperti, vede l’utilizzo della app in contesti reali, per verificarne l’effettiva funzionalità e migliorarla dove necessario attraverso l’esperienza diretta degli utenti finali, prima del suo arrivo negli store previsto per la seconda metà del 2019.

Nei prossimi mesi, la closed beta entrerà nel vivo anche in altre città e regioni. Tra gli enti che hanno già aderito alla sperimentazione sul territorio nazionale: ACI, Agenzia delle entrate-Riscossione, Regione Veneto, Comune di Torino, Comune di Valsamoggia, Comune di Cesena, Comune di Palermo, Comune di Cagliari, Comune di Brescia.

Ascolta l’intervento di Matteo De Santi (Chief Product & Design Officer del Team per la trasformazione digitale) che ha raccontato in dettaglio le caratteristiche di IO, la sperimentazione in atto e il completo cambio di paradigma che questo progetto ha introdotto.

Al convegno era presente tra gli altri anche Francesco Castanò, Direttore Direzione Sistemi Informativi e Agenda Digitale del Comune di Milano.

QUI TUTTI GLI ATTI

FORUM PA 2019, 15 maggio

Atti del convegno: Servizi pubblici digitali: il cittadino è finalmente al centro?

16 Giugno 2019

Su questo argomento

Perché il lavoro agile serve alla PA. Parrella: "Ecco i risultati della prima fase di sperimentazione"