Comunità intelligenti, il Cad stacca la spina. Che fare? - FPA

Comunità intelligenti, il Cad stacca la spina. Che fare?

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12 Febbraio 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Il decreto legislativo sul Cad contiene, tra gli interventi, anche una serie di abrogazioni su altre norme che, insieme al parallelo decreto legislativo 22 gennaio 2016, n. 10 , mettono di fatto una pietra tombale sul tema delle comunità intelligenti come definito nel 2012 dal governo Monti .

Di quell’impianto rimane in vita (si fa per dire) solo un oggetto, la piattaforma delle comunità intelligenti, che dovrebbe includere, come già previsto, “ il catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni, il catalogo dei dati e dei servizi informativi, il catalogo dei dati geografici, territoriali ed ambientali ”, in evidente sovrapposizione con quanto richiesto dal Cad, e un sistema di monitoraggio, di cui non si specificano più gli obiettivi (abrogati anch’essi).

Tra l’altro, non fissando una scadenza per la strategia che dovrebbe emanare Agid, rischia di perpetuarsi la situazione attuale, per cui, di fatto, non esistono neanche una definizione di comunità intelligente e un quadro di indirizzo che la correli in modo organico e chiaro con il modello strategico IT delle PA su cui Agid sta impostando l’intera strategia di crescita digitale.

> Questo articolo fa parte del dossier “Speciale CAD, grandi firme commentano il codice della PA digitale”

Come ben argomentato qualche mese fa da Mario Calderini , ex presidente del Comitato Tecnico per le Comunità Intelligenti (adesso abrogato), la scelta strategica del governo Monti era stata quella di puntare al tema delle smart city e delle comunità intelligenti come leva per correlare innovazione sociale ed economica in un percorso di crescita che partisse dai territori ma che, seguendo indirizzi e monitoraggi centrali, impedisse la deriva di progetti senza visione, facendo sì “ che le Smart City non diventassero il parco giochi degli IT vendors .”.

Di fatto, nessuno dei risultati previsti (strategia, piano nazionale comunità intelligenti – PNCI-, statuto cittadinanza intelligente, piattaforma delle comunità intelligenti) ha visto la luce, a causa anche di una governance poco chiara e che non permetteva di risolvere i problemi legati a interessi in conflitto tra i diversi attori coinvolti. L’intervento previsto dal decreto approvato in esame preliminare il 20 gennaio, in linea con la logica di semplificazione adottata dai decreti attuativi della riforma della PA, porta all’abrogazione di tutto ciò che non è stato realizzato.

L’impressione è che però, in questo modo, la rivisitazione delle politiche sulle comunità intelligenti, lasciando in vita la piattaforma delle comunità intelligenti e cancellando tutte le norme che davano significato alla sua presenza, abbia come risultato finale la cancellazione di una visione strategica (che aveva delle criticità indubbie), ma senza sostituirla con un’altra.

A livello normativo, per mantenere il senso di una previsione sulle smart city e le comunità intelligenti, dovrebbero essere elementi indispensabili almeno:

  • il superamento dell’elaborazione di una strategia in “solitario” da parte di Agid, istituendo una consulta multistakeholder (con Anci, Upi, regioni, associazioni cittadini, associazioni imprese) utile anche per integrare una governance dell’agenda digitale che secondo il decreto si identifica con il gruppo di quattro esperti della “conferenza permanente” (una sorta di struttura di missione molto simile a quella costituita dal governo Letta e poi cancellata);
  • il mantenimento per le amministrazioni dei vincoli e dell’importanza del rispetto degli obiettivi strategici, anche rispetto all’utilizzo dei fondi, UE e non, (es. PON Città Metropolitane);
  • il mantenimento di un utilizzo del monitoraggio finalizzato a obiettivi specifici, per identificare eventuali norme-azioni necessarie.

E adesso?

Adesso il punto è proprio sapere quale strategia si intende perseguire, con la scelta di abbandonare la logica in qualche modo “verticistica” del PNCI e dello Statuto. Ad esempio, bisognerebbe indicare su che indirizzi politici Agid “ definisce strategie e obiettivi, coordina il processo di attuazione [..] per il progresso delle comunità intelligenti ” come continua a prevedere l’art.20 del decreto del 2012.

Sono tante le domande a cui trovare risposta. Può farlo Agid da sola? E come si rapporta ad altre iniziative come quella della task force sulle Smart City costituita qualche mese fa dal Ministero dello Sviluppo Economico? In che modo può rapportarsi alle amministrazioni territoriali trattando di temi “politici”, come richiede una strategia sulle comunità intelligenti, che non è altro che una strategia di sviluppo sociale ed economica dei territori, di “ visione organica di riorganizzazione urbana” (come era anche indicato nei documenti Anci)? Oppure si intende tornare a trattare il tema come fosse di stretta natura tecnologica? Come sempre, per tutti i temi chiave della crescita digitale, la domanda principale è: possiamo permettercelo?

Per questo è necessaria una revisione del testo. E prima, una visione strategica.