Consolidare infrastrutture e applicazioni: buone pratiche per la PA - FPA

Consolidare infrastrutture e applicazioni: buone pratiche per la PA

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Un esempio di approccio congiunto, a livello infrastrutturale ed applicativo, è quello seguito dal sistema sanitario in Regione Lombardia, dove l’azione congiunta di Regione e di Lombardia Informatica ha previsto l’identificazione di un insieme di obiettivi e servizi candidabili che potessero essere messi a fattor comune fra differenti Enti sanitari della Regione

3 Maggio 2016

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Stefano Mainetti, direttore scientifico Osservatorio Cloud & ICT as a Service, Politecnico di Milano

La costruzione dei Sistemi Informativi all’interno delle Pubbliche Amministrazioni italiane ha tradizionalmente portato alla realizzazione di silos applicativi, isole di componenti software ed hardware dedicate al supporto di uno specifico insieme di attività. Questa situazione è prevalentemente dovuta a motivazioni di governance degli Enti ed alle modalità normate per la gestione degli acquisti delle Pubbliche Amministrazioni. Le funzionalità, intrinsecamente concepite e confinate all’interno del perimetro del silos in cui nascono e si evolvono, risultano prevalentemente disgiunte le une dalle altre o integrate mediante tecniche di scambio dati (Figura 1). Il vantaggio di questo approccio per silos è la possibilità di lasciare libertà alle singole funzioni organizzative, che possono aggiornare, sostituire o accrescere le proprie applicazioni software (oltre alla relativa infrastruttura hardware), con impatti relativamente contenuti sugli altri silos, grazie alla loro indipendenza.

In un contesto di supporto digitale crescente e trasversale alle attività della Pubblica Amministrazione, l’approccio basato sull’uso di isole applicative ha tuttavia mostrato i suoi limiti, rendendo necessari meccanismi di cooperazione applicativa e di scambio informativo strutturato e maggiormente connesso all’esecuzione dei processi trasversali degli Enti.

>Il tema sarà al centro del convegno “Dalla datacenter consolidation alla virtualizzazione, all’hybrid IT: il percorso verso l’efficienza e l’innovazione delle Pubbliche Amministrazioni” in programma il 24 maggio a #forumpa2016. Le iscrizioni sono aperte.

Ad ulteriore spinta verso un abbattimento delle barriere che tradizionalmente isolano i singoli silos applicativi vi è l’attuale il macro-fenomeno della digital transformation , che sottende il concetto di trasformazione radicale del modo di operare e fare impresa. Le isole vanno quindi significativamente ripensate in termini di apertura ed esposizione di servizi indipendenti ed integrabili da altri Sistemi Informativi, tanto interni all’organizzazione, quanto esterni.


Figura 1 – La strutturazione per silos applicativi e le prime forme di integrazione

In questo scenario è andato in questi ultimi anni ad innestarsi l’avvento prorompente del Cloud Computing, prevalentemente nelle sue modalità di Software as a Service (SaaS) ed Infrastructure as a Service (IaaS) [1]. Soprattutto le opportunità offerte dal secondo fenomeno hanno assunto un ruolo di catalizzatore nel percorso di evoluzione delle iniziative avviate negli ultimi anni di efficientamento della gestione delle infrastrutture computazionali mediante le tecniche di virtualizzazione dei server. E’ infatti risultato intuitivo comprendere come, una volta eliminato il vincolo di fisicità del server, fosse più agevole migrare le componenti computazionali disperse all’interno di uno o più Enti in un unico ambiente capace di operare mediante i principi del paradigma IaaS.

Questo primo passo di consolidamento infrastrutturale può inoltre portare a benefici connessi con un maggiore livello di sicurezza ed affidabilità, tema oggi chiave e particolarmente sentito per la Pubblica Amministrazione. Una gestione centralizzata dell’affidabilità e della sicurezza delle infrastrutture (e di riflesso, in parte, anche delle applicazioni sovrastanti) consente infatti di gestire e proteggere, mediante soluzioni centralizzate di backup e disaster recovery, gli asset ICT e le informazioni da essi gestite.

Ma il semplice consolidamento infrastrutturale, eseguito senza un adeguato ripensamento delle applicazioni ed una visione concertata fra le due prospettive, può portare ad ottenere non solo benefici minori di quanto auspicato, ma anche di aggravare ulteriormente voci di costo già significative. In effetti, la realizzazione di nuovi data center dotati di tecnologie IaaS offrono sicuramente miglioramenti in termini dei livelli di servizio infrastrutturali, ma richiedono investimenti e, per contro, i risparmi dovuti alle dismissioni dei data center attuali non sono immediatamente conseguibili. Viceversa, una visione sistemica del mutuo rapporto esistente fra consolidamento applicativo ed infrastrutturale può consentire l’ottenimento di vantaggi economici rilevanti, grazie al ruolo del Cloud Computing come fattore abilitante di questo duplice percorso. L’aggregazione dei data center porta ad un effettivo contenimento dei costi solo nel caso in cui si generi una reale riduzione degli spazi impiegati ed una riallocazione degli ambienti precedentemente occupati da silos infrastrutturali differenti, tecnologicamente obsoleti e gravati da costi di manutenzione elevati e da onerose attività di gestione.

I benefici teorici ottenibili con una riduzione dei costi abilitata dalla centralizzazione delle applicazioni e dei servizi a valore (fra cui i già citati servizi di gestione della sicurezza, backup e disaster recovery) sono però effettivamente raggiungibili solo nel caso in cui la razionalizzazione ed il consolidamento infrastrutturale siano mutuati da un consolidamento delle applicazioni (Figura 2). Fra i più rilevanti benefici teorici associati a questo percorso di consolidamento sono compresi: la riduzione della numerosità delle applicazioni in esercizio e dei contratti di manutenzione, il miglioramento della qualità delle informazioni (dati più confinati e spesso duplicati nei singoli silos), il miglioramento della qualità del patrimonio applicativo (grazie all’adozione delle migliori applicazioni, anche condivisibili fra più Enti), l’apertura di servizi di accesso alle informazioni e ai servizi applicativi offerti ad altri Enti e ai Cittadini. E’ facile comprendere come questi benefici siano ben più significativi di quelli ottenibili mediante il consolidamento infrastrutturale eseguito in modo indipendente. Ma l’ottenimento di questi benefici è decisamente più complesso, le decisioni chiave non posso limitarsi ai soli aspetti tecnologici, richiedono un cambiamento organizzativo significativo ed una diversa esecuzione delle attività degli Enti.

Questo percorso di trasformazione, se adeguatamente concepito ed implementato, porta inoltre a benefici non esclusivamente interni, ma anche rivolti alla prospettiva esterna dell’organizzazione. Un sistema così progettato può avere natura distribuita, ma essere allo stesso tempo fortemente integrato nelle sue singole componenti, favorendo simultaneamente, come detto, una maggiore accessibilità delle informazioni nei confronti dei cittadini. Forte dei principi di open data e sharing applicativo, il processo di consolidamento diventa dunque un passaggio chiave all’interno di un percorso di open government, nel quale la Pubblica Amministrazione può fare propria non solo la prospettiva software del fenomeno, ma anche le sue ricadute sull’organizzazione e le policy interne.


Figura 2 – La duplice evoluzione del consolidamento infrastrutturale ed applicativo

Il rapporto duplice fra consolidamento applicativo e infrastrutturale può, ad esempio, essere testimoniato dal caso della Pubblica Amministrazione nel settore sanitario, nel quale è evidente come crescenti livelli di beneficio siano concretamente ottenibili solo mediante un’azione di concerto fra le due prospettive applicativa ed infrastrutturale. Se, infatti, ad iniziative connesse con la sola virtualizzazione e centralizzazione delle infrastrutture (fra cui l’implementazione di un sistema di connettività regionale ed un trasferimento delle infrastrutture per la gestione delle server farm delle Aziende Sanitarie presso data center regionali) sono tipicamente connessi benefici economici chiaramente identificabili, un ordine di grandezza superiore di benefici è raggiungibile grazie ad un impatto su prospettive applicative e di processo. Fra queste, per la sanità in un dato ambito regionale, particolarmente rilevanti sono l’adozione di paradigmi di unified communication & collaboration, di document management, la gestione mediante shared services dei sistemi di gestione delle risorse umane o di ambiti applicativi specifici legati alla diagnosi e cura (ad esempio i sistemi PACS per la gestione delle immagini diagnostiche digitali).

Un esempio interessante di approccio congiunto, a livello infrastrutturale ed applicativo, è quello seguito dal sistema sanitario in Regione Lombardia, dove l’azione congiunta di Regione e di Lombardia Informatica ha previsto l’identificazione di un insieme di obiettivi e servizi candidabili che potessero essere messi a fattor comune fra differenti Enti sanitari della Regione. A fronte di ambiziosi obiettivi di miglioramento della qualità dei processi di diagnosi e cura, incremento di efficienza e semplificazione dei processi, armonizzazione dei comportamenti organizzativi, uniformazione delle soluzioni applicative e tecnologiche, la Regione Lombardia ha dunque identificato un insieme di ambiti candidabili per un’innovazione shared service-based, concretizzabile in un percorso duale, tanto applicativo, quanto infrastrutturale. Negli ambiti di maggiore apertura all’esterno, l’iniziativa è arrivata a delineare ambienti di microservices & API rivolti al mercato per la condivisione di servizi specifici e, potenzialmente, all’apertura di marketplace volti a raccogliere offerte di servizi applicativi predisposti dal mercato (Figura 2).

In questo contesto, gli insourcer centrali, così come quelli della Pubblica Amministrazione regionale, detengono un ruolo fondamentale per progettare e distribuire servizi. Un Ente attuatore caratterizzato da una chiara visione e leadership può porsi come guida del cambiamento, supportando la definizione e l’approvvigionamento degli shared service verso differenti Pubbliche Amministrazioni.

Questa visione può dunque riassumersi in un insieme di buone pratiche che sintetizzano il valore duale del percorso di consolidamento applicativo ed infrastrutturale delineato:

  • è fondamentale disporre di un’approfondita percezione del ruolo delle applicazioni all’interno dell’organizzazione (o delle organizzazioni che compongono un intero settore, come nel caso della sanità a livello regionale); la declinazione del percorso di consolidamento all’interno del perimetro aziendale (o dell’ecosistema di settore) è un requisito essenziale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
  • la visione di consolidamento deve abbracciare l’intero percorso di evoluzione applicativa ed infrastrutturale, garantendo che tutte le azioni intraprese siano coerenti con gli obiettivi prefissati;
  • il concetto di consolidamento in un singolo ambito (infrastrutturale o applicativo) deve abbracciare tutte le componenti che lo costituiscono: ad esempio il consolidamento infrastrutturale non riguarda esclusivamente la prospettiva di computing, ma anche la realtà del network aziendale e dello storage e della sicurezza dei dati;
  • il percorso di consolidamento deve valutare con il giusto distacco le soluzioni tecnologiche adottabili; non tutte le soluzioni risulteranno applicabili in tutti i contesti: è essenziale considerare l’eterogeneità delle tecnologie abilitanti e comprendere quali soluzioni siano maggiormente adatte ad ambiti specifici;
  • gli obiettivi prefissati possono essere ambiziosi e puntare benefici significativi, benefici che però non possono essere conseguiti in modo immediato in quanto connessi ad un significativo impatto organizzativo.


[1] La modalità Platform as a Service (PaaS), peraltro molto interessante e di grandi potenzialità, ha correttamente scontato un primo ritardo di adozione prevalentemente dovuto alla complessità e ai significativi impatti conseguenti l’adozione.