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Dagli attuali scenari alle prospettive per il nuovo anno, come cambia il procedimento digitale

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È pleonastico dire che dobbiamo procedere con l’attuazione a tappe forzate di programmi chiari, duraturi e condivisi dalla classe politica nel modo più ampio possibile. Le pubbliche amministrazioni devono abbandonare la mentalità dell’adempimento e della sanzione e passare a quella dell’opportunità di efficienza e della qualità del servizio

7 Dicembre 2016

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Giovanni Manca, presidente Associazione nazionale per operatori e responsabili della Conservazione Digitale

L’anno 2016 è stato molto ricco di novità nell’ambito della digitalizzazione. Sia in materia normativa, che organizzativa e a livello nazionale e internazionale. Con le sempre presenti polemiche a tutto campo.

Il 1 luglio 2016 è divenuto operativo il Regolamento (UE) n. 910/2014 in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale anche l’atteso Regolamento Europeo 679/2016 sul trattamento dei personali a livello europeo. L’entrata in vigore è nel maggio del 2018 ma già le strutture nazionali sono molto attive e i privati già partecipano a corsi di formazione ampiamente diffusi. Il decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179 ha novellato il Codice dell’amministrazione digitale e ha introdotto alcune specificità nel suo articolato, come ad esempio la nomina del Commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale e la sospensione dell’attuazione del procedimento completamente digitale prevista per il 12 agosto 2016. A metà marzo è partito il rilascio delle credenziali agli utenti del sistema SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Infine nel corso dell’anno si sono consolidati i progetti della Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), dei pagamenti elettronici (PagoPA) e del fascicolo sanitario elettronico (FSE).

Come al solito in tante novità luci e ombre. Qualche dettaglio in più è analizzato nel seguito. Successivamente qualche breve considerazione sul 2017, certamente anno di passaggio alla fase di attuazione. Continuare a fare piani, magari perfetti, non serve a nulla senza applicazioni pratiche e obiettivi deterministici soprattutto in termini temporali.

Questo articolo è uno degli approfondimenti raccolti nel FPA Annual Report 2016. La pubblicazione è gratuita, ma per scaricarla è necessario essere iscritti alla community di FPA. Scarica FPA Annual Report 2016.

Novità normative nel 2016

Per il nostro ordinamento la novità più importante in materia di digitale è stata l’immediata entrata in vigore del D.Lgs 179/2016 il 14 settembre (giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

Presentato come foriero di importanti novità in verità è, alla data di pubblicazione, bloccato dalla mancanza delle nuove regole tecniche (nuove nel senso che non ci sono). Queste incidono all’incirca al 50% delle previsioni dell’articolato del nuovo CAD. L’altro 50% dovrebbe essere aggiornato e meglio coordinato come stabilito dallo stesso Legislatore. Fuori dalla novella del CAD è stabilita la sospensione postuma dei termini per la digitalizzazione della PA (in scadenza il 12 agosto 2016) che ha creato stupore e incertezza nelle amministrazioni già adeguate e soddisfazione nei numerosi settori che si affidano alla proroga di turno (questa volta indicata, peraltro come una sospensione).

Delle novità del CAD si è scritto molto, con considerazioni positive, negative, dubbi e perplessità. Sul piano oggettivo si può dire che il testo presenta novità organizzative interessanti come il difensore civico per il digitale e il nuovo profilo per il dirigente responsabile per la transizione al digitale. Nei principi generali l’identità SPID è molto sostenuta ma desta perplessità la scelta di rendere facoltativo l’accesso ai servizi in rete tramite Carta Nazionale dei Servizi e nuova Carta d’Identità Elettronica. Soprattutto vista l’intensa distribuzione (decine di milioni) in corso di Tessere Sanitarie con CNS a bordo (TS-CNS). Nel CAD novellato troviamo la nuova formulazione del domicilio digitale cruciale per l’interazione digitale con i cittadini e le imprese.

Altresì importante la nuova formulazione delle regole del Sistema Pubblico di Connettività con l’aggiornamento dei concetti di interoperabilità e cooperazione applicativa, al fine di assicurare regole per la creazione del procedimento amministrativo digitale complesso ovvero per limitare al massimo l’interazione di dati tra cittadino e pubbliche amministrazioni, perché finalmente sono le amministrazioni in grado di scambiarsi direttamente i dati senza dover ricorrere all’input del cittadino utente.

Infine la novella del CAD ha aggiornato le previsioni in materia di sottoscrizioni digitali e documento informatico in coordinamento obbligatorio con il Regolamento 910/2014. Compaiono quindi nel nostro ordinamento, tra l’altro, i prestatori di servizi fiduciari, i servizi elettronici di recapito certificato e i sigilli elettronici.

L’aggiornamento doveroso delle regole tecniche (in particolare il DPCM 22 febbraio 2013) chiarirà i nuovi scenari che si possono sviluppare nei procedimenti digitali in chiave comunitaria.

I risultati ottenuti

I numeri di riferimento (ben aggiornati) sui risultati ottenuti in materia di crescita digitale sono disponibili sul sito di AgID.

Appaiono evidenti le difficoltà nel portare a regime il progetto dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente e la distanza tra le credenziali SPID rilasciate (poco meno di 300.000 ma in rapida crescita) e i numeri auspicati (tra le varie dichiarazioni almeno 3.000.000 entro l’anno).

Per quanto concerne l’organizzazione delle PPAA non si ha notizia di nuove nomine in linea con quanto stabilito nel nuovo vigente CAD. I processi di digitalizzazione proseguono in attesa che siano “aggiornate e coordinate le regole tecniche previste dall’articolo 71 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”. Questo dovrebbe avvenire entro il 14 gennaio 2017. Le amministrazioni comunque possono adeguarsi anteriormente. Comunque è ben noto che la facoltà nelle norme è pleonastica e di scarsa utilità. Ulteriori aspettative derivano dalla reiterazione dei meccanismi di incentivi e sanzioni previsti nell’articolo 60, del 179/2016 da coordinare con lo sviluppo da parte di AgID di uno specifico portale delle performance entro il 14 marzo 2017.

Il Commissario straordinario Diego Piacentini ha iniziato ad operare dando evidenza degli obiettivi di massima che intende raggiungere e provvedendo al riempimento delle caselle dell’organigramma della struttura coordinata che è denominata ufficialmente come team digitale. Gli sviluppi e le informazioni relative sono sul sito di scopo del Governo.

Prospettive per il 2017

Le non poche novità sintetizzate portano ad ipotizzare alcuni scenari del 2017 (al netto di una minima stabilità politica).

Per prima cosa tutti i certificatori accreditati per la firma digitale devono, entro il 1 luglio 2017, iscriversi all’elenco di fiducia tenuto da AgID come prestatori di servizi fiduciari per l’emissione di certificati digitali per la firma qualificata (o digitale). In questi profili il Legislatore nazionale deve valutare se far evolvere le norme sulla Posta Elettronica Certificata (PEC) nella direzione di quelle dei servizi fiduciari di recapito certificato. Sarebbe utilissimo che la PEC scomparisse per assorbimento nei servizi di natura comunitaria.

L’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana deve proseguire rapidamente prescindendo da disomogeneità e perplessità normative, operando su macro obiettivi deterministici e di chiara responsabilità. Il centro gravitazionale di questo nuovo ecosistema digitale sembra essere la cosiddetta “Italia Login” ovvero “il punto unico di accesso telematico” mediante il quale i soggetti ai quali si applica il CAD rendono fruibili i propri servizi in rete (art. 64-bis del CAD). Un sistema di tale complessità e ambizione può essere l’occasione per valutare gli impatti economici e organizzativi del nuovo trio paradigmatico Cloud, CED, procurement pubblico.

La voglia di standard e risparmi può portare alla deprimente scelta di grandi, pochi contratti aggiudicati al massimo ribasso. Ciò è da evitare per ovvi motivi, in un paese di PMI. Ovviamente l’ICT non è più una commodity da acquisire al minimo prezzo e a specifiche omogenee ma deve essere all’interno di precise strategie pluriennali dove le centrali acquisti operano in concertazione con le strategie stesse (dettate a normativa vigente da AgID).

Altri importanti commenti che è indispensabile citare sono ottimamente illustrati in un articolo del Prof. Alfonso Fuggetta.

Il quadro sintetico che se ne trae è realistico, oggettivo e propositivo in termini di necessità di nuovi approcci e riflessioni a 360° sul digitale.

Conclusioni

Dall’entrata in vigore del primo CAD il primo gennaio del 2006 si parla di migrazione al digitale, governo elettronico, agenda digitale e altro. Sembra che si parli dell’araba fenice “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa (cit.)”. Realisticamente il nuovo piano AgID non ci sarà prima di febbraio 2017; Italia Login ha dimensioni tali e previsioni di investimento tali da richiedere tempi decisamente medio–lunghi; insomma, siamo di fronte all’ennesima sensazione di annuncio o déjà vu teorico con la quale chi scrive convive da almeno un decennio.

È pleonastico dire che dobbiamo procedere con l’attuazione a tappe forzate di programmi chiari, duraturi e condivisi dalla classe politica nel modo più ampio possibile. Le pubbliche amministrazioni devono abbandonare la mentalità dell’adempimento e della sanzione e passare a quella dell’opportunità di efficienza e della qualità del servizio.

Ma pubblica amministrazione è tutto, il legislatore, lo stratega, l’organizzatore, l’attuatore e il personale tutto. Cambiare continuamente le regole (che alla fine sono le stesse riassemblate), brandeggiare sanzioni e promettere incentivi è già visto e non sorprende più. Abbiamo bisogno di risultati! E non è la prima volta che un articolo sul tema si conclude in tal modo.

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