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Gli otto pilastri digitali che rivoluzionano il nostro ruolo di cittadini

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e-Democracy, e-Consultation, e-Participation, Trasparenza e accountability, servizi di facile utilizzo, accessibilità, rete neutrale: un elenco – certo parziale e perfettibile – di quelli che dovrebbero essere i pilastri per trasformare in realtà l’utopia della Cittadinanza Digitale

22 Dicembre 2016

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Fiorella De Cindio e Andrea Trentini docenti di "Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo" presso il Dipartimento di Informatica "Giovanni Degli Antoni" di Milano

Con il 2016 che volge al termine sorge spontaneo domandarsi cosa è successo di significativo in questo anno. Quali eventi sono stati importanti, *nel bene e nel male*, per la lunga marcia verso la Cittadinanza Digitale?

Facciamo però prima un piccolo passo indietro. Per consentire la comprensione del nostro ragionamento, è opprtuno precisare che i problemi e le opportunità offerti dal connubio e dalla reciproca influenza fra la tecnologia (soprattutto informatica) e l’essere cittadini sono al centro del corso di “Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo”, attivato nel 2011 con l’obiettivo di formare gli studenti di Informatica del Dipartimento “Giovanni Degli Antoni” di Milano su queste tematiche tradizionalmente marginali in ambito informatico.

Nell’ambito del corso è stato definito un framework concettuale, una classificazione, che ci permette di catalogare, discernere e analizzare i concetti che spieghiamo durante il corso, ma ci consente anche di studiare (e a volte criticare) notizie, proposte e idee che arrivano dal mondo “analogico”.

Il framework, che abbiamo chiamato “Arcobaleno della Cittadinanza Digitale” consta di otto livelli: i quattro bassi sono “infrastrutturali” mentre i quattro superiori potremmo definirli “partecipativi”.

Ogni livello serve al compimento di quelli superiori e una completa e soddisfacente implementazione di tutti i livelli rappresenterebbe l’utopia definitiva della Cittadinanza Digitale.



Ecco i nostri suggerimenti, passibili di integrazioni, associati ai vari livelli, in senso decrescente:

Livello 7, e-Democracy: partecipazione digitale alla stesura/votazione delle leggi

I nuovi assessorati delle giunte recenti, “Assessore a Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data” (Milano) e “Assessorato Roma semplice” (Roma) promettono una dedizione alla partecipazione digitale attiva;

Livello 6, e-Consultation: ascoltare la cittadinanza su indirizzi di governo

Aumentano le iniziative di consultazione (le più recenti: Ambrogino d’oro a Milano, variazione di circolazione a Sesto S.G.) che ottengono partecipazione cittadina, pubblicità mediatica ed efficacia reale. E altrettanto interessante e importante la “proliferazione” (termine legato più ad un desiderio che alla realtà) dei bilanci partecipativi nei comuni italiani;

Livello 5, e-Participation, “social reporting/sharing”: la cittadinanza raccoglie, crea, fornisce informazioni/servizi sul territorio

Incomprensibile l’ostracismo verso i sistemi di ausilio alla “sharing economy” – si pensi alle guerre contro Uber e Airbnb;

Livello 4, Transparency, OpenData: Informare la cittadinanza su ciò che succede nella PA in modo che anche il singolo cittadino ne possa valutare l’operato (“accountability”)

Il FOIA (Freedom Of Information Act italiano, la recente mania di “inglesizzazione” ha colpito anche qui) ha preso vita quest’anno a integrazione/sostituzione della vecchia legge di “accesso agli atti” (l.241 del 1990). Dovrebbe prevedere il diritto per ogni cittadino di accedere alle informazioni in possesso della P.A., purtroppo contiene molte deroghe;

Livello 3, e-Services: i servizi tecnologici devono essere di facile utilizzo e dichiarare come trattano i dati raccolti (devono essere “etici”)

Ad esempio di come NON realizzare servizi online citiamo l’avviso della Regione Lazio a proposito dell’invio degli APE (Attestato di Prestazione Energetica): via PEC, ok, ottimo, ma… dalle 8 alle 18 dei giorni lavorativi?!? (testualmente: “Il professionista può trasmettere alla Regione Lazio copia dell’APE, tramite PEC, esclusivamente dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle 18.00, festivi esclusi.”)

Livello 2, Education: conoscenza e consapevolezza per poter utilizzare proficuamente e senza pericoli le tecnologie

Il 2016 più di ogni altro è stato l’anno delle bufale e degli ignoranti digitali che ci credono e le fanno girare ulteriormente, al punto da spingere Facebook a pensare di attivare un meccanismo di “fact checking” (e sarà interessante vedere come faranno a implementarlo proteggendosi da attacchi classici di “opinion steering”) sui post;

Livello 1, Access: accessibilità alla tecnologia e ai canali di comunicazione, per tutte le fasce di popolazione

Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), pur criticato a causa della non robustissima implementazione, dovrebbe permettere a tutti i cittadini l’accesso con “login” unica a molti servizi della P.A.;

Livello 0, The Network: la Rete, dovrebbe essere neutrale e non filtrata

Quando un regime vuole stringere la propria morsa sui cittadini cosa fa? Blocca o limita il funzionamento della Rete: è di questi giorni la notizia che Tor (sistema di navigazione ad alto livello di privacy, viene usato di solito dai “ribelli” – contro l’Impero! – per comunicare tra loro) è stato bloccato in Turchia.

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