Interoperable Europe Act: punti centrali e possibili impatti sui servizi pubblici dei Paesi UE

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La trasformazione digitale della PA è una delle priorità del decennio Digitale Europeo che termina nel 2030. Tuttavia, nonostante i servizi pubblici dei singoli stati stiano progressivamente diventando più digitali, il loro livello di interoperabilità sia interno alle singole organizzazioni-stati che transfrontaliero è insufficiente. Il recente Interoperable Europe Act vuole quindi dare una spinta a questo ambito fondamentale per la crescita digitale dell’Europa e del mercato unico europeo

13 Gennaio 2023

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Andrea Tironi

Project manager Digital Transformation, Consorzio.IT

Foto di JOHN TOWNER su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/p-rN-n6Miag

Il 30 novembre 2022 è stato proposto un nuovo “Interoperable Europe Act” dal Direttorato Generale per l’Informatica delle Commissione Europea. Proviamo a spiegare, in sintesi, come è nato, come si allaccia all’esistente, di cosa si tratta e quali possono essere gli impatti.

Come nasce l’atto e come si allaccia all’esistente

L’obiettivo principale della proposta è quello di migliorare il livello di interoperabilità tra i servizi della pubblica amministrazione erogati dai diversi paesi dell’Unione.

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione è una delle priorità più importanti del decennio Digitale Europeo che termina nel 2030 e per questo gli stati membri stanno investendo massicciamente nei servizi pubblici digitali. Tuttavia, nonostante i servizi dei singoli stati progressivamente stiano diventando più digitali, il loro livello di interoperabilità sia interno alle singole organizzazioni-stati che transfrontaliero è insufficiente.

L’impatto e i vantaggi dell’interoperabilità

L’interoperabilità permette alle organizzazioni di interagire, con mutui benefici. Ovvero permette di condividere informazioni e conoscenza tra le organizzazioni in relazione ai processi che queste supportano, mediante la condivisione di dati tra le proprie reti e sistemi informativi. I dati possono essere scambiati mediante protocolli informatici predefiniti e secondo profilazioni concordate, senza soluzione di continuità.

La pandemia Covid-19 (e in particolare la creazione del EU Digital COVID Certificate) ha messo in risalto come sia fondamentale avere soluzioni interoperabili che permettano ai cittadini dell’unione di esercitare i diritti di libero movimento, come previsto dai trattati.

L’impatto dell’interoperabilità si estende inoltre anche alla sfera commerciale: la sua assenza può diventare ostacolo per imprese piccole e medie, che senza interoperabilità rinunciano a ampliarsi in mercati esteri o si trovano schiacciate da burocrazie di diversi Paesi.

Infine, l’interoperabilità è importante anche dal punto di vista della cybersecurity, ovvero permette di incrociare informazioni tra PA europee in un periodo in cui le stesse sono tra i principali obiettivi dei cyber attacchi.

Ma gli aspetti non sono solo tecnici:

  • è importante che le leggi a cui sono sottoposte le entità governative nazionali non blocchino lo scambio di dati (legal interoperability);
  • va assicurato un buon coordinamento tra i diversi componenti del settore pubblico ad ogni livello di governo per evitare sovrapposizioni o processi di interoperabilità parziali, multipli o inefficienti (organization interoperability);
  • bisogna assicurare che il formato e il significato dei dati scambiati sia mantenuto correttamente e compreso correttamente (semantic interoperability).

L’interoperabilità è anche alla base del Digital Single Market, ovvero il mercato europeo dove beni e servizi possano muoversi liberamente, dove reti e servizi digitali possano prosperare e in cui il digitale sia al centro della crescita. Il DSM è uno dei 10 obiettivi dell’agenda politica Europea.

Gli stati stessi hanno chiesto che la commissione europea si esprimesse sul tema, alla luce delle implementazioni e regolamenti che si stanno sviluppando nel mercato europeo. In particolare si fa riferimento al Single Digital Gateway, (Regolamento (EU) 2018/1724 del Parlamento Europeo), che crea il sistema tecnologico attraverso il quale nel futuro gli stati membri si scambieranno informazioni su alcuni servizi definiti, e alla Digital IDentity (in futuro Digital Wallet) che crea un framework con l’obiettivo di rendere interoperabili le identità elettroniche nazionali e i relativi futuri data spaces.

Negli anni passati l’Europa si era già occupata del tema, riassunto nell’European Interoperability Framework (EIF) (2017). Lo sviluppo degli ultimi anni ha mostrato come questo approccio volontario allo scambio dei dati avesse dei limiti e più volte gli stati membri hanno chiesto un nuovo atto di indirizzo e azione per poter migliorare l’interoperabilità. In particolare gli interventi con richieste specifiche sono stati a Tallin (2017), Berlin (2020), Lisbona (2021) e Strasburgo (2022) e nell’evento Living-in.eu.

Interoperable Europe Act: di cosa si tratta

L’atto propone di introdurre uno strutturato framework di cooperazione tra gli Stati e in particolare tra le relative Pubbliche Amministrazioni, con i seguenti pilastri:

  • La creazione di un Interoperable Europe Board, compartecipato dagli stati membri e supportato da attori pubblici e privati, per lo sviluppo di un’agenda comune sul tema della cross-border interoperabilità.
  • Un portale Europeo (Interoperable Europe Portal) come piattaforma di riferimento per condividere e utilizzare soluzioni di interoperabilità. Si tratta quindi del riutilizzo di informazioni e soluzioni di interoperabilità a livello europeo.
  • Sandboxes legislative (spazi a legislazione semplificata) per promuovere la sperimentazione, permettere di apprendere skill e provare e scalare nuove soluzioni di interoperabilità
  • Assessment per valutare gli impatti dei cambiamenti nei sistemi IT in relazione a quanto definito.
  • Il coinvolgimento pubblico e privato in un ecosistema GovTech innovativo che faccia riferimento concettualmente ai principi #cittadinofirst e #interoperabilitàfirst.

Interoperable Europe Act: gli impatti

L’impatto previsto è di un risparmio tra 5,5 e 6,3 milioni di euro per i cittadini e tra 5,7 e 19,2 miliardi di euro per le imprese in relazione ai contatti con la Pubblica Amministrazione.

Il percorso verso la maggiore interoperabilità verrà finanziato con l’EU Digital Europe Programme (DIGITAL) che prevede fondi specifici per sviluppare e mantenere l’interoperabilità nel settore pubblico europeo, in particolare in riferimento a tool di assessment, semantica, vocabolari. DIGITAL renderà disponibili 130 milioni di euro tra il 2023 e 2027 per supportare quanto indicato nell’European Interoperability Act.

Conclusioni

L’interoperabilità è la base di ogni servizio digitale. Se pensiamo ai servizi che utilizziamo maggiormente (di ricerca di viaggi, di ricerca di prodotti, e così via) possiamo accorgerci di come l’interoperabilità sia la base per semplificare l’esperienza utente. Questo avviene sia quando l’utente sta cercando un’auto a noleggio, sia quando ha bisogno di un servizio di una PA, sia quando l’utente è un’azienda che vuole esportare il proprio business all’estero.

Le basi dell’interoperabilità sono quelle della comunicazione umana: un vocabolario condiviso (quante volte non capiamo un esperto del settore perché ci manca il suo vocabolario o lui ne abusa?), uno schema semantico (soggetto verbo predicato) e un protocollo di comunicazione (voce, testo, immagini, video …).

L’interoperability Act vuole mettere al centro questi aspetti, dando maggiore spinta ad un ambito fondamentale per la crescita digitale dell’Europa e del mercato unico europeo. E fa da “fratello maggiore di indirizzo” alla Piattaforma Nazionale Digitale Dati, la “nostra interoperabilità” nazionale, che grazie all’Avviso Misura 1.3.1 “Piattaforma Digitale Nazionale Dati – Comuni (Ottobre 2022)”, sta muovendo i primi passi.

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