Nuovo CAD, lo scetticismo del territorio: "rischia di restare lettera morta" - FPA

Nuovo CAD, lo scetticismo del territorio: “rischia di restare lettera morta”

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Le modifiche proposte razionalizzano le strutture di governance
centrali, ma eliminano o ignorano i ruoli di raccordo soprattutto per il
territorio che sono invece necessari per garantire “la messa a terra”
della strategia crescita digitale, soprattutto in una logica di
architettura a servizi

17 Febbraio 2016

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Andrea Nicolini, Cisis

Il decreto attuativo della Riforma PA che riguarda il nuovo CAD è stato emanato dal governo e come spesso succede in questi casi, quando le attese sono tante, il risultato finale non è pienamente soddisfacente.

In questi giorni anche le Regioni e Province Autonome, che al pari di Comuni e Province, dovranno esprimere il loro parere in Conferenza Unificata hanno esaminato il testo e maturato una propria posizione.

Come ha già ampiamente argomentato Ellio Gullo della Funzione Pubblica la delega al governo era per una modifica e non per una riscrittura, nonostante fosse evidente a tutti che il testo del codice richiedesse una vera e propria riscrittura per essere un vero codice organico e coerente, tuttavia la prima criticità rilevata è legata al processo scelto per la definizione delle modifiche. Proprio perché non vi era la possibilità di riscrivere, era opportuno e necessario seguire un percorso fortemente partecipato, come indicato da Flavia Marzano nel suo contributo, per apportare modifiche puntuali e contenute che potessero migliorare il quadro complessivo della norma.

Il testo proposto pur contenendo alcuni elementi di sicuro interesse e rappresentando quindi un passo avanti, non ha il coraggio di assecondare appieno le deleghe affidate dal parlamento, alcune anche innovative, e questo è un grande limite perché il CAD nell’ultimo decennio ha evidenziato alcuni difetti che ne hanno fortemente condizionato l’attuazione.

In particolare alcune deleghe evidenziavano chiaramente la comprensione da parte del parlamento di quali caratteristiche andavano migliorate per rendere il CAD attuabile, fra le altre riportiamo le deleghe alle lettere: i), l) e m).

i) razionalizzare gli strumenti di coordinamento e collaborazione delle amministrazioni pubbliche al fine di conseguire obiettivi di ottimizzazione della spesa nei processi di digitalizzazione favorendo l’uso di software open source, tenendo comunque conto di una valutazione tecnico-economica delle soluzioni disponibili, nonché obiettivi di risparmio energetico;

l) razionalizzare i meccanismi e le strutture deputati alla governance in materia di digitalizzazione, al fine di semplificare i processi decisionali;

m) semplificare le modalità di adozione delle regole tecniche e assicurare la neutralità tecnologica delle disposizioni del CAD, semplificando allo stesso tempo il CAD medesimo in modo che contenga esclusivamente princìpi di carattere generale;

Per le Regioni e Province Autonome assecondare le deleghe i) ed l) significa creare un forte raccordo fra i principi del CAD e le modifiche dell’ordinamento istituzionale in atto, individuando nelle istituzioni di raccordo territoriale (Regioni, Città metropolitane, aree vaste e unioni di comuni) soggetti che unitamente e con il coordinamento di AgID possono facilitare l’attuazione del codice nel territorio, sfruttando le community network, razionalizzando l’infrastrutturazione digitale necessaria alla transizione al digitale non tanto e non solo della PA, ma del sistema paese.

Le modifiche proposte razionalizzano le strutture di governance centrali, ma eliminano o ignorano i ruoli di raccordo soprattutto per il territorio che sono invece necessari per garantire “la messa a terra” della strategia crescita digitale, soprattutto in una logica di architettura a servizi e quindi cloud, che riduce le difficoltà per la realizzazione di servizi, ma aumenta di molto la complessità del loro corretto utilizzo da parte dei tanti fruitori (competenze digitali, cambiamento organizzativo, ecc.).

Analogamente la delega m) significa eliminare dal testo della norma primaria i contenuti di dettaglio tecnici a favore dell’enunciazione di principi chiari e neutri con il rimando a procedure semplici di emanazione ed aggiornamento delle specifiche tecniche.

Anche in questo caso le modifiche proposte in alcuni articoli assecondano la delega, ma in altri non solo non eliminano i dettagli tecnici, ma addirittura li aumentano, come nel caso della gestione documentale, peraltro in modo asimmetrico (ignorando la conservazione). Neppure le semplificazioni imposte dal raccordo con eIDAS, regolamento europeo, sono pienamente armonizzate, come altri hanno evidenziato e dettagliato. Del resto nemmeno la semplificazione delle procedure di emanazione delle specifiche tecniche è stata completata, considerando che tutte le regole tecniche sono rimandate ad un decreto concertato, che sappiamo ha tempi molto lunghi, ed è stata soppressa la commissione di coordinamento SPC che fra le altre aveva anche funzioni di approvazione di specifiche tecniche di SPC che in qualche modo permettevano tempi e modi rapidi soprattutto degli aggiornamenti, mentre per questa finalità sarebbe stato sufficiente attribuire tali funzioni al Comitato di Indirizzo di AgID.

Complessivamente il CAD novellato mostra ombre e luci, ma l’elemento più preoccupante è che non sembra rimuovere gli ostacoli principali ad una sua piena attuazione, rischiando di rimanere ancora lettera morta o quasi a lungo soprattutto sul territorio.