EDITORIALE

La PA crea valore pubblico… se è libera perché competente

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La PA, non dovunque certo, ma in molte sue parti si è drammaticamente impoverita di competenze proprio nei luoghi in cui ne avrebbe più bisogno: negli uffici tecnici, nella progettazione, nella capacità di negoziazione autorevole, nella contemperazione di interessi diversi verso il prevalere dell’interesse pubblico. Una riflessione in vista di FORUM PA 2019

24 Aprile 2019

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

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Un’alternativa esistenziale è ormai evidente nei singoli come nelle organizzazioni complesse e nella loro dirigenza: conoscere, aprirsi al nuovo, rischiando la pluralità e la dialettica, e scoprendo diverse ragioni e nuovi punti di vista, magari con l’open innovation, o organizzare le nostre fonti e le nostre strutture in modo da trovare e riconoscere sempre negli altri il nostro stesso pensiero? La scelta dovrebbe essere obbligata perché è la conoscenza e la competenza che ci fa liberi. Senza un dialogo empatico, che ci permetta di capire e di rispettare le differenze, rischiamo infatti continuamente la peste epistemologica del nostro tempo: quel confirmation bias, ossia quell’errore sistematico che accettiamo quando vediamo solo quello che vogliamo vedere, e che, come in una camera dell’eco, ci ripresenta ogni volta solo il già conosciuto, quello che già sappiamo e in cui già crediamo. Una echo chamber moltiplicata, come in un gioco degli specchi, dalla profilazione a cui i nostri gusti, i nostri pensieri, i nostri desideri sono sottoposti nella palestra dei social, che sono sì una potenziale agorà aperta, ma che rischiano sempre più di confermare invece di stimolare, di darci una facile ragione, invece di proporci un continuo esercizio della prova e della sperimentazione.

Se questo è vero nella nostra vita e nelle nostre esperienze, che spesso evitano, magari attraverso l’insulto, il rischio di scoprirsi in torto e cercano disperatamente solo verifiche del già conosciuto, è drammaticamente vero anche nelle amministrazioni pubbliche in cui, negli ultimi dieci anni, sono venute a mano a mano a rarefarsi, sino quasi a scomparire, quelle figure di alto profilo tecnico, quelle “autorità in materia” che potevano rispondere a qualsiasi ingerenza della politica con la sicurezza di chi sa cosa è possibile e cosa non lo è. Girando continuamente, come faccio da decenni, in tante amministrazioni questa carenza è evidente: la PA, non dovunque certo, ma in molte sue parti si è drammaticamente impoverita di competenze proprio nei luoghi in cui ne avrebbe più bisogno: negli uffici tecnici, nella progettazione, nella capacità di negoziazione autorevole, nella contemperazione di interessi diversi verso il prevalere dell’interesse pubblico.

Non siamo ingenui e sappiamo bene che nessun sapere è del tutto neutrale e che in molte discipline convivono approcci anche molto diversi – basti pensare alle correnti di pensiero che dividono gli economisti – ma in questi e in molti altri campi è necessario che sulle opinioni prevalga la competenza. Sull’informazione prevalga la formazione. Sull’intuizione estemporanea prevalga lo studio.

Tre sono gli ingredienti perché questa condizione necessaria d’indipendenza e libertà della PA, e quindi di tutti noi, torni ad essere fattore chiave per la qualità dell’azione pubblica: dapprima porre le condizioni perché i migliori siano attirati dall’impiego nell’amministrazione, che la vedano come un lavoro nobile che li porta a lavorare per il bene proprio unito al bene di tutti. Certo non ci riusciremo con una continua denigrazione, ma anche se non parlassimo altro che bene della PA, non ci riusciremmo se non creassimo un ecosistema realmente meritocratico, rispettoso del sapere, in cui ogni persona possa crescere e continuamente imparare.

Poi dobbiamo avere un grande rispetto dei reciproci ruoli: se è compito di un Ministro dettare le linee politiche e disegnare le visioni di lungo periodo che sono state scelte dagli elettori, non è suo compito individuare i mezzi, definire le azioni, dettare le minute regole a meno di non trovarci nel ridicolo di chi vuole fare insieme il ministro, l’architetto, il direttore dei lavori e chissà che altri mestieri. Non circondarsi di sapere tecnico e non fidarsi crea infatti degli ambienti asfittici, delle piccole Versailles in miniatura, in cui la verità dipende sempre e solo dallo sguardo del sovrano.

Infine, abbiamo bisogno come il pane di aprire le porte e le finestre delle amministrazioni per fare entrare opinioni diverse, partecipazione degli stakeholders e dei cittadini, esperienze delle migliori amministrazioni al mondo, magari facendocele raccontare dalle imprese che le hanno aiutate sulla strada dell’innovazione, manager privati in una continua osmosi senza sensi d’inferiorità, ma anche senza preclusioni ideologiche. Insomma abbiamo bisogno di una azione pubblica evidence based, come il sapere medico, anch’esso, e non per caso, ora così sottovalutato.

Se faremo tutto questo allora potremo anche ridiscutere il perimetro di un’amministrazione, che necessariamente deve meglio definire quali sono i suoi compiti core e quali quelli belt, di cintura, che possiamo anche utilmente conferire al mercato. Ma proprio quando questo campo d’azione sarà meglio chiarito, quando daremo il giusto spazio all’iniziativa privata, proprio allora avremo più bisogno di saperi (non di poteri) forti all’interno dell’amministrazione che sappiano tenere ferma la barra del timone. Con questo spirito di rispetto delle competenze e di ricerca del nuovo, da trent’anni FORUM PA si propone come luogo di scoperta, di ricerca, di confronto e quindi come antidoto ai luoghi comuni. Anche questa prossima edizione del trentennale, che si aprirà alla Nuvola il 14 maggio, si propone proprio di investigare con coraggio cosa sia ora il “valore pubblico” che la PA deve contribuire a creare e come può farlo senza ripercorrere stancamente sentieri già segnati, ma aprendosi con coraggio a nuove prospettive.

Lo facciamo ospitando tutti gli attori in gioco: certo la politica di Governo, mai così presente, ma anche l’opposizione, i vertici amministrativi, i ricercatori e gli innovatori, la cittadinanza organizzata, i giovani che trent’anni fa, quando mettevamo in piedi il primo FORUM PA, non erano ancora nati, ma che ora erediteranno la Terra e con essa i suoi guai e avranno il compito di ripensare una politica e un’amministrazione in grado di metterci rimedio.

IL CONVEGNO

Verso una strategia nazionale sulle competenze dei dipendenti pubblici

A partire dalle finalità e dalla struttura del Syllabus, l’incontro vuole essere un’occasione di confronto con i responsabili delle risorse umane, della formazione, della transizione digitale delle PA, ma anche con tutti i dipendenti pubblici e i cittadini a vario titolo interessati al tema delle competenze digitali.

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