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Quante sono le donne nei posti chiave delle Regioni e degli Enti locali? Le abbiamo contate ed ecco risultati e classifiche, assieme ad una proposta per valorizzare le eccellenze.

21 Settembre 2010

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

Quante sono le donne nei posti chiave delle Regioni e degli Enti locali? Le abbiamo contate ed ecco risultati e classifiche, assieme ad una proposta per valorizzare le eccellenze.

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A distanza di pochi mesi dall’ultimo aggiornamento del maggio scorso il nostro “Osservatorio Donne nella PA[1] ha completato, dopo gli effetti della tornata elettorale, la rilevazione sulla presenza femminile nei posti apicali politici ed amministrativi delle Regioni e degli Enti locali.
La situazione non è migliorata, anzi come vedremo per certi versi è peggiorata. Ma noi non ci scoraggiamo e con tenacia cerchiamo di contribuire a una battaglia per le pari opportunità che, considerata ormai da tanti quasi scontata, è invece lungi dall’essere vinta.
Questo è lo scenario in cui l’Osservatorio DONNE nella PA – promosso da FORUM PA, da futuro@lfemminile e da INAIL – promuove un call aperto a tutte le Pubbliche Amministrazioni finalizzato a raccogliere, valorizzare e divulgare azioni concrete volte da un lato a favorire, al proprio interno, attraverso strumenti di flessibilità, lo sviluppo professionale delle donne; dall’altro a sostenere, verso l’esterno, attraverso strumenti di semplificazione burocratica, la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.
Tutte le Pubbliche Amministrazioni (ministeri, enti centrali, regioni, autonomie locali e funzionali) possono partecipare segnalando progetti realizzati, in fase di start up o ancora in fase embrionale. Finalità del call è di raccogliere e mettere in condivisione un patrimonio di iniziative concrete, di esperienze, di idee e di realizzazioni che possano essere utilmente replicate anche in altri contesti.

Il tema scelto per l’edizione 2010 della nostra indagine sui buoni esempi è “flessibilità e nuove tecnologie: la moderna gestione delle risorse umane”. 
Ricerche e analisi a livello Europeo confermano la nostra convinzione di quanto la tecnologia, più delle leggi, stia riuscendo a spingere l’universo femminile verso quella parità culturale troppo spesso rinviata. Ma allo stesso tempo la tecnologia, da sola, non può operare efficacemente se non sostenuta da politiche del personale estremamente flessibili, in grado di cogliere e di gestire le variabili culturali, organizzative e soggettive portate dalle donne all’interno delle organizzazioni. L’universo pubblico ci propone ancora criteri di gestione che fanno generalmente riferimento a un modello di carriera tradizionale, privo di interruzioni, più lontano dall’esperienza del lavoro femminile; le qualità attese e premiate sono generalmente quelle tipiche del management al maschile; gli assessment center sono per lo più basati su profili costruiti sulle caratteristiche di manager uomini. Al contrario, sappiamo che esistono e puntiamo ad individuare le centinaia di organizzazioni che capitalizzano pienamente il potenziale di più di metà delle loro popolazioni e che stanno allocando bene le risorse per non sprecare le loro opportunità soprattutto in una visione orientata al futuro.

Il CALL apre oggi e chiuderà il 10 ottobre p.v. : aspettiamo i vostri progetti e speriamo che questa attività riesca a sollevarci il morale che i numeri rilevati invece ci hanno depresso: infatti, come accennavamo, non solo siamo ben lontani dalla sufficienza, ma la situazione invece di migliorare pare, almeno per alcuni aspetti, peggiorare.

I dati che vi sottoponiamo in quattro tabelle di sintesi parlano da soli:

  • Comuni: se poniamo l’asticella della sufficienza stentata a quel 25% di donne che persino l’Afghanistan prevede per legge nel suo Parlamento, siamo decisamente sotto sia nei Consigli comunali (con uno scandaloso 11,86% di media e un massimo a Forlì poco sopra il 36% e ben 23 comuni con meno del 5% di consiglieri comunali donne), sia nelle Giunte comunali (17,8% di media e ben 6 città importanti come Cagliari, Catania, Lecce, Siracusa, Olbia e Vibo Valentia che hanno giunte con assessori solo uomini), sia, ed è molto grave, nella dirigenza amministrativa apicale (con un 20,4% di media e ben 47 comuni, ossia il 42% del totale, dove non c’è neanche un dirigente generale donna).
    Abbiamo costruito poi una classifica generale sulla base delle percentuali ponderate[2] delle donne nei consigli, nelle giunte e nella dirigenza di prima e seconda fascia, tenendo anche nella dovuta considerazione le figure di vertice (sindaco e presidente del consiglio comunale). Il Comune più “rosa” è Genova seguito da Vercelli, Padova, Rimini e due province sarde: Oristano e Medio Campidano (comune di Villacidro); il comune maglia nera è la “nordista” Treviso, che non ha neanche un assessore né un dirigente apicale donna, preceduta da Potenza, Viterbo, Olbia e Avellino.
  • Città metropolitane: restringendo l’indagine alle 14 città metropolitane (Bologna non è considerata in quanto attualmente commissariata) la situazione non è molto migliore, anche se qui abbiamo tre dei sei sindaci donna dei capoluoghi. Dopo Genova, prima anche in questa classifica ristretta, troviamo Napoli (favorita da avere un sindaco donna), Firenze e Milano. Tra le ultime quattro tre sono città del Sud: Cagliari, Catania e Reggio Calabria, ma ecco anche Venezia. La Capitale è a mezza classifica con un ottavo posto tra quattordici che certo non è di grande soddisfazione.
  • Province: situazione leggermente migliore nelle province che con Trieste raggiungono un punteggio in centesimi di 63,5. Restano impressionanti i numeri delle amministrazioni provinciali che hanno giunte solo maschili (20) o che non hanno neanche una donna nei vertici apicali (56). Nella classifica dopo Trieste abbiamo nei primi posti Ferrara, Prato, Reggio Emilia e Modena, mentre in coda come maglia nera ecco Avellino immediatamente preceduta da Agrigento, Viterbo (che guarda caso stava messa assai male anche come amministrazione comunale), Messina, ma poi anche la ricca Pordenone.
  • Regioni: nelle Regioni il numero delle donne in giunta cresce al 22,1% anche se sempre basso rimane quello delle consigliere regionali, evidentemente le quote rosa nelle liste e nei listini non sono servite a molto se le donne a sedere nelle assemblee sono solo l’11,4%.
    La regione più “rosa” è l’Umbria con una Presidente, un terzo di donne in giunta e il 44% di dirigenti apicali al femminile, segue un’altra regione con una Presidente donna come il Lazio e poi il Piemonte, l’Emilia-Romagna e la Toscana. Chiudono la classifica il Molise preceduto da Calabria e dalle insospettabili Veneto e Lombardia.

SINTESI DELLE CLASSIFICHE 

Regioni:
Le più “rosa”….
Le “maglie nere”
1.      Umbria (punti 47,35)
21. Molise (punti 8,21)
2.      Lazio (punti 40,75)
20. Calabria (punti 13,29)
3.      Piemonte (punti 34,18)
19. Veneto (punti 13,51)
4.      Emilia-Romagna (punti 33,51)
18. Lombardia (punti 14,85)
5.      Toscana (punti 31,09)
17. Sicilia (punti 16,40)
 
Province:
Le più “rosa”….
Le “maglie nere”
1.      Trieste (p. 63,50)
105. Avellino (p. 1,85)
2.      Ferrara (p. 60,39)
104. Agrigento (p. 2,87)
3.      Prato (p. 55,18)
103. Viterbo (p. 3,83)
4.      Reggio Emilia (p. 55,15)
102. Messina (p. 4,42)
5.      Modena (p. 46,39)
101. Pordenone (p. 4,61)
 
Città metropolitane:
Le più “rosa”….
Le “maglie nere”
1.      Genova (p. 48,09)
14. Cagliari (p. 11,37)
2.      Napoli (p. 34,68)
13. Catania (p. 14,23)
3.      Firenze (p. 30,95)
12. Venezia (p. 14,60)
4.      Milano (p. 29,47)
11. Reggio Calabria (p. 15,81)
5.      Torino (p. 24,43)
10. Messina (p. 17,44)
 
Comuni capoluogo:
I più “rosa”….
Le “maglie nere”
1.      Genova (p.48,09)
113. Treviso (p. 3,80)
2.      Vercelli (p. 47,22)
112. Potenza (p. 3,95)
3.      Villacidro (p. 46,18)
111. Viterbo (p. 4,16)
4.      Padova (p. 43,49)
110. Olbia (p. 5,00)
5.      Rimini (p. 42,36)
109. Avellino (p. 5,68)


[1] già nel 2006 nasce l’ Osservatorio Donne nella PA promosso da futuro@lfemminile, iniziativa di Social Responsability di Microsoft per le donne, e da FORUM PA, cui hanno aderito come partner Acer e INAIL. Obiettivo dell’iniziativa è valorizzare la presenza e il ruolo professionale delle donne nella Pubblica Amministrazione attraverso l’uso delle tecnologie.
[2] La formula usata è (1d+2c+3D+4A+1S+0,5P)=P, ove d= percentuale dei dirigenti non apicali donne; c= percentuale dei consiglieri comunali donne; D= percentuale dei dirigenti apicali donne; A= percentuale degli assessori donne; S=sindaco o Presidente Giunta donna; P=presidente del consiglio comunale/regionale/provinciale donna. I punteggi P sono stati poi riportati in centesimi moltiplicandoli per 100 e dividendoli per il massimo punteggio ottenibile (9,5). Si tratta, come per ogni ponderazione, di una valutazione opinabile, anche se sorretta da una metodologia corretta. Mettiamo comunque a disposizione le tabelle e i dati in modo che ciascuno possa verificare le posizioni di ogni Ente rispetto a tutte le variabili considerate

 

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