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Ex malo bonum? Come trarre del bene dall’ennesima crisi di Governo

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Con questo motto cristiano Sant’Agostino ci invitava a considerare come dal male assoluto – la condanna, la tortura e la crocifissione di un innocente –  potesse venire un bene universale. Molto più umilmente mi chiedo, in questa serata di sconcerto, se dall’ennesima transizione di Governo senza elezioni, e quindi decisa all’interno della politica politicante, si possa trarre qualche beneficio. Comincio dai dati. Non ci troviamo affatto di fronte ad un’anomalia: dei 61 Governi che si sono succeduti nella Repubblica (durata media  di poco più di un anno) 44 non sono immediatamente derivati da elezioni politiche. Al limite possiamo dire che si ritorna al passato, quando i cambi, gli sgambetti e i rimescolamenti nella stessa legislatura erano la norma. 
Ciò detto, spinto da un’inguaribile perversione che mi spinge all’ottimismo, cerco di capire quali cose dovrei vedere per dire che alla fine ne è valsa la pena

14 Febbraio 2014

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Carlo Mochi Sismondi

Con questo motto cristiano Sant’Agostino ci invitava a considerare come dal male assoluto – la condanna, la tortura e la crocifissione di un innocente –  potesse venire un bene universale. Molto più umilmente mi chiedo, in questa serata di sconcerto, se dall’ennesima transizione di Governo senza elezioni, e quindi decisa all’interno della politica politicante, si possa trarre qualche beneficio. Comincio dai dati. Non ci troviamo affatto di fronte ad un’anomalia: dei 61 Governi che si sono succeduti nella Repubblica (durata media di poco più di un anno) 44 non sono immediatamente derivati da elezioni politiche. Al limite possiamo dire che si ritorna al passato, quando i cambi, gli sgambetti e i rimescolamenti nella stessa legislatura erano la norma. 

Ciò detto, spinto da un’inguaribile perversione che mi spinge all’ottimismo, cerco di capire quali cose dovrei vedere per dire che alla fine ne è valsa la pena. Il mio elenco è breve: tre desideri difensivi e cinque panorami di innovazione.

  1. Prima raccomandazione: per favore caro nuovo Governo non ricominciare da capo. Ci sono una serie di buoni provvedimenti in itinere e di buone politiche cominciate e non finite. Riprendiamo da lì, magari per far di più e di meglio, ma senza sprecare. Non ce lo possiamo permettere.

  2. Poi, ti prego, non dare spazio ai gufi. A quelli che hanno sempre detto che i Ministri passano e gli "intoccabili" restano, che le riforme, a cominciare dalla valutazione, sono cose che tanto basta aspettare che passino. Di gufi ne conosco un esercito, magari questa volta cerchiamo altrove i collaboratori.

  3. Infine un ultimo no. Non banalizzare la revisione della spesa: è una cosa seria, ma la PA non è una mucca da mungere, richiede soprattutto un ripensamento radicale dei perimetri e delle funzioni, non di "affamare la bestia".

  4. Come prima raccomandazione positiva di consiglio di ripensare la governance dell’innovazione: così com’è ora non funziona. L’Agenda digitale è stata riportata sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio, ma in una forma così ingarbugliata e confusa che è arduo distinguere tra piani, progetti, staff, line, consiglieri e responsabili. Non è difficile far meglio, ad esempio con un sottosegretario alla Presidenza che abbia la responsabilità politica dell’attuazione. Ce ne sono tanti bravi nello staff del nuovo Presidente in pectore: io prenderei uno che ha fatto già bene sul territorio, magari come assessore all’innovazione, e ha mostrato con i fatti che la digitalizzazione è possibile.

  5. Va poi ripreso con coraggio il compito di scongelare la PA. Quel che si deve fare lo sappiamo: più giovani e professionalità nuove, più mobilità, più accompagnamenti all’uscita, meno dirigenti e con incarichi a termine, meno progressioni automatiche, chiudere la forbice salariale tra i vertici apicali e gli impiegati, rilancio dei processi di valutazione, soprattutto organizzativa, e dei benchmark (ossia dei confronti tra amministrazioni omogenee).

  6. Questo paese deve imparare a fare scelte coraggiose: non possiamo fare tutto né salvare tutto, come l’affaire Alitalia insegna, bisogna puntare sulle imprese innovative, non solo le mitiche e pur necessarie start-up, sulle eccellenze e sulle filiere che ci vedono competitivi perché basate sulla qualità e sul contesto abilitante e non sul costo della manodopera. La nostra politica per l’occupazione e per le imprese sia coraggiosa e focalizzata: la tentazione degli interventi a pioggia non è mai passata.

  7. Tutto questo è nulla però se non c’è trasparenza, partecipazione e collaborazione. Su questo non dico nulla perché abbiamo già detto tutto, ma senza i principi dell’Open Government noi cittadini non ci fidiamo, ma se non si rimettono le basi per la costruzione della fiducia non si investe, non si immagina il futuro, non si sogna. E, ripeto per la millesima volta, la crisi di speranza è molto peggio della crisi finanziaria

  8. Infine una necessità semplice e chiara: non sprecare neanche un euro della programmazione europa 2014-2020. Ma per l’obiettivo 100% non bastano le dichiarazioni né i documenti: è necessaria una coerente azione di "policy design" che si basi su principi già definiti (le sette raccomandazioni di Fabrizio Barca sono validissime), ma non molli la presa.

Basteranno poche settimane per capire se questa sarà la strada intrapresa, altrimenti rischiamo che il balletto dei posti diventi un tragico ballo di gala sul ponte del Titanic. Noi, per quel che possiamo fare, siamo dalla parte della speranza e dell’azione positiva, ma non siamo né ingenui né accomodanti e con tutte le nostre forze vigileremo, pungoleremo, diremo la nostra. 

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